Vi tocca una citazione letteraria, questa volta manzoniana. “Ho imparato a non mettermi nei tumulti”, conclude Renzo. E invece io fin dai primi miei passi ho seguito la regola che, visto un tumulto, mi c’infilo.
E siccome sento odore di conflitto, e ritengo, con Solone, che un cittadino il quale, in caso di scontri civili, resti neutrale, debba essere condannato; e infine vi ricordo che Dante mette persino fuori dall’Inferno gli ignavi “sciaurati che mai non fur vivi”, morti anche prima di defungere; insomma, mi eccita il dibattito, e lo attizzo. Sarò breve.
1. Voterò sììììììììììììììììììììììììììììì.
2. Lo dichiaro, senza nascondermi dietro la “privacy”.
3. È una mia decisione, giacché io non ho tessera di partito dal 31 dicembre 1994, quando Fini, con la complicità di tantissimi “nella più perfetta malafede”, annientò il MSI-DN e fece la fallimentare AN.
4. Voterò sì senza essere mafioso o massone (né dritto né “deviato”), o delinquente, e senza avere procedimenti a carico. L’unica volta che mi processarono fu per una buffa e patetica denunzia dell’allora sindaco Mancini, finita con un PROSCIOGLIMENTO, su richiesta del PM di turno. Volete sapere chi era il PM di casuale turno? De Magistris ancora in servizio!
5. Ho scritto e detto molte volte che la riforma serve a riportare i magistrati a fare i magistrati e non i salvatori del pianeta e gli educatori dei fanciulli eccetera. Devono semplicemente fare i magistrati. Se io chiamo un idraulico, non mi deve spiegare la filosofia di Talete sull’acqua; deve ripararmi il guasto.
6. I magistrati possono avere, e manifestare (possibilmente, con stile e in buona lingua italiana) delle ideologie, ma sotto l’ombrellone durante le ferie, non quando indossano la toga.
7. La riforma dei magistrati, secondo me, è solo l’inizio della riforma delle leggi, che sono migliaia e vagano e vengono usate secondo le simpatie.
8. È naturale, e anche (ma andiamo cauti) lecito schierarsi per il sì o per il no. Fermi lì: chi va oltre, supera i limiti del civile dibattito.
9. Nota importante: l’Associazione Nazionale Magistrati non è un ente pubblico, è un sodalizio privato, un sindacato; come tale, può essere anche diviso in ideologie o in correnti o in gruppi secondo le tifoserie calcistiche o secondo i gusti culinari se vanno a cena.
10. Il Consiglio Superiore della Magistratura è un ente di Stato, e perciò non può dividersi in correnti; né dividersi – direbbe Palamara – il potere e le nomine.
Adesso, amici lettori, se volete rispondere, rispondete a tutti o almeno a uno dei suddetti dieci punti; ma solo a quello. Evitate le ingiurie, le ricostruzioni storiche più o meno fasulle, le battute insipide (ironia e umorismo sono cose serissime!), eccetera.
Forza, ragazzi, al tumulto.
Ulderico Nisticò