In queste ore osservo come a Catanzaro si sia aperto un dibattito sull’idea di creare una zona pedonale nel centro cittadino. Si tratta di una proposta che, nel corso dei decenni (a memoria di chi scrive), è stata presentata a più riprese, registrando momenti in cui sembrava potesse concretizzarsi, ma che alla fine si è tradotta in un nulla di fatto.
È vero che potrebbe rivelarsi un’opportunità per il capoluogo, ma le osservazioni da fare spero non si limitino a obiettivi di breve-medio periodo, bensì abbiano un orizzonte più lungo. Qualche catanzarese, per sostenere le ragioni di una chiusura delle arterie, ha preso a modello Soverato.
Una tentazione legittima, ma credo fuorviante, se si pensa alla diversità del tessuto urbano e alle caratteristiche delle due cittadine, soprattutto nella prospettiva della mobilità interna ed esterna. Qualche mese fa avevo scritto qualcosa sulla mobilità a Soverato, ma avevo subito cestinato il pezzo.
Mi capita spesso, da quando per mancanza di tempo sebbene non abbia appeso la penna al chiodo, ho preferito temi più legati a una sorta di “disimpegno” che all’impegno giornalistico. Trattandosi dunque di un tema delicato, non avrei voluto che sembrasse una riflessione locale sullo stile di un editoriale destinato a finire nelle solite dietrologie.
Tiro fuori il pezzo dal cassetto: al lettore catanzarese magari potrebbe interessare quando pensa a Soverato. Con una sola precisazione per i soveratesi: non ho mai contestato, anzi spesso ho condiviso, la chiusura delle arterie della città di Soverato, ma nell’ultimo periodo ho cominciato a guardarla con sospetto.
Avere decine di migliaia di visitatori o di residenti d’estate ma scendere progressivamente nel numero degli abitanti, come i dati del censimento mostrano, è un aspetto da non trascurare, soprattutto quando l’insuperabile campanilismo di ogni realtà locale ci blocca nel pensare a una grande conurbazione e alla nascita di una grande città con la fusione di più comuni contermini, come in passato prospettavo quando preferivo l’impegno al disimpegno giornalistico. f.g.
Soverato: demografia in calo e sfide di mobilità
In premessa a questa riflessione, mi preme sottolineare ai pochi e pazienti lettori che vorranno arrivare in fondo a quanto scritto che eventuali interpretazioni che possano attribuire alla chiusura delle arterie urbane una diretta ed esclusiva responsabilità della flessione demografica che ha subito nel corso dei decenni Soverato sono decisamente infondate.
Tuttavia, penso non sia da trascurare un dibattito che intrecci con maggiore consapevolezza la questione della mobilità urbana e le sue interazioni con l’ambito extraurbano.
Fino a questo momento, prevale l’impressione che tale tematica sia stata relegata a un ambito esclusivamente interno, forse a causa di un autocompiacimento ingiustificato che parte dall’assunto che l’attrattiva della città di Soverato sia un dato immutabile.
La decisione di limitare l’accesso veicolare in determinate aree della città, che nel corso degli ultimi decenni è stata un continuum, seppur intrapresa con l’intento lodevole di rivitalizzare il centro urbano e promuovere forme di aggregazione più sostenibili, ha generato una serie di effetti collaterali (positivi e negativi) che meritano un’attenta valutazione.
La trasformazione del tessuto commerciale della cittadina ionica, evidenziata dalla proliferazione di esercizi dedicati al divertimento giovanile quali nuovi bar, pizzerie e locali notturni, rappresenta una faccia della medaglia.
Tale dinamismo, se da un lato ha indubbiamente contribuito a infondere nuova vita in certe zone della città, dall’altro ha portato alla marginalizzazione di attività commerciali tradizionali, che hanno trovato maggiori difficoltà a competere con l’ascesa dei centri commerciali.
La chiusura delle strade, dunque, pur fungendo da catalizzatore per una certa tipologia di sviluppo economico, ha simultaneamente eroso la diversità commerciale che caratterizza un tessuto urbano equilibrato e multifunzionale. Parallelamente, il calo demografico registrato negli ultimi tre decenni, da oltre 10.000 a meno di 8.500 residenti, è un dato che non va trascurato.
Sebbene tale fenomeno possa essere attribuito a una pluralità di fattori, tra cui il calo della natalità in primis, variazioni economiche e cambiamenti nelle preferenze abitative, non è corretto escludere che la riduzione dell’accessibilità veicolare possa avere contribuito a rendere Soverato meno attrattiva, sia come luogo di residenza che come destinazione commerciale.
Questo trend demografico contrasta con l’evoluzione di centri limitrofi quali Montepaone e Davoli, dove si è verificato un incremento della popolazione, suggerendo l’importanza di una strategia di mobilità urbana che favorisca l’inclusività e la connettività.
L’ammodernamento della strada statale 106 negli anni ’90, che ha deviato il flusso di traffico evitando Soverato, accentua ulteriormente la necessità di ripensare la viabilità della città. La modifica delle rotte di transito principali, se da un lato ha migliorato la sicurezza stradale e ridotto l’inquinamento nel centro urbano, dall’altro ha diminuito la visibilità e l’accessibilità di Soverato per chi proviene dal nord e dal sud della Calabria, limitando potenzialmente le opportunità economiche derivanti dal passaggio turistico e commerciale. In questo scenario, è necessario che la riflessione sulle politiche urbane trascenda l’orizzonte di breve termine, per abbracciare una visione più comprensiva delle dinamiche a lungo termine.
Gli amministratori, mossi da buona fede nel perseguire l’obiettivo di migliorare la qualità della vita urbana, sono tuttavia chiamati a valutare con maggiore attenzione le ripercussioni delle loro scelte sul tessuto socio-economico e demografico della città.
Una serena e approfondita riflessione sulle decisioni prese in materia di chiusura stradale, così come la progettazione di un sistema di trasporto pubblico efficiente e l’integrazione di infrastrutture per la mobilità sostenibile, rappresentano passi fondamentali verso la creazione di una viabilità urbana che non isoli Soverato, ma ne faccia un polo attrattivo e facilmente raggiungibile.
Soverato, come ogni comunità che si rispetti, merita una strategia di mobilità urbana che non la rinchiuda in se stessa, ma che la renda facilmente raggiungibile, che invogli a entrarvi, a scoprirne le bellezze, a investirvi. Non si tratta di negare l’importanza delle zone pedonali o di sminuire il valore di un centro città più vivibile e più verde.
Si tratta, piuttosto, di trovare un equilibrio, di considerare che le strade di una città non sono solo arterie per il traffico veicolare, ma anche e soprattutto vie di comunicazione tra la città stessa e il mondo esterno.
Diventa dunque indispensabile un dialogo costruttivo tra amministratori, cittadini e stakeholder, termine quest’ultimo ormai familiare anche al linguaggio scolastico, per delineare strategie di sviluppo urbane che concilino le esigenze di vivibilità, sostenibilità ambientale e vitalità economica, garantendo così il benessere a lungo termine della comunità.
Fabio Guarna – Soverato News