Basta americanate e roba simile

Le americanate sono le imitazioni superficiali di realtà statunitensi, diffuse in Italia o per esterofilia e generico servilismo, o per darsi un tono, o anche solo per moda; e siccome nessuna parola di una lingua è perfettamente traducibile in un’altra, il parlare all’americana crea alcuni evidenti equivoci mentali, che poi diventano politici e persino giuridici.

A furia di vedere filmetti di Perry Mason, gli avvocati chiamano il giudice Vostro onore, e fin qui è solo pacchiano; ma hanno cambiato il Codice di procedura penale; e, con palese contraddizione, hanno lasciato il Codice Penale quello di Rocco, del 1930/VIII. Meno male! Ma prima o poi, qualcuno chiamerà sceriffo il maresciallo dei Carabinieri.

È ancora un’americanata, ma lì ci credono davvero, che una fanciulla di 17 anni, 11 mesi e 29 giorni e 23 ore sia “minorenne”, e pertanto chi la concupisse commetterebbe un orrendo reato da sedia elettrica; mentre un’ora e un minuto dopo la suddetta può farne più di Messalina, e chi glielo volesse impedire, sarebbe tacciato di repressore del diritto alla libertà. A furia di americanate, Marziale vorrebbe portare a 18 l’età del consenso, che oggi è a 16. Che spreco, ragazzi!

Gli Stati Uniti sono, come la parola dice, degli Stati (States), che, allora in numero di 13, nel 1776 si unirono, mantenendo molte autonomie (quelli del Sud fecero poi una guerra sanguinosissima per cercare di ottenerne altre); gli States hanno perciò un governatore con amplissimi poteri. I presidenti delle nostre Regioni sono solo presidenti con scarsi poteri; e le Regioni sono circoscrizioni amministrative, e non States: perciò finiamola con “il Governatore della Calabria”; e spero nessuno oggi se ne esca con la “Governatrice”.

Nel 1776 venne scritta una costituzione degli USA che, con pochi emendamenti seguenti, dura solida da due secoli e mezzo; e i Padri costituenti erano il fiore del pensiero filosofico e politico del XVIII secolo. Ragazzi, i nostrani del 1947… Insomma, diciamo costituenti, e lasciamo stare i padri!
Il Premier invece è una scopiazzatura britannica.

Nel Regno Unito, il capo del partito che vince le elezioni viene nominato, dal sovrano, Primo Ministro, quindi è Premier del partito e dello Stato. Il presidente del Consiglio dei Ministri non ha nemmeno l’ombra dei poteri del Premier britannico.
Attenti alle pessime traduzioni dei film. Quando s’incontrano due a ricordare di quando amoreggiavano al “Liceo”, uno immagina abbiano trascorso l’adolescenza su Omero e Platone, e che quindi l’America pulluli di grecisti. E invece vuol dire solo una qualsiasi scuola superiore.

Lo stesso per “ingegner”, che, nel caso migliore, è un discreto geometra.
I due, che non si vedono da decenni, ti salutano a colpi di “Ti amo”, ma è un modo di dire tipo “Stammi bene”, mica una dichiarazione di passione.
Nei film, gli Americani bevono litri di caffè; ma se fosse caffè espresso sul serio, sarebbero tutti matti nevrotici; è molto più acqua che caffè. E prendono aspirine a raffica, assai più blande delle nostre, o addio stomaco.

La cosa più grave, è che gli Americani hanno “diritto alla felicità”, ma vuol dire benessere materiale, mica una dimensione spirituale, la felicità, che ben pochi mai provarono nella storia umana, e sempre per pochissimo tempo.
Però qui la colpa è dei Francesi, che spacciano per “bonheur” quella che è solo “félicitè”, prosperità. Quei Francesi che chiamano “philosophe” quello che è solo un opinionista, un giornalista, e gli Italiani traducono, erroneamente, filosofo, e pensano di avere a che fare con Eraclito e Parmenide!
È ora che gli Italiani tornino a pensare in italiano; prima che qualcuno ci ammolli che la Divina Commedia fu un “best seller” del secolo XIV.

Ulderico Nisticò