Calabria in ginocchio: il Ciclone Harry devasta il territorio, ma per i Media Nazionali è “Silenzio Radio”


Mentre la Calabria conta i danni di una delle ondate di maltempo più feroci dell’ultimo decennio, un altro fenomeno, altrettanto deprimente, si abbatte sulla regione: l’indifferenza della stampa nazionale.

Il Ciclone Harry, che nelle ultime 48 ore ha flagellato la punta dello Stivale, ha lasciato dietro di sé infrastrutture sbriciolate, isolamento e fango. Eppure, nei titoli dei principali TG e sulle prime pagine dei quotidiani romani e milanesi, la notizia fatica a trovare spazio.

​Una terra spezzata in due
​Le immagini che arrivano dai territori colpiti — e che circolano quasi esclusivamente sui social o sulle testate locali — raccontano una realtà drammatica.

​Il Ciclone Harry non è stato un semplice temporale stagionale, ma un evento estremo che ha messo a nudo la fragilità di un territorio abbandonato a se stesso.

​Il muro del silenzio
​Ciò che fa male ai calabresi, oltre al fango nelle case, è il vuoto informativo. Mentre per eventi di simile portata nel Centro-Nord si mobilitano inviati speciali e dirette fiume, per la Calabria il racconto si è limitato a brevi trafiletti o a veloci passaggi meteorologici.

​”Sembra che il confine dell’interesse giornalistico si fermi poco sopra Salerno,” commenta un sindaco del catanzarese, tra i più colpiti. “I nostri lungomari devastati e le nostre imprese turistiche in ginocchio valgono meno di un acquazzone in pianura padana?”

​Un’emergenza di Serie B?
​La critica che si leva forte dal territorio riguarda il criterio di selezione delle notizie. La distruzione delle infrastrutture calabresi non è solo un problema locale: è un danno nazionale che colpisce l’economia, i trasporti e la sicurezza dei cittadini. Ignorare la portata del disastro significa, di fatto, rallentare i soccorsi e lo stanziamento dei fondi d’urgenza necessari per la ricostruzione.

​La Calabria non chiede pietismo, ma il diritto alla cronaca. Perché se un ponte cade nel silenzio mediatico, è come se quel ponte non fosse mai esistito, e chi deve intervenire si sente meno pressato a farlo.