Breve storia dell’antifascismo

Tra il 1919 e il ’22 c’erano, ovviamente, i fascisti e gli antifascisti. Il 3 gennaio 1925, il fascismo sciolse tutti i partiti non fascisti, e rimase solo fino al 1943. In quei venti anni, gli Italiani si divisero in te categorie: fascisti, portatori del consenso a Mussolini, antifascisti. Questi, prima del 1942, si potevano considerare un modesto numero, e comunque politicamente trascurabili. La sconfitta militare, le due congiure del 25 luglio 1943 (dei gerarchi e del re), e l’8 settembre ridiedero speranze all’antifascismo, cui in qualche modo aderì la seconda categoria, che negò il consenso prima prestato.

Nel 1943, i fascisti, colti di sorpresa ed essi stessi sfiduciati, non reagirono; per avere un ritorno di fiamma con la Repubblica Sociale. Alcuni antifascisti presero le armi (partigiani) o in nome del re, o socialcomunisti; con qualche minoranza. Altro discorso la politica, in cui prevalse, grazie a Vaticano e USA, la Democrazia Cristiana. Ma il PCI italiano era il più forte partito comunista del mondo fuori dal blocco sovietico e annessi.
La costituzione del 1948, e la legge Scelba del 1952, vietarono severissimamente la rinascita del fascismo, che, impipandosene alla luce del sole, rinacque con vari aspetti, prevalendo infine il Movimento Sociale (MSI), poi MSI-DN. Le sedi del partito pullulavano di gagliardetti eccetera; e uscirono migliaia di libri apologetici. Per quanto mi riguarda, vi segnalo centinaia di miei articoli; e il libro “Abele e Caino”

Fino al 1960, le destre monarchiche, e anche quelle neofasciste, sostennero, con la DC, sindaci (vedi Soverato!) e persino governi; ma quando, in quell’anno, Tambroni formò un governo che doveva avere la fiducia esplicita del MSI, il PCI scatenò la piazza. Intanto, per accordi vari interni e internazionali, maturava la svolta a sinistra DC-PSI.
L’ideologia antifascista tornò in auge, con qualche tentativo di farne una fede popolare: uscirono pochi e noiosi film e libri; e, in sostanza, l’antifascismo si piazzò solo nei programmi scolastici, mal sorretto però dal racconto dei fatti storici, raffazzonati. Tutti gli ex allievi del post 1962 sanno tutto, per esempio, su Anna Frank, ma pochissimi sanno qualcosa dell’intera Seconda guerra mondiale, e annaspano persino con le date e i luoghi. L’antifascismo, ai tempi del centrosinistra classico, divenne perciò un dogma generico e un rituale come oggi il buonismo e il pacifismo.

Venne rispolverato quando, nel 1978, si mise mano alla solidarietà nazionale, e, con la formula detta “arco costituzionale”, venne, a vario titolo, imbarcato nelle maggioranze di governo il PCI. La formula escludeva il MSI; ma il governo Craxi, per emarginare un’altra volta il PCI, mostrò più di una simpatia per il MSI e cercò e diede qualche implicito sostegno. Quando ci fu il caso Sigonella, tutti i fascisti d’Italia stettero con Craxi, tranne il MSI ufficiale, ma per pura ipocrisia filoamericana.
Da allora al 1995, fascismo e antifascismo passarono di moda, finché, il 15 gennaio 1995, un’accolita di postfascisti frettolosamente in una notte pentiti e ammucchiati a Fiuggi, non dichiarò la nascita di un partito che s’ispirava a de Gaulle, De Gasperi, la Thatcher, Gramsci e il diavolo dell’inferno, tutti tranne Mussolini, e si denominò Alleanza Nazionale. Il suo capobanda, Fini, divenne presidente della Camera e ministro, e nessuno dell’ANPI o perseguitato o combattente della domenica o intellettuale eccetera, nessuno trovò il tempo per ricordarsi che era stato il segretario del fascistissimo MSI-DN! Ipocriti tutti, lui e i liberali e i postcomunisti.

Perciò dal 1995 a oggi, il fascismo tornò in naftalina. Bisogna aspettare questo declinante 2017, perché il fascismo torni “à la page”.
La manifestazione di Como, secondo Renzi, doveva assolvere a una specie di collante di tutti, come una volta; non ci sono cascati né Lega né 5 stelle, mentre Forza Italia non ha dato segno di vita. Sono arrivati gruppi di sinistra varia, ma solo quelli. Noto non senza un sospiro di sollievo che erano in ferie gli antagonisti, i no TAV, i black bloc e altre bande di violenti, che di solito in nome della pace e dei diritti sfasciano le città. A Como, non c’erano. Poi dite che uno pensa a male!

Qual è la ragione profonda del fallimento politico del piano di Renzi a Como? Quella cui accennavo sopra. Per colpa della scuola, né gli antifascisti né i più o meno secredenti fascisti sanno un bel niente del fascismo storico 1922-43. Ai ragazzini hanno detto che si sarebbe stata una lotta antifascista, ma quasi nessun professore si è preso il disturbo di raccontare dove, come, quando, di chi e contro chi. E tanto meno che anche quasi tutti quelli che, la mattina dell’8 settembre 1943, si schierarono contro i Tedeschi, fino a tutta la notte erano loro alleati; e che la contraerea di Soverato abbatté un aereo americano nemico… la sera del 7 settembre, poche ore prima!
Così nessuno sa niente, e nemmeno Casa Pound, ed eccetera, ne sanno di più. Insomma, se oggi io volessi discutere la validità o meno della conquista dell’Etiopia, dovrei iniziare a spiegare il concetto di conquista, quello di colonialismo… e, in moltissimi casi, l’ubicazione dell’Etiopia! E figuratevi Impero.
Corollario: avendo perso ogni significato, la parola fascismo è usata in tutti i modi di questo e dell’altro mondo, ed ecco “fascismo 5 stelle”, “fascismo Lega”, “fascismo Renzi”. Una specie di versione moderna di “Piove, governo ladro”.

Spero solo che la campagna elettorale prossima (prossima, se non è in atto un inciucio per rinviarla!) non si faccia a colpi di fascismo e antifascismo, ma sul fatto che ci sono diciotto milioni di Italiani sulla soglia della povertà, e quattro in povertà assoluta e che mangiano alla Caritas. Ce ne saranno anche a Como, e figuratevi in Calabria!
Quanto all’immigrazione, avrò bene il diritto di non essere d’accordo, senza che nessun benefattore mi spacchi la testa mentre i suoi amici bruciano le auto e rompono le vetrine. È successo molte volte, di recente, e gli zuzzurelloni erano buonisti, immigrazionisti, democratici e pacifisti. Poco pacifici, ma pacifisti assai.

Ulderico Nisticò

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