“Diminuisci il prezzo, vedrai che venderai di più”, recita il detto calabrese antichissimo. Esempio, l’ENI non andrà in rovina perché la benzina oggi a Soverato era a € 1,995; anzi si snodava una bella fila di clienti. L’ENI, e le sue reti, guadagneranno di meno su ogni singolo litro, ma di più nel totale.
E poi, chi l’ha detto che l’ENI debba guadagnare “di più”? E di più, cosa? Euro, quindi carta. Qui serve una lezioncina di storia. In tempi remotissimi, si scambiava il bestiame, pecus; e siccome era scomodo portarsi dietro buoi e capre, fecero pezzi di metallo equipollenti, detti pecunia. Una pecunia, una capra; e chi aveva una pecunia di metallo, poteva riscuotere una capra. Oggi l’euro a che cosa corrisponde? A cosa corrisponde il dollaro? Siamo sicuri che a un euro corrisponda una capra viva e belante? Secondo me, no.
Non è così, e spesso con un euro si compra una capra effettiva e una futura: spem gregis, direbbe Virgilio. Fu così che nacque l’inflazione, che è quando a una capra vera si aggiunge una capra immaginaria: una, o anche più d’una.
In Italia, la storia dell’inflazione si riassume così: dopoguerra 1919-22; 1943-6, le fasulle Amlire degli occupanti angloamericani; dopo una certa stabilizzazione, picco altissimo verso gli ultimi anni della non mai troppo deprecata Prima repubblica; dal 2002, l’euro, che corrisponde a 1936,27 lire! Se non che, il 2 gennaio tutto quello che prima costava 1.000 lire non divenne, come doveva, € 0,52; bensì € 1, cioè lire 1936,27. Follie da superlaureati in economia astratta, secchioni che hanno imparato a memoria libri sbagliati, e che fecero esplodere l’inflazione reale!
È ora di tornare indietro. Com’è che il pane oggi costa 9.000 lire il chilo, sotto forma di € 4,5? Perché ci sono infiniti passaggi, tutti inflattivi, dall’aratura e semina del grano, alla mietitura e molitura eccetera, e cottura e vendita al minuto: e ogni passaggio è gravato da IVA, l’assurda imposta indiretta che pagano tutti, sia i miliardari sia i mendicanti. Risultato, costo altissimo del pane. Idem per tutto il resto.
Mi fermo qui, e vorrei che qualcuno rispondesse senza generiche ingiurie da campagna elettorale continua. Intanto l’ENI mette la benzina a € 1,995 al posto di € 2,60 circa. A cascata, anche altri stanno diminuendo il prezzo per litro. E non credo che i petrolieri e le loro famiglie precipitino nella miseria come il servo licenziato di cui piange il Parini. Magari berranno meno champagne… oppure, perché no, caleranno il prezzo anche i venditori di champagne?
La seconda che ho detto?
Ulderico Nisticò