Bomba sotto il sedile dell’auto, utilizzato un radiocomando a distanza

È stato utilizzato Un radiocomando a distanza per far esplodere la bomba che lunedì scorso, in località “Cervolaro” di Limbadi, ha provocato la morte di Matteo Vinci, di 42 anni, e il ferimento del padre, Francesco, di 73.

Lo si apprende da fonti investigative secondo le quali, in ordine alla natura dell’ordigno, collocato sotto la vettura dei Vinci, si esclude l’utilizzo di tritolo privilegiando, invece, quello di un’altra particolare miscela.
Ulteriori approfonditi esami per risalire all’esplosivo utilizzato sono in corso da parte degli artificieri dei carabinieri. La bomba che ha dilaniato il corpo di Vinci è stata posizionata all’altezza del sedile lato guida sul fondo della Ford Fiesta intestata alla vittima.

Stamani è stata eseguita l’autopsia sul corpo di Matteo Vinci disposta dalla Procura distrettuale e affidata dall’anatomopatologa Katiuscia Bisogni.
Intanto, il gip di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, ha convalidato l’arresto di Domenico Di Grillo, il 71enne di Limbadi fermato ieri dai carabinieri con l’accusa di detenzione illegale di un fucile e del relativo munizionamento.

L’arresto di Di Grillo è stato eseguito nell’ambito dei controlli effettuati subito dopo l’esplosione dell’autobomba in cui è morto Matteo Vinci ed é rimasto gravemente ferito il padre, Francesco, di 73.
Il Gip, accogliendo l’istanza del difensore di Di Grillo, l’avvocato Giuseppe Di Renzo, ha disposto per l’uomo la detenzione domiciliare. Il pm Ciroluca Lotoro aveva invece chiesto per Di Grillo la custodia cautelare in carcere.
Domenico Di Grillo è cognato dei boss della ‘ndrangheta Giuseppe, Pantaleone, Diego e Francesco Mancuso, avendo sposato Rosaria Mancuso, loro sorella ed il cui terreno confina con quello di Matteo e Francesco Vinci.

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