Annibale, e mettiamo le mani avanti

A Catanzaro, al Museo militare, una bella mostra sulla caricatura internazionale nella Prima guerra mondiale: complimenti alla Provincia, presidente Bruno, e a Calabria in armi, generale Martinello. Vistatela.

A Crotone si tiene una mostra su Annibale in “Calabria”, e spero di poterla visitare. E siccome già sento nell’aria volare qualche bufala alata; e prima che qualcuno sostenga che Annibale era il cugino di Ulisse e pigli soldi per dirlo; e che gli elefanti erano tutti templari, faccio il mio mestiere di storico, sulla scorta di Polibio, Livio, Appiano e vari altri. Sarò breve:

– Annibale, dopo le Alpi, arrivò, nel 218 aC, con tre soli elefanti; due morirono subito, uno poco dopo di malaria.
– Sconfitti ripetutamente i Romani, culminando con la grande battaglia di Canne, da quel 216 Annibale si aggirò per l’Italia Meridionale, non più affrontato in campo aperto ma tenuto a bada. Intanto Fabio Massimo riprendeva Taranto, Claudio Marcello sottometteva Siracusa; la flotta romana dominava il mare, se anche i Cartaginesi avessero avuto voglia di aiutare Annibale; una repentina spedizione stroncava l’alleanza di questi con Filippo V re di Macedonia; e Asdrubale, fratello di Annibale, veniva sconfitto e ucciso da Livio Salinatore e Claudio Nerone.
– I popoli italici si erano schierati con Annibale contro Roma, ma, uno dopo l’altro (Livio ricorda Consentia Aufugum Bergae Baesidiae Ocriculum Lymphaeum Argentanum Clampetia; fu presa d’assalto Blanda), tornarono a miti consigli, tranne i Bruzi e alcuni contingenti di guerrieri irriducibili. Non gli restava se non quello che qui per comodità chiamiamo Bruzio.
– La presenza dei Cartaginesi suscitò una ripresa delle vecchissime contese civili e di ceto nelle città greche, in particolare a Locri e Crotone, dove i nobili stavano con Roma e la plebe contro. Livio racconta con molti particolari le vicende di Crotone.
– Annibale pose un suo accampamento, che, divenuta una città, in latino si chiamerà Castra Hannibalis, poi Anival: il suo esercito era in gran parte composto di cavalleria, e gli occorrevano grandi spazi con un centro direzionale. Poche sono le tracce archeologiche sicure, e fa fede la Tabula Peutingeriana, assieme agli Itineraria: dovrebbe trovarsi tra l’Alli e il Tacina e Crotone.
– Da Castra Hannibalis, una grande strada conduceva a Scolacium e da lì a Vibo Valentia: altri tempi, ragazzi, altre Trasversali!
– Tra i vari movimenti, nel 205 Annibale distrusse Terina, che non sarà più ricostruita; tre volte, per mantenere Locri, passò lungo lo Ionio, quindi anche qui da noi.
– Locri infine tornò a Roma; ma Pleminio la oppresse tanto da venire processato e condannato dal senato.
– Si svolsero combattimenti tra Cartaginesi e diversi condottieri romani, tra cui quel Fabio Pittore che poi, per incarico del senato, scriverà in greco una storia di Roma. Troviamo anche lo stesso Claudio Marcello, ma la sua morte in una inopinata scaramuccia si deve collocare in Lucania, e non a “Sainaru”, che vuol dire di saggina e non sanguinario.
– Tuttavia non possiamo dimenticare che una località di Monte Covello di Girifalco si chiama “u siettu e Marcellu”: “siettu” > “saeptum”, recinto. Meriterebbe un’indagine seria. Anche Marcellinara ci dice qualcosa.
– Piuttosto in ozio, Annibale si diede a scrivere le sue memorie in greco, lingua che aveva appreso dallo spartano Sosilo, suo consigliere militare. Polibio attesta di averle lette in tavole di bronzo affisse nel tempio di Era Lacinia: “Noi, infatti, avendo trovato nel Lacinio questa scrittura in bronzo postavi da Annibale nel tempo in cui si aggirava per i luoghi d’Italia, abbiamo ritenuto che fosse in ogni modo degno di fede”. Peccato sia andata perduta! Anche in vecchiaia, il condottiero deluso scrisse opere storiografiche.
– Intanto Scipione, superando le resistenze politiche di Catone, preparava, sull’esempio di Agatocle e di Regolo, l’attacco all’Africa. Vinti i Cartaginesi, impose loro che richiamassero Annibale dall’Italia.
– Gli ultimi giorni sono violenti. Per imbarcare i circa 12,15.000 uomini, vennero costruite navi con i boschi dell’interno. Le città costiere furono sottoposte all’attacco dei Cartaginesi: alcune resistettero, altre subirono il saccheggio. Sarà accaduto anche a Poliporto?
– Gli Italici e Bruzi che si rifiutarono di seguire Annibale in Africa furono attirati in una trappola nel recinto sacro di Era, e sterminati; ma almeno duemila, secondo Livio, combatterono a Zama.
– Qui si accenna alla vessatissima questione dei Bruzi fatti schiavi pubblici (Bruttiani), di cui parlano Appiano e Gellio, e che, secondo una cocente calunnia, avrebbero persino crocifisso Cristo! Parlare male della “Calabria” è uno svago antichissimo!
– Scipione non impedì la navigazione di Annibale: per le sue finalità politiche, doveva batterlo in campo, e sotto gli occhi del mondo, o diciamo a favore di telecamere!!! La grande vittoria di Zama gli assicurò il titolo di Africano.

Molti anni dopo, i due s’incntrarono nella città neutrale di Efeso; e, a cena, chiacchierano di arte militare. Alla domanda chi fossero i più grandi condottieri, Annibale rispose: “Primo Alessandro, secondo Pirro, terzo io”. Scipione, indispettito: “E se io non ti avessi sconfitto?”, e Annibale: “Allora mi considererei il primo”.
Il realtà Annibale, come Pirro, era un grande tattico, ma non altrettanto grande stratega. Che la guerra sia il proseguimento della politica con altri mezzi, come insegna Clausewitz, lo aveva capito molto meglio Scipione.
Fanciulli, questa è storia: mi spiace per Ulisse templare! Per saperne di più, leggete il mio saggio in Quaderni Siberenensi, che qui ho solo epitomato.

Ulderico Nisticò

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