Autonomia differenziata…

…e il terrore dilaga per tutto il Sud, su giornali e tv, per non parlare di social. Chi grida alla rapina, chi ripete fandonie di storici della domenica, chi annunzia imminenti carestie e catastrofi. E sono, tutti, gli eredi dell’assistenzialismo degli anni 1950-90: diretto, con sussidi vari; indiretto, con assunzioni di dieci bidelli quando ne bastavano e avanzavano due.

 Otto bidelli inutili, erano anche otto contadini o artigiani in meno, quindi meno produzione, o nessuna, e il risultato è la Calabria ultima d’Europa o giù di lì.

 Oggi che entrambi gli assistenzialismi svaniscono, restiamo senza assistenza e senza produzione. Ma siccome è così e non c’è niente da fare, e del resto chi scrive non è certo nostalgico della Prima repubblica (e nemmeno della Seconda!), qui si tratta di cambiare mentalità. Ecco, per affrontare l’autonomia occorre prima di tutto una mentalità diversa, e ribalda e audace, senza più il cappello in  mano come facevano i politicanti di una volta.

 Che scopre, Occhiuto, onore al merito? Che la Calabria ha una sovrapproduzione di energia elettrica: proprio di questo bene essenzialissimo, oggi. Ebbene, se scatta l’autonomia, che può fare di bello la Calabria? La vende a chi ne ha bisogno, e se la fa pagare: esattamente come la Calabria paga Roma, Bologna, Milano eccetera quando i nostri, per sfiducia (a volte ingiustificata!) nella sanità locale vanno a farsi curare altrove. Ebbene, tot chilowattora, tot soldi; e sull’unghia.

 Dov’è l’autonomia? Che attualmente chi produce, per esempio, con le pale eoliche, deve vendere all’ENEL, che paga, ma alle sue condizioni. E invece, se mercato libero dev’essere, mercato sia: apriamo un’Azienda “Re Italo”, e vendiamo direttamente noi, alle condizioni nostre.

 Ah, metto le mani avanti: un Azienda con operai e tecnici quanti servono, e il minimo possibile, quasi zero, di presidenti, vicepresidenti e consulenti vari. Non so se sono stato chiaro!

 C’è chi suggerisce addirittura che la Calabria potrebbe, con quanto produce, non pagare affatto bollette. Io sono nel più totale disaccordo, conoscendo bene i miei compaesani, che, se gratis, farebbero l’albero di Natale tutto l’anno e le luminarie di una festa patronale al giorno: ma uno sconto sensibile, sì. Se gratis, solo alle attività produttive. Quelle vere, non l’Isotta Fraschini, la SIR e capannoni fasulli, eccetera, ovvio.

 Insomma, non è detto che l’autonomia sia univoca, cioè a vantaggio del Nord e pena del Sud; potrebbe essere alla pari; o, nel caso della luce, a vantaggio. Ci vogliono i baffi.

 Cambio di mentalità, significa cambio di classe dirigente. Non mi riferisco tanto alla politica, che va e viene, quanto ai passacarte e rinviatori di professione. Ecco, con i soldi guadagnati a corrente elettrica, una bella botta di prepensionamento alla Regione e agli enti e addetti inutili.

Ulderico Nisticò