Ho già rivolto la buona Pasqua giorno 5, rivolta però ai cattolici e a quelli che, credenti o no, seguono dal 1582 il Calendario Gregoriano; oggi, domenica 12, la devo rivolgere agli ortodossi che seguono il Calendario Giuliano.
Il loro augurio, incontrandosi, è Χριστòς ἀνέστη che, alla lettera, significa Resurrexit, ha compiuto l’azione della Resurrezione (finezze della lingua greca: una volta risorto, ἀνέστηκε, è in vita); e la risposta è ἀληθῶς ἀνέστη ὁ Κύριος: veramente è risorto il Signore.
Il concetto è lo stesso per tutti i cristiani duofisisti, credenti nell’Uomo/Dio, veramente morto e veramente risorto; ma la data è diversa. Come mai?
Ai tempi di Romolo, che fondò Roma nel 753, i mesi erano dieci e uguali, per un totale di 360 giorni. Si capisce agevolmente che, anno dopo anno, la data ufficiale corrispondeva sempre di meno al reale passare del tempo.
Tutti lo sapevano, però ci volle la dittatura di C. Giulio Cesare, il quale incaricò Sosigene di un calcolo più accurato. Detto fatto (in verità qualche tempo dopo), ecco i dodici mesi diversi, per un totale di 365 giorni e 6 ore; e per via di queste 6 ore, il giorno intercalare ogni quattro anni: ante diem bis sextum Kalendas Martias, il 24 febbraio due volte; mentre noi aggiungiamo negli anni bisestili un 29 febbraio.
Ma anche i matematici e astronomi si distraggono, e a Sosigene sfuggirono dei minuti secondi; sommati i quali, la sfasatura era palpabile, e influiva sul calcolo della Pasqua, che è festa mobile. Stavolta il calcolo si dovette a Luigi Giglio di Cirò… dettosi, come andava di moda, Aloysius Lilium; ed ecco che qualcuno ogni tanto nega fosse di Cirò e calabrese, mentre Giglio è un cognome tuttora presente nel Marchesato di Crotone.
Se la Calabria facesse qualcosa per celebrare la sua storia e i suoi personaggi, invece di foraggiare gli intellettuali depressi, deprimenti e piagnoni… Torniamo ai calcoli.
Come tutti leggono su libracci anche di testo scolastico, la Chiesa Cattolica era oscurantista e nemica mortale della scienza: ahahahahah! E infatti, ecco che papa Gregorio XIII, senza pensarci sopra, emanò la Bolla “Inter gravissimas”; abolì dieci giorni di ottobre; diede vita al Calendario Gregoriano, oggi mondiale. I progressisti protestanti inglesi aspettarono il 1714 e un re tedesco! Alla faccia.
Gli ortodossi, che non accettano alcun atto di Roma, continuarono e continuano a seguire il Giuliano. E fu così che la rivoluzione d’ottobre 1918… in realtà avvenne a novembre. E ci volle la dittatura di Lenin per il Gregoriano in Russia, poi URSS, poi di nuovo Russia.
Gregoriano laico, s’intende; perché la Chiesa di Mosca è rigorosamente giuliana. Le Chiese greco-ortodosse seguono, generalmente, il Gregoriano; ma non le Chiese ortodosse russa, serba, bulgara e altre.
Da ricordare che le Chiese ortodosse e greco-ortodosse sono autocefale, quindi autonome per ogni singola Nazione, e ognuna fa da sé.
Comunque, auguri.
Ulderico Nisticò