Antonietta Vincenzo annuncia il suo nuovo romanzo “Il raccoglitore di foglie”

 Antonietta Vincenzo, la penna più raffinata dell’attuale panorama letterario, annuncia il suo nuovo romanzo “Il raccoglitore di foglie”, prossimamente in libreria 

“Cinque fratellini letterari in attesa del sesto in arrivo”. Con questo post apparso giorni fa su face-book, Antonietta Vincenzo, nota scrittrice soveratese che vive da anni a Lamezia Terme, annuncia la prossima pubblicazione del suo nuovo romanzo “Il raccoglitore di foglie”, edito da Gigliotti. “Questo libro- svela Antonietta Vincenzo- scritto in contemporanea con l’ultimo romanzo già pubblicato nei mesi scorsi, è lo specchio di una società senza emozioni, che nasconde atroci segreti. Un viaggio nell’abisso umano, dentro il lato oscuro delle persone”.

L’estro letterario e la varietà dei temi, impreziositi dal fascino dell’introspezione psicologica e da uno stile narrativo raffinato e intrigante, sono il segreto del successo che Antonietta Vincenzo ha riscosso sia da parte dei lettori che della critica di settore.
Ripercorriamo i tratti salienti dell’opera della Vincenzo, giunta al suo sesto romanzo e coautrice di altri quattro libri di divulgazione scientifica (Giochi matemagici, Esplorando l’infinito, SOS matematica, Scienza e letteratura).

Su Confiteor, così scrive il critico Pasquale Allegro nel Blog “La misura delle nuvole”.
“Un romanzo che ha tutta l’aria di voler essere un romanzo storico, ma con quell’avvenenza con cui i romanzi raccontano di un periodo quello che il periodo non riesce a dire, perché cosa vuoi che importi ad un solone da biblioteca che tale don Umberto, prete di provincia particolarmente incline ad assecondare vizi e desideri, è stato forse il motore silente di una pagina di una piccola storia?
Questo per dire che i romanzi di storia e fantasia come “Confiteor” – e quanto in lungo e in largo qui questa fantasia abbia viaggiato non c’è dato sapere – restituiscono personaggi nei loro profili, e luoghi nei loro passaggi, in vicissitudini periferiche e geografie dell’anima che andrebbero attraversate, approfondite, esplorate.

Così Antonietta Vincenzo, insegnante di Scienze Naturali e Matematiche, ha delineato il suo percorso narrativo ricreando spazi a lei non proprio naturaliter, ma come in un gioco di parole ha tracciato poeticamente linee e lineamenti, scelte e biografie che hanno concorso a determinare un atteggiamento di drammaturgia al femminile, ma in modo così soave da non attenersi all’illusione di poter fondare il vero”

I temi di “Confiteor”, dall’amicizia alla seduzione in carne e spirito, sembrano dei dipinti su tela. Un’impressione che Allegro ha ben rappresentato nella sua recensione: “La vita, in termini blandi, la vita che suda e si sporca, di campagna e di carbone; e tutto fa da sfondo giallo ocra come in un frame immortalato dei ’40: lo scenario sotto i passi di Don Umberto, un prete diverso dagli altri (…). Se la storia rinvia a un immaginario classico, per il ricercato estetismo che trionfa nel sottoporre i luoghi all’occhio prezioso dello scrittore, in seducenti descrizioni di dannunziana memoria o nella consuetudine del Manzoni più disimpegnato, come quando “il sole reso più timido dal sopravanzare della stagione, proiettava ombre che andavano divenendo sempre più lunghe e malinconiche”, di natura in natura la penna della Vincenzo si scopre anche pittura, con la pagina stesa come dipinto al sole, le impressioni a ruzzolare tra i corsi e i ricorsi di ore e di fiumi, così come “in un rumoroso rincorrersi, le acque sobbalzavano dai piccoli dislivelli delle rocce appuntite formando, nel cadere, allegre spumeggianti cascatelle, il cui tonfo echeggiava nelle valli circostanti”.

Secondo Daniela Rabbia, “Confiteor è un romanzo capace di creare uno spazio descrittivo che fa incrociare l’interiorità dell’uomo con il racconto attento del contesto di ambientazione. Una storia che nasce dalla fantasia dell’autrice, ma, inevitabilmente ispirata alla vita reale, da cui trae forza e spessore per far sì che dalla carta fuoriesca la carne, dal blu dell’inchiostro il cielo, dalle parole l’umanità più piena e vibrante”.
Felicita è considerata da molti appassionati di lettura l’opera prima di Antonietta Vincenzo, per il suo notevole valore storico e letterario.
Il romanzo è ambientato nella società patriarcale del Sud del primo Novecento. Felicita, la protagonista, si muove in un ambiente fortemente maschilista, prevaricatore e spesso anche violento, subendone le conseguenze. La storia di Felicità ha offerto lo spunto per affrontare alcuni temi legati all’ universo femminile. In particolare, è stato analizzato il percorso psicologico della protagonista, Felicita, la quale, dopo un percorso esistenziale difficile e sofferto, conquista la consapevolezza della propria dignità di donna.

L’ autrice si sofferma, in particolare, sul modo in cui Felicita, donna fragile e ingenua, riesce dolorosamente a maturare, attraverso le esperienze dei propri figli. E, sempre “attraverso gli occhi dei figli- ha detto- Felicita vive la guerra, la Grande guerra che sconvolse il destino di tanti uomini.
Definito “un capolavoro letterario” dalla giornalista Maria Scaramuzzino, “Felicita” è considerato dai critici un’opera pregevole anche dal punto di vista storico, per il modo in cui gli eventi realmente accaduti si intrecciano con quelli fantastici.
“Solitamente- osserva la professoressa Maria Palazzo- nei romanzi c’è soltanto fantasia, invece in questo romanzo ci sono fantasia, realtà e storia. C’è la macrostoria di un popolo raccontata attraverso la microstoria di una famiglia”.

Lo storico Ulderico Nisticò, che in diversi convegni ha menzionato Felicita a proposito del progresso sociale avvenuto in Calabria con lo sviluppo della ferrovia, evidenzia come in questo romanzo “viene colto un momento della nostra storia locale, in cui sono accaduti degli avvenimenti, come la nazionalizzazione delle ferrovie, che hanno improvvisamente e totalmente modificato la visione della vita e del mondo. La vicenda narrata è emblematica dell’enorme progresso sociale che ha vissuto chi è passato dalla condizione di contadino a quella di impiegato statale. Il lavoro in ferrovia ha trasformato una famiglia, facendola crescere di livello”.
Con “La sponda del fiume” si conclude una trilogia a sfondo storico che copre, con le vicende narrate, tutto il Novecento, con i suoi conflitti, i suoi cambiamenti, le sue ideologie.

“Sulla sponda del fiume” ha come protagoniste Titti e Giovannella. Titti, donna ribelle e anticonformista, mette sotto accusa i comportamenti delle persone a lei più vicine. Sulla sponda opposta, Giovannella donna molto bella, ma fondamentalmente vuota ed egocentrica, difende l’affetto morboso che la lega al suo gemello Gigi. Un rapporto conflittuale unisce e divide le due donne. I personaggi del romanzo, delineati dalla Vincenzo con uno stile narrativo fortemente introspettivo, si muovono in un contesto sociale politico e culturale compreso tra il periodo post-bellico e i nostri giorni. La riforma agraria, l’esistenzialismo, la rivolta studentesca del 68 che fanno da sfondo al racconto, sono testimonianze e ricordi personali dell’autrice, che li ha vissuti in prima persona.

La carriera letteraria di Antonietta Vincenzo, segnata da diverse partecipazioni a convegni, seminari e rassegne culturali come il Maggio dei Libri, è stata omaggiata con una targa d’argento dal maestro orafo Enzo Riverso, ambasciatore in Italia della migliore tradizione orafa calabrese
Dalla storia all’archeologia, vista in chiave onirica, in un vagheggiare tra scienza e sogno.
Tra i flutti della bassa marea si svolge all’interno di un museo archeologico, dove la protagonista, Valentina, cerca gli spunti per sviluppare la tesi in archeologia. A farle da guida è Lucio, giovane archeologo, alle prese con un passato avvolto nel mistero, che egli vorrebbe scoprire anche con l’aiuto di Valentina. La ragazza si viene così a trovare coinvolta in una serie di situazioni che sfuggono al suo controllo razionale.

Il sito Lameziaterme.it definisce Antonietta Vincenzo una delle scrittrici più creative e raffinate dell’attuale panorama letterario, riportando il racconto della stessa Vincenzo, che svela com’è nata l’idea di raccontare un museo in un romanzo: “casualmente- dice- durante una visita al museo archeologico di Lamezia, che mi ha incantato con il suo fascino, il fascino di un passato millenario, a me sconosciuto. Lungo il percorso, la presenza di due scheletri, uno accanto all’altra, così vicini da sembrare abbracciati, mi ha fatto scattare la molla della fantasia. Per una forma di gratitudine, ho voluto dedicare il libro al Museo, che è stata la mia fonte di ispirazione”.

Pasquale Allegro così spiega il valore letterario dell’opera: “La vicenda di due giovani, una alle prese con un futuro da costruire e l’altro con un passato da ricomporre. Ognuno di loro, pagina dopo pagina, illuminerà il proprio lato oscuro, farà i conti con esso. Così ci si trova a ripercorrere la vita di Lucio, a indagare la dimensione emotiva del dolore e della fragilità davanti a una realtà ridotta a vividi ricordi che tornano a fare visita. Due esseri inquieti, alla ricerca di verità e amore, affascinati dalla bellezza del cammino”.
Inquietudine e desiderio di libertà, che si rifrangono in una gamma di sfaccettature psicologiche e sfumature emotive, sono temi palpitanti nelle pagine di “L’imprevedibile all’improvviso”, il penultimo romanzo di Antonietta Vincenzo, scritto in un momento particolarmente critico della sua vita.

Mentre nella stanza di un appartamento il tempo scandisce i ritmi rallentati di un’esistenza che volge alla sua conclusione, nel resto della casa, invece, la vita continua. Due famiglie dalle diverse tradizioni, musulmana l’una, occidentale l’altra, sono costrette a condividere gli stessi spazi e a confrontarsi quotidianamente nel tentativo di superare pregiudizi e incomprensioni. La questione islamica e la difficile convivenza tra due culture contrapposte sono il tema principale dell’opera, intorno al quale ruotano stati d’animo, riflessioni, sentimenti, ricordi, desideri. L’esistenza umana, ridotta allo stato vegetativo, che volge alla sua conclusione, è un motivo che smuove una serie di interrogativi esistenziali. Al centro delle vicende, Martino è uno spettatore quasi inerme, ma non per questo meno travolto da dubbi e incertezze, sempre teso alla spasmodica ricerca di risposte e soluzioni.

“Con il suo ultimo lavoro – dice la giornalista Lina Latelli Nucifero – l’autrice dà prova di una vena narrativa feconda e inesauribile, degna di una scrittrice del terzo Millennio capace di reggere il confronto con gli scrittori contemporanei. La sua narrazione non fa una piega e, pur non essendo legata a schemi precostituiti o a correnti letterarie ben definite, al di là dello spazio e del tempo, può trovare una felice collocazione sia in un’epoca remota o recente e quindi in qualsiasi età essendo i temi affrontati attuali e universali. L’imprevedibile all’improvviso è un romanzo apparentemente facile, nella sua cordiale trasparenza, ma in effetti racchiude una realtà complessa proprio nella semplicità con cui ascolta e soffre gli interrogativi più alti che l’uomo inarrestabilmente si pone sulle ragioni e il senso della vita in divenire, sulla misura e dismisura della vita e del suo destino. I personaggi sono unici, irrepetibili, inconfondibili, con una propria identità sempre diversa e indimenticabile”.

Ma è soprattutto per la profonda stima dei lettori, che Antonietta Vincenzo è considerata una delle penne più amate del momento. “Racconti incantevoli – scrive di lei Angela Caminiti- Le descrizioni sono intense, sembra di assistere in prima persona alla vita dei protagonisti”.
Una ricchezza per la comunità locale, che le ha tributato un omaggio attraverso l’associazione Cespes (Centro studi pedagogia sociale) di Lamezia Terme. L’associazione, presieduta da Carolina Caruso, assegnato uno dei 5 premi P.A.L.M.E. (premio al merito) ad Antonietta Vincenzo, “naturalista e scrittrice, per l’impegno culturale, il valore letterario, la fantasia e la profondità dei temi proposti nei suoi libri”.