
Dea Artemide
Ognuno ha le sue deformazioni professionali. Le mie, di natura filologica, almeno non fanno male. Fa male a me sentire che la missione navale internazionale del Mar Rosso, nata come Aspìdes, scudi (ἀσπίδες, in greco anche moderno) diventa Àspides, che sarebbero serpenti in latino; e, nella stessa trasmissione, Aspìdes e Àspides, a piacimento.
Ecco un esempio di mia deformazione, e siccome è mia, me la tengo. E non basta, se mi tocca sentire un giorno Àrtemis e un giorno Artèmis. La dea si chiama in greco Ἄρτεμις, e l’accusativo è Ἄρτεμιν (si trova, per curiosa eccezione, anche Ἀρτέμιδα, però non credo che tale notizia sia mai giunta alle orecchie dei lettori di tg). L’omologa latina è Diana.
Che dea era Artemide, e cosa c’entra nell’aprile del 2026? È una dea dalle molte attribuzioni, o, probabilmente, un caso di polyonymia o di fusione tra divinità, come il fratello Febo/Apollo. Artemide è dea della caccia con l’arco (o anche, forse, Diktynna, della caccia con le reti), e come tale vive nelle selve assieme a molte ninfe; e sono tutte illibatissime, tranne quando accadde il caso di Atteone, che vide, per caso, nuda Artemide, e fu punito, trasformato in cervo e sbranato dai suoi cani: il crudele mito è rappresentato nel Parco della reggia di Caserta.
La caccia ci porta a tempi mitici, quando gli eroi come Ercole liberano la Grecia da idre, cinghiali, tori, leoni… che poi spariranno, e con essi anche gli eroi (e anche gli dei), che in età degli uomini sono inutili, anzi ingombranti e dannosi.
Artemide è crudele, e le si attribuivano le morti improvvise delle donne, come a Febo quelle dei maschi. Per vendicare la madre Latona offesa da Niobe, i due uccisero i quattordici figli di lei.
Artemide è anche Ecate, dea dei morti e di tutto ciò che è oscuro e arcano e magico.
Infine, e qui veniamo al 2026, Artemide è anche la Luna. Qualcuno, alla NASA, è di cultura classica, come del resto tutto il mondo anglosassone dal XVIII secolo, e ha chiamato Àrtemis la spedizione spaziale. E non Artèmis. Anche la navicella si chiama Orione, come un mitologico cacciatore poi divenuto stella.
E noi, cosa abbiamo a che vedere con Artemide? I Latini chiamavano Artemide/Diana la dea Trivia, dalle tre attribuzioni. Si diceva che regnasse sui trivi, dove si svolgevano misteriosi culti notturni di donne: “triviis ululata per urbes”, canta Virgilio.
Ebbene, e proprio per questo, i trivi, dove s’incontrano tre strade, divennero nel Medioevo luoghi demoniaci. Per difendersi dal Maligno, si diffuse una sacralizzazione del paesaggio, con la costruzione di chiese; o, più spesso, di piccole edicole (diminutivo di aedes, tempio) con icone di Santi, che, infatti, troviamo nei trivi.
Ulderico Nisticò