Non ho nulla contro Patty, cui anzi mi collegano consonanze ideali; e mentre distrattamente guardavo il concerto da Catanzaro, come potevo non ricordare che frequentavo il III liceo (quello di allora, ultimo anno, 1968) e mi accingevo agli esami (quelli di allora: quattro scritti, nove orali e prova a parte di ginnastica), quando Patty cantava La bambola? A conti fatti, sono trascorsi anni quasi cinquanta; sono passati per me, però, diciamo la cruda verità, anche per lei. Fugit intera, fugit inreparabile tempus, direbbe Virgilio.
Lo stesso per Orietta Berti e Massimo Ranieri, etc, e per l’evidenza che hanno cantato canzoni di mezzo secolo fa. Mi fermo qui, se no pare brutto; e vi manifesto i più cordiali auguri, nessuno escluso, anche a quelli che francamente non se lo meriterebbero.
Siccome non sta scritto che uno nel 2026 debba tacere, invece rifletto sul fatto che tutti gli spettatori RAI, i quali sono molti, hanno sentito il toponimo Catanzaro, che di solito viene nominata solo per qualche maxiretata.
Sentito, ragazzi, non visto, tranne qualche velocissimo scorcio, e senza didascalie. Per tutto il resto, l’inquadratura era in campo cortissimo, e si vedeva solo un palco.
Ce l’ho con la RAI? No davvero: ce l’ho con la Calabria e con Catanzaro, che avrebbero dovuto chiedere, meglio ancora pretendere un minimo di presentazione della città, un cenno alla seta, un cenno all’epico assedio del 1528 (ricorre tra poco il centenario), un cenno alla storia in generale, all’arte.
Dirà qualcuno che era un concerto e non una conferenza. Giusto, ma se qualcuno avesse scritto il testo da leggere, e se questo qualcuno fosse uno capace di masticare la lingua italiana, bastava una ripresa con drone e una frase di commento. E magari lo spettatore forestiero s’incuriosiva.
Ricorderete che, anni fa, venne la RAI a Soverato; ebbene, io mi presi da parte il regista, e gli spiegai cosa fare e cosa dire; e il risultato fu ottimo. A Catanzaro è mancata proprio una guida alla regia; e il regista ha fatto quello che sapeva. Della Calabria, ahimè, quasi nessuno sa niente, a cominciare dai dotti calabresi, generalmente piagnoni.
Riassunto: se volete accontentarvi di un “Meglio che niente”, e passi; io, no. Io torno a dire che è insufficiente la politica culturale di Regione, Province, Comuni, Università. Attenti, non del 2025/6, ma dal 1970 la Regione, e tutto il resto da secoli. Pensate ci manchi la cultura? Tutt’altro, ce n’è e ce ne fu sempre troppa; mancò e manca l’organizzazione della cultura.
Con tutto questo, e sperando di essere smentito, rinnovo gli auguri di un 2026 migliore.
Ulderico Nisticò