Calabria ROSSA di vergogna, e regionali… imminenti (?)

In un solo giorno, la Calabria incassa due smacchi: zona rossa, e supercommissario alla sanità; in realtà, lo smacco è uno: la Calabria è zona rossa a causa dello sfascio della sanità.

Lo sfascio della sanità regionale data dal 1970. Appena nata, la Regione (A. Guarasci, A. Ferrara, P. Perugini, A. Ferrara di nuovo, B. Dominijanni, F. Principe, R. Olivo, G., Rhodio, D. Veraldi, L. Meduri, A. Loiero, M. Oliverio di centrosinistra, e G. Nisticò, B. Caligiuri, G. Chiaravalloti, G. Scopelliti e Stasi di centrodestra; la Santelli per pochi mesi) si riempì di 42 tra ospedali e presidi ospedalieri spacciati per ospedali; e fu ed è teatro di una guerra di tutti contro tutti per la conquista dei primariati; mentre i politicanti assumevano a battaglioni affiancati ogni genere di pinchipalli: uscieri, giardinieri, guardarobieri, lancieri, archibugieri… e quant’altro vi venga a mente. In non pochi paesi, le assunzioni furono anche la causa diretta della fine dell’economia sana e produttiva.

Tanto, gli ammalati se ne andavano e se ne vanno altrove, e la Calabria ingrassa le altre Regioni.
La sanità calabrese restava e resta, infatti, ostinatamente arretrata nella mentalità, nelle procedure, nei mezzi; e lontanissima da progressi tecnologici che altrove sono comunissimi, anzi già obsoleti. Altrove un’operazione si fa seduti in poltrona a leggere il giornale, anestesia localissima, mezzora e via.

E non scordiamo il diffusissimo mangia mangia.
I commissari, Cotticelli incluso, non sono stati nulla di meglio che burocrati in aggiunta ad altri burocrati. Il supercommissario che Conte manderà, idem.
Ci vuole, un commissario, eccome, ma con pienissimi poteri assoluti: ius gladii, e senza pietà. Una sola ASR, regionale; riduzione a zero degli sprechi; ammodernamento radicale e aggiornamento effettuale e controllato del personale.

La vera rivoluzione è la deospedalizzazione delle malattie, che in tantissimi casi possono essere trattate dal medico curante, a costo bassissimo o nullo; l’ospedale deve tornare ad essere quello che fu: l’eccezione, e non la regola.
Chi può fare queste cose? La prossima Regione.
Corrono dei nomi di sinistra, che, detto in generale, paiono un altro caso Callipo, cioè una brava e stimata persona finita per sbaglio nel PD; e quelli del PD non votarono perché c’era Callipo, e gli amici di Callipo non lo votarono perché era nel PD.

Attenzione: se ha straperso Callipo, che negli anni passati era stato in qualche modo presente nella vita sociale e politica, figuratevi quanto straperde il GRANDE NOME mai visto in giro, e che mai espresse un qualsiasi parere sulla Calabria. Parere, non utopie volatili da realizzare tra un milione di anni. La ricerca di NOME GRANDE politicamente anonimo dimostra che la sinistra calabrese annaspa nel buio.

D’accordo, ma il centrodestra? Il centrodestra, che, stando a quanto sopra, è vincente, potrebbe però mettersi d’impegno a straperdere, se sbaglia la candidatura, proponendo un pincopalla qualsiasi per accordi romani.
Serve una buona e seria candidatura.

Ulderico Nisticò