Armine Harutyunyan e mio nonno

 È una modella di origine armena, che ha suscitato reazioni di pubblico per le sue fattezze, e un volto molto diverso dal tipo femminile proposto, e imposto, negli ultimi decenni: la donna bionda e di stampo anglosassone. Qui urgono delle riflessioni:

  • I canoni della bellezza femminile sono cambiati mille volte nei secoli; in latino “formosa” vuol dire semplicemente bella;
  • Le statue greche di Afrodite sono ben note, e non fatemi entrare nei particolari anatomici;
  • Le nobildonne medioevali dovevano essere bianche, tanto da mettere una perla in fronte per far risaltare il maggior candore della pelle (Par. III);
  • La Venere del Botticelli ha sì un volto diciamo così nordico, ma è pienotta di corpo, e tutt’altro che magra e, dal busto in giù, non è longilinea;
  • La donna settecentesca è formosa e intraprendente; quella romantica, evanescente;
  • Negli anni 1950-70 le dive sono prosperose alla Loren, Lollobrigida, Cardinale, Pampanini, Mangano… e scusate le omissioni; e famose straniere; nota importante: erano anche validissime attrici, non bambolone di quelle che suppliscono con l’epidermide al nulla artistico!
  • Perciò, che Armine sia o no bella, è molto soggettivo: a me piace.

  Armine Harutyunyan è armena, e questo ci porta ad altre considerazioni:

  • La sua avvenenza è propria delle antichissime stirpi dell’Anatolia e dell’Egeo, un crogiolo di popoli, in gran parte di lingua indoeuropea.
  • Vi narro un episodio sorprendente, che accadde ai primi del XX secolo agli archeologi inglesi, quando, nel cuore dell’attuale Turchia, cercavano tracce degli Ittiti o Khassiti, popolazione appena nota per citazioni indirette; e trovarono delle tavolette in caratteri babilonesi, che sulle prime ritennero l’ennesimo documento mesopotamico, ma, leggendo, ebbero la sorpresa di trovare che, parlandosi di acqua, l’acqua in quella lingua era wadar come water; e con tanto di declinazione molto simile a greco e latino… pure irregolare come ydor: wadar, wadanas, wadani… ! E chi legge l’Iliade, ha l’impressione che i Greci e i Troiani, tra una battaglia e l’altra, si capissero a parole; tranne solo i Cari, che sono “barbaròphonoi”; e i Sinti, ma che sono nell’Odissea.
  • Qualsiasi mosaico romeo (bizantino) mostra donne molto simili ad Armine. E se devo immaginare Teodora o Irene o Anna Comnena, mi viene in mente proprio lei, Armine; e non altri canoni. E sempre una bellezza severa, maestosa, composta, venerabile.
  • La grande dinastia detta Macedone era in realtà armena: vi appartengono Niceforo Foca che liberò la Calabria dai Saraceni nell’888, e suo nipote l’imperatore Niceforo II, cui si deve l’organizzazione del kastellia, i nostri borghi collinari..
  • L’armeno fu la seconda lingua dell’Impero, usata anche come lingua diplomatica. L’alfabeto armeno è tra i più foneticamente precisi.
  • Gli Armeni sono cattolici, con una Chiesa e riti autonomi, ma fedeli a Roma.
  • La loro storia è molto travagliata, fino al terribile massacro ad opera dei Turchi. Gli Armeni sfuggiti alla morte costituirono solide comunità; tra i più celebri, il cardinale Krikor Bedros XV Agagianian (1895-1971), cardinale e patriarca cattolico, vicino ad essere eletto papa; il cantante, e vero poeta, Aznavour.
  • Oggi l’Armenia è una piccola Repubblica indipendente, gelosa della sua identità.
  • Numerose sono le tracce armene nella lunga storia del Meridione d’Italia sotto l’Impero d’Oriente. Documenti in armeno sono conservati a Bari. Secondo alcuni, Melo di Bari, il ribelle che si dichiarava longobardo e assoldò i primi Normanni, era un armeno. Colonie di Armeni sono ipotizzate in Calabria.
  • Da Neocesarea, oggi turca ma allora cristiana e armena, vennero le cinque arche di piombo che, navigando miracolosamente, condussero le Reliquie di san Bartolomeo Apostolo a Lipari, donde i Longobardi le condussero a Benevento; dei ss. Luciano e Pupieno in Sicilia; e in Calabria, di s. Agazio e s. Gregorio Taumaturgo a Squillace e Stalettì.

 Lasciatemi dunque ammirare Armine Harutyunyan, con cui abbiamo molto in comune.

 Nelle foto: Armine; Cleopatra, di stirpe macedone; la regina dei Goti e imperatrice romana Galla Placidia, di stirpe illirica; Teodora; l’imperatrice regnante Irene; e, al maschile, mio nonno Ulderico in una foto del 1924.

Ulderico Nisticò