Auguri alle donne

“Vorrei piuttosto scendere tre volte in battaglia, che partorire una volta sola”, fa dire Euripide a Medea: evidente metafora di quanto “è difficile essere donna”, e stavolta cito una persona che mi fu un tempo conflittualmente importante; e la cui vita è metafora a sua volta delle donne della mia generazione.

Ogni donna di oggi sa quanto pesi dover gestire sempre due ruoli, quello della posizione sociale, quale che sia, e quello della natura femminile. O è forse questa la radice profonda del fascino di ogni donna, di ogni “femminino mistero”, di ogni “mistero sena fine bello”? Essere donna significa nascere già adulta, già dover combattere per conquistare uno spazio. E sarà sempre così, anche quando sarà una donna a comandare una flotta di navi spaziali oltre i confini del Sistema Solare, per incarico di una donna presidente della Confederazione Planetaria… e che entrambe forse sono innamorate di due disgraziati di maschi di grado inferiore, però non possono volerlo, se no va in crisi l’intero Universo.

Ad ogni donna, prima o poi, è capitato qualcosa del genere, anche senza essere così importante. Ecco, la donna è l’eterno conflitto tra la natura e la società, e questo spiega moltissimo della condizione femminile nei millenni. Ebbene sì, nessuno ha mai rimproverato ad Elisabetta I o a Caterina II le loro innumerevoli guerre, al cui confronto la maggioranza dei re maschi furono dei miti pacifisti… ma tutti sussurriamo i misteri della Regina Vergine… e il famoso Potemkin, detto a corte l’Imperatore della notte.

Lo vedete perché le donne hanno bisogno di un particolare augurio, oggi 8 marzo, e tutti gli altri giorni dell’anno? Certo i loro bisogni non sono che, ridicolmente, in un film su Robin Hood la bella Marianna, unico personaggio seminudo della pellicola, combatta con la spada se no pare inferiore; e in un altro celeberrimo sia lei che salva lui dal naufragio. O che spuntino l’assessora e la vigila… Queste sono o nevrosi freudiane di facile e rozza interpretazione… o furbate da quote rosa per posti e stipendi garantiti senza prestazione d’opera.

Il problema delle donne nel 2021 è che se l’ammiraglia o la presidentessa di cui sopra vogliono avere un figlio, che è la cosa più femminile che ci sia, devono essere messe nelle condizioni di farlo senza dover rinunciare al lavoro, al potere, al dovere eccetera, e senza nemmeno doversi dissanguare di soldi. Serve quello che, soprattutto in Italia, non c’è: una politica seria dei servizi di “maternità e infanzia”: scusate la citazione.

E non riduciamo il problema delle donne a casi del cosiddetto femminicidio. Intanto tutte queste leggi speciali (anche le antimafia) sono sempre gravissimi errori: si tratta di omicidi. E se volete una legge speciale contro i violenti, beh, c’è e basta e avanza: che il violento potenziale possa essere adeguatamente redarguito dalle forze dell’ordine, ma prima che commetta qualcosa, non dopo. State sicuri che nel 90% dei casi funziona.

Infine, il mio augurio è che le donne ottengano tutto quello che è giusto ottengano, nel lavoro e nella vita; tutto, tranne che l’uguaglianza: basta la parità. L’uguaglianza, no, vi prego. Non fate delle donne dei maschi mancati, non togliete al mondo quel sale della vita che è la femminilità con tutte le sue incomprensibili contraddizioni, con le sue sublimi illogicità, con la squisita capacità di dominare servendo… O privereste il mondo anche della poesia, del teatro, del cinema, dell’arte; e l’amore, senza una lite ogni settimana, si ridurrebbe davvero a qualcosa di simile alla fecondazione in provetta!

Hanno ragione i Francesi, sempre spiritosi e cattivi con i loro calembour: “Tra le femmine e i maschi passa solo una piccola differenza. Evviva quella piccola differenza”.
E auguri alle donne. E chi vuole, veda in tv, canale 73, e Youtube il nostro spettacolo SONO DONNE, LE MUSE, sulla letteratura al femminile da Saffo ad oggi.

Ulderico Nisticò