La Commissione regionale Quinta è quella che s’interessa di ISTRUZIONE, ATTIVITÀ CULTURALI, SPORT, POLITICHE GIOVANILI. Leggo che il presidente è Emanuele Ionà (lista Occhiuto), vice Ernesto Alecci (PD), segretaria Daniela Iiriti (Fratelli d’Italia). Auguri, e un monito.
Il monito, o ammonimento che dir si voglia, mi deriva dall’evidenza che la Regione Calabria, e dico ininterrottamente dal 1970, nelle attività culturali è stata gravemente carente.
Gli assessori alla Cultura furono non dico rappresentativi, dico decorativi e d’arredamento, da convegni a ruota libera: la cultura in quanto specializzazione, da quando è stata inventata dai sofisti, si presta benissimo a discorsi fiume in cui si mette tutto e il contrario di tutto, seguono applausi, segue cena. Oggi che Roberto Occhiuto ha tenuto il settore per sé, voglio sperare in meglio.
Quanto alla concretizzazione di attività culturali, la Regione ha sempre fatto poco. Scarso è quel turismo culturale con cui, in altre terre con molto meno storia, campano alla grande. Vaga è la conoscenza della storia calabrese.
L’antropologia (con qualche eccezione) e la sociologia, applicano alla Calabria le teorie studiate a Trento. Per fare un solo esempio, è stata poverissima persino la commemorazione di san Francesco di Paola nelle tre date recenti: 2007, 2016, 2019.
Attenzione qui. Compito dell’assessore, e di una commissione, non è sapere chi fu e cosa fece e cosa avvenne e perché… come non fu compito di Giulio II dipingere la Sistina o di Mecenate comporre versi, bensì di sapere chiamare l’uno Michelangelo, l’altro Virgilio e Orazio.
E invece in Calabria, e non dico solo alla Regione ma da sempre, manca non la cultura, anzi ce ne fu sempre assai, manca l’organizzazione della cultura.
Per ora, mi fermo qui, attendendo, ma non a lungo né a colpi di “poi vidimu”, degli effetti concreti e tangibili di ATTIVITÀ CULTURALI. Se no, ne riparliamo.
Ulderico Nisticò