Antimafia, bufalaro e saprofagi

ulderico Il procuratore capo di Locri, dottor d’Alessio, è un uomo di grande buon senso, da come si è comportato nel caso del bufalaro antimafia dello Sporting, Ferdinando Armeni. A costui ha fatto capire bello chiaro quanto segue: archivierà la pratica, perché se si va a processo passa un guaio grosso, ai limiti del reato di procurato allarme sociale. Stia dunque zitto, e si contenti di aver fatto solo la figura del bugiardo.

 Ricapitoliamo. A Locri c’è una squadra femminile di calcio a cinque; l’allora presidente, l’Armeni, va dicendo di aver ricevuto minacce orali e scritte e gomme sgonfiate, e che intende dimettersi; molla la squadra e la rogna al sindaco, che, altro uomo di buon senso, trova un nuovo assetto societario. Da quel momento, niente minacce e niente di niente; le fanciulle continuano serene a giocare. La Procura afferma che non fu vero niente.

 Io credo che i magistrati locresi siano mossi da un altro lodevole proposito, che è di mettere a tacere la buffa vicenda, prima che piombino su Locri e sulla Calabria tutte le solite orde di saprofagi, che in casi del genere ingrassano a mongolfiera.

 Cosa sono i saprofagi? Etimologia: radice greca “phag”, mangiare; e verbo “sepomai”, corrompere. Sono quegli animali che si nutrono di carogne e ogni altro genere di roba marcia.

 Esempio. Non appena il bufalaro Armeni ha dichiarato le false minacce, si scatenarono torme di piagnoni e antimafia: quel diffuso mestiere che in Calabria sta dando tanto da vivere, e pubblicare libri, e girare film; insomma, segue cena.

 Uscì subito un pezzo su Repubblica che, senza manco sapere dove sta Locri, sentenziò che la mafia, essendo misogina (sempre greco, “misos”, odio; “gynè”, donna), voleva costringere le ragazze a stare in casa con il chador invece di giocare a pallone. Che gliele potesse fregare alla mafia di cosa facciano cinque signorinelle, resta un mistero; come, dice il procuratore, l’immagine di un mafioso che trascorre un’oretta a sgonfiare (puf, puf, puf… ) le gomme.

 In quella che allora non si chiamava la Locride, a Siderno, la felice memoria di mia madre giocava, nella Casa del fascio, a pallone a undici su campo vero; e la tradizione sidernese continuò anche senza fascio. Nessuno trovò mai da ridire, tranne Repubblica.

 Del resto, sapete come fece carriera quella rispettabile signora della Chaouqui, oggi sotto processo vaticano? Vomitando sul Corriere delle sera ingiurie contro le donne calabresi.

 È ora di finirla. La lotta alla mafia è una cosa seria, e di tutto ha bisogno tranne che di attrici (già, la Canale rubava i soldini antimafia!), saltimbanchi, predicatori, imbonitori e loro zaraffi, eccetera. E tanto meno di bufalari come Armeni. E finirla con quelli che sputano addosso alla Calabria quando non ce n’è motivo. Quando sì, picchiamo: ma a questo penso io!

 E ancora lode alla signorile saggezza del procuratore d’Alessio.

Ulderico Nisticò

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