Bronzi, meno di q. b.

 Q. b. si dice del sale nelle ricette: quanto basta, il minimo indispensabile. Se l’afflusso di visitatori al Museo di Reggio lo devo giudicare dalle immagini in campo corto, cortissimo di RAI Calabria, c’erano due gatti, cioè quanti ne arrivano ogni giorno d’inverno; e non sono moltissimi mai.

 Ci saranno concerti… che non c’azzeccano niente; lavori teatrali… ma non si sa quando: oggi è 16 agosto, ottavo mese dell’anno verso il nono, e sui Bronzi si è fatto molto, molto meno del dovuto.

 Assente assoluta, la storia della Magna Grecia, che, nel caso meno peggiore, viene affrontata da un punto di vista meramente archeologico, mentre nessuno (escluso me) narra la storia politica: vengono, nel caso migliore, presentate le cose, mai le azioni; come se per mezzo millennio i Greci di “Calabria” abbiano passato il tempo a fare i ceramisti e gli scultori.

 Miti? Guerre? Mai sentiti nominare.

 E tutto questo poco, pochissimo, ad estate ormai finita, e quindi con impatto zero sul turismo culturale, che in Calabria resta un oggetto misterioso.

 Che fa la Regione di centro(destra), per la quale, preciso, ho votato, e perciò sono arrabbiatissimo più di quando c’erano i vari Oliverio.

 Per farla breve, la Calabria adopera i Bronzi al 20% della potenzialità; come Soverato ha fatto con il Gagini. La causa di fondo è sempre la stessa: l’intellettuale ufficiale calabrese è un depresso, un piagnone, un antimafia segue cena… e quasi sempre un ignorante della patria storia, e tanto più di quella calabra.

Ulderico Nisticò