Blitz “Ostro-Amaranto” a Badolato: rinvio a giudizio per 57 indagati


Un sistema criminale radicato e ramificato, capace — secondo gli inquirenti — di condizionare appalti pubblici, imporre il pizzo, interferire nelle competizioni politiche e garantire la latitanza del proprio boss.

È il quadro ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta “Ostro-Amaranto”, che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 57 indagati, 29 dei quali già destinatari di misure cautelari emesse dal gip distrettuale Sara Merlini.

Al centro dell’indagine si colloca la ‘ndrangheta di Guardavalle, ritenuta responsabile — secondo l’accusa — di un controllo capillare del territorio attraverso estorsioni, minacce e ritorsioni contro chiunque si fosse opposto al pagamento del pizzo.

Una rete affaristico-criminale che, stando alle ricostruzioni della DDA, avrebbe gestito appalti pilotati e perfino orientato elezioni politiche “decise a tavolino”, servendosi di imprenditori compiacenti e prestanome.

La latitanza del boss Gallace e i bunker attrezzati
Il sodalizio avrebbe inoltre garantito la latitanza del boss Cosimo Damiano Gallace, mettendo a disposizione bunker dotati di sistemi di videosorveglianza, allarmi, vitto e alloggio. Un apparato logistico che avrebbe incluso anche i mezzi per i suoi spostamenti e quelli dei familiari.

Oltre alla gestione degli appalti, la cosca — secondo le accuse — sarebbe stata attiva in estorsioni, furti, traffico di droga e di armi, comprese armi da guerra provenienti da Serbia, Montenegro e altri Paesi dell’Est.

Badolato, Comune “asservito”: decapitata l’amministrazione
Uno degli aspetti più rilevanti dell’inchiesta riguarda il Comune di Badolato, il cui vertice amministrativo sarebbe stato, secondo l’accusa, “asservito” agli interessi di Antonio Paparo, imprenditore ritenuto espressione della cosca di Guardavalle.

Il blitz ha portato alla contestuale indagine nei confronti di esponenti politici locali, tra cui:
Cosimo Damiano Gallace, indicato come vertice dell’organizzazione
L’ex sindaco Giuseppe Nicola Parretta, 69 anni
Gli ex assessori Giuseppe Antonio Fiorenza, Antonella Giannini, Antonio Bressi
L’ex presidente del Consiglio comunale Maicol Paparo

I fatti loro contestati si collocano nell’ambito delle condotte che, secondo gli inquirenti, avrebbero consentito al clan di influenzare la gestione amministrativa del Comune.

Il ruolo della DDA
La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata dal sostituto procuratore della Repubblica Debora Rizza, che ha coordinato un quadro probatorio ritenuto sufficiente per contestare l’esistenza di una struttura criminale organizzata, stabile e articolata su più livelli.

L’inchiesta “Ostro-Amaranto” rappresenta, secondo gli investigatori, un duro colpo alla cosca, colpendo contemporaneamente l’ala militare, quella economica-imprenditoriale e quella di presunta influenza politica.