Calabrese muore in carcere di Coronavirus, era in attesa di processo

Riceviamo e pubblichiamo:
Partiamo dal presupposto che mio padre non aveva nessuna patologia, era sanissimo e mi creda non ho mai visto persona più forte perché non mi ricordo un giorno con la febbre. Correva ed andava più forte di me che ho 28 anni.

Mio padre intorno ai primi di Marzo ci ha comunicato che si è sentito male ed aveva la febbre, ma ne lui e ne noi abbiamo mai sfiorato l’idea del virus, perché fin quando non arriva credi sempre che sia impossibile, anche se la paura ormai già c’era in tutta la nazione.

Poi nei giorni successivi solo per tranquillizzarci ci diceva di stare meglio ma che comunque aveva avuto la febbre ed il medico del carcere di Voghera non ha voluto visitarlo, tant’è che la guardia penitenziaria che si è trovata in questo contesto ha fatto una lettera di richiamo al medico, mio padre poi ci ha detto di averci inviato una lettera con tutto l’accaduto perché comunque la paura di questo virus c’era ma aldilà di questo venivano meno i suoi diritti cioè alla vita ed alla salute, QUESTA LETTERA NON È MAI ARRIVATA.

Intorno alla metà di Marzo è uscita la notizia che era stato trasferito un detenuto di Voghera perché positivo al Virus, mi sono preoccupato subito ma sotto, alla fine, continuava dicendo che era stata avvisata la famiglia ed il contagio è avvenuto tramite colloquio con i familiari il 27 Febbraio, noi siamo andati l’ultima volta il 15 Febbraio.

Allora mi sono tranquillizzato, il giorno dopo veniamo a sapere tramite altre comunicazioni che mio padre era la persona trasferita all’ospedale.
Ho iniziato a chiamare il carcere di continuo ma nessuno voleva dirmi si è lui, alla fine hanno ceduto e mi hanno detto che era stato trasferito al San Paolo di Milano, non ho mai potuto parlarci con lui, ne con un medico fin quando non è entrato in terapia intensiva, quindi io non so quali erano realmente le condizioni prima che arrivassero i giorni di incubazione.

Dicevano che era sotto controllo e stava bene.
Fin quando il 21 Marzo è stato trasferito in terapia intensiva, come lo abbiamo saputo? Grazie alle nostre amicizie, dopo 4 giorni il carcere ci ha chiamato e ce lo ha detto.
I medici mi hanno subito detto che era molto grave, ma essendo sano la possibilità di guarigione era reale, anche se compromessa dal fatto che il Virus era da diverso tempo che faceva il suo corso.
Il 21 marzo il Gip di Catanzaro si è riservato di concedere i domiciliari al momento della guarigione.

Fatto sta che la situazione peggiora ed arriva alla morte, dopo ben 2/3 ore ci chiama il carcere per avvisarci, quando l’ospedale ci aveva già comunicato alle 18.30 che era venuto a mancare.
Non so chi sia stato a contagiare mio padre ma so per certo che il Cappellano è stato ricoverato e non frequentava il carcere dal 7 Marzo per restrizioni dovute al virus ma che comunque era ricoverato e sarebbe stato dimesso il 23 Marzo.

Mio padre è stato arrestato il 12 Dicembre perché ormai è diventata una moda fare i blitz show per le prime pagine, hanno fatto ricostruzioni assurde su pettegolezzi e chiacchiere, arrivando ad associazioni mafiose, perché invitati a dei matrimoni e perché si parlava di cose che succedevano, non c’è mai stato un reato provato da un fatto concreto ma solo la presunzione di.. tant’è che mio padre scherzando raccontava un aneddoto per gioco ed è stato un capo d’accusa grandissimo, estorsione con aggravante mafiosa, sa com’è finita? Che dopo 24 dell’arresto la vittima della presunta estorsione ha fatto un esposto tramite il loro avvocato che non c’era stata nessuna estorsione e che sono completamente estranei ai fatti.

Ci sono tanti capi d’accusa fondati su un modo di essere di una persona, cioè il parlare semplice,genuino ed anche scherzoso!
Mio padre ha fatto subito la richiesta di essere confinato nel circondario Umbro per la famiglia e per mia sorella NON VEDENTE, ci ha raccontato al primo colloquio che quando sono andati a prenderlo gli hanno detto vuoi andare a Terni o Spoleto? Ha detto dove volete ma preferisco Spoleto perché più comodo, dov’è andato a Voghera? Questo perché? Per abbattere i guadagni delle associazioni, ma ciò che hanno abbattuto sono stati soltanto lo stipendio del mio lavoro perché l’associazione non esiste! Infatti non abbiamo avuto nulla sotto sequestro, perché? Perché non c’erano i guadagni quindi neanche i beni. Una cosca così forte, non ha guadagni non ha nulla?

Secondo me prima di aggredire con questo potere mediatico e di giustizia le persone dovrebbero accertarsi con più chiarezza perché hanno rovinato la vita e la dignità di mio padre.
In attesa di giudizio è stato giustiziato senza neanche concedergli il rispetto della sua umanità, cosa che se solo lo conoscevate ne aveva da vendere.
Io non rinnego o nascondo i suoi presunti reati perché è un fatto, ma noi aspettavamo il processo per far chiarezza e se c’era da pagare, pagava. Avrei voluto molto arrivare a quel giorno insieme a lui ed anche se sarebbe stato condannato, cosa abbastanza difficile, almeno ancora era con noi.

In Italia non esiste la presunzione di innocenza, esiste solo la presunzione di colpevolezza e ad oggi non stanno condannando penalmente ma a morte.
Perché sicuramente il dolore di mio padre è stato sottovalutato perché si pensavano fosse una scusa per uscire dal carcere, ma anche lì, ingiustamente, era sempre con il sorriso, per dar forza alla sua famiglia!

Domenico R.