L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale ha dato il via libera all’indennità di fine mandato per 23 esponenti non rieletti. Una cifra che supera i 20 mila euro a testa per quattro anni di attività.
Mentre il dibattito pubblico è spesso concentrato sui tagli alla spesa e sulle difficoltà economiche del territorio, torna a far discutere la gestione dei costi della politica a Palazzo Campanella.
L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Calabria ha infatti deliberato lo stanziamento di circa 350 mila euro destinati al pagamento dell’indennità di fine mandato per 23 ex consiglieri regionali non riconfermati alle ultime consultazioni.
Il meccanismo del “premio”
Quella che tecnicamente viene definita indennità di fine mandato è, nei fatti, una sorta di trattamento di fine rapporto (TFR) riservato ai rappresentanti dei cittadini. Il funzionamento del fondo si basa su un sistema di contribuzione che appare particolarmente vantaggioso:
Il versamento mensile: Ogni consigliere versa una quota minima pari al 3% dell’indennità di carica.
La cifra: Si parla di poco più di 150 euro al mese trattenuti dallo stipendio.
Il rendimento: A fronte di questo versamento, si matura il diritto a un premio finale di circa 5.100 euro per ogni anno di legislatura portato a termine.
Il calcolo finale: oltre 20 mila euro a testa
Poiché l’ultima legislatura ha avuto una durata complessiva di quattro anni, il calcolo per i 23 beneficiari è presto fatto: ogni ex inquilino del Consiglio potrà beneficiare di una cifra che supera i 20 mila euro.
Il totale complessivo di 350 mila euro, già impegnato dall’amministrazione regionale, copre dunque le spettanze di chi, non essendo tornato tra i banchi dell’aula, ha diritto alla liquidazione delle somme maturate durante il mandato.
Un tema sempre sensibile
La delibera, seppur atto dovuto in base ai regolamenti vigenti che disciplinano lo status dei consiglieri, non manca di sollevare interrogativi sull’opportunità di tali automatismi. Il rapporto tra il modesto versamento mensile (circa 1.800 euro l’anno) e l’importante cifra incassata al termine del quadriennio (oltre 5.000 euro per anno) evidenzia un moltiplicatore che difficilmente trova riscontro nei trattamenti pensionistici o nei TFR dei lavoratori del settore pubblico o privato.
Mentre la macchina amministrativa procede con l’erogazione delle somme, resta aperto il confronto politico sulla necessità di riformare ulteriormente i costi della politica in una delle regioni con i tassi di povertà più alti d’Italia.