Lode a un’associazione che vuole valorizzare Caminia, e, suppongo, anche Stalettì. Mi accontento di ripetere che non esiste da nessuna parte credibile un qualsiasi cenno che connetta Italo con Caminia, e con lo Ionio in generale; e tanto meno che il re abitasse, anche temporaneamente, nella ben nota grotta di San Gregorio.
Leggano, gli associati, le fonti greche e latine, possibilmente in greco e in latino; e se mi trovano un mezzo rigo, ne parliamo. Se poi dobbiamo concedere a chiunque l‘anarchica libertà di inventarsi una cosa qualsiasi, ebbene, pigliamo la prima falegnameria e scriviamo che lì è stato intagliato Pinocchio.
Basta così. A dimostrare la mia simpatia per l’associazione, e anche per Stalettì, vi segnalo quanto segue:
1. Ho scritto, su Vivarium Scyllacense, due corposi saggi su Stalettì, poi usciti anche in volumi separati. Eccoli: Padre Raimondo Romano, il culto di san Gregorio e le incursioni turche del 1644 e 1645, Vivarium Scyllacense, 1997; Squillace 1243, un patto tra monasteri, estratto da Vivarium Scyllacense, 2001. I monasteri in parola sono la Certosa (allora cistercense) e il cenobio di San Gregorio. Trovate entrambi i testi nella Biblioteca comunale, cui li ho donati in vista di una pubblica presentazione che mai si tenne. Faccio il bravo, ed evito commenti sarcastici.
2. L’area costiera del territorio di Stalettì mostra più di un momento interessante: la tradizione dell’arrivo dei santi Gregorio e Acacio (Agazio); il toponimo stesso Caminia, probabilmente una fabbrica; il toponimo di Panaia, dal greco Pan-haghìa, tutta santa, riferito alla Madonna; per chi si vuole divertire in modo oscuro, si narra anche di apparizioni! brrrr; le vasche dette di san Gregorio, che possono ricordare, con qualche prova, i Vivaria degli Aureli e di Cassiodoro; la chiesetta di San Martino, con sepolcro di un santo; l’antico convento, che racconta anche storie più recenti, di Fazzari e Garibaldi; Santa Maria del mare, e con essa le lunghe e serie indagini sui luoghi cassiodorei; il possente Castrum.
3. Delle tracce meritevoli di studio possono far pensare che passasse da Stalettì la via romana indicata dalla Tabula Peutingeriana, e che collegava Castra Hannibalis (Alto Golfo di Squillace) con Scolacium, e infine Vibo Valentia.
4. E che dire del vasto agro e abitato di Stalettì? Il cenobio greco, certo antichissimo, e, come ho scritto di sopra, fiorente nel XIII secolo, e tra i pochi ancora attivo nel XV, quando ricevette la visita del Calceopulos; le sue vicende fino a oggi; gli abati commendatari, tra cui Ludovisi Boncompagni e la sua intenzione di costruire una grande chiesa, di cui qualcosa rimane.
5. E le laure (grotte eremitiche) studiate dalla compianta Emilia Zinzi, cui non so se Stalettì ha pensato di dedicare una via.
6. In Stalettì centro, palazzi e chiese.
7. Eccetera.
Insomma, c’è tantissimo da valorizzare, in Stalettì borgo e mare e agro. Non vi serve partecipare alla gara a chi la spara più grossa a proposito di Italo. Ora non tentate di commuovermi citando Aristotele, perché c’è un denso capitolo sul nome d’Italia nel mio Storia politica della Magna Grecia, Città del Sole, 2024; e l’elenco delle fonti inizia quanto doveva ancora nascere il trisavolo dello Stagirita.
Sapete cosa è successo negli ultimi anni? Che la Calabria ha smesso d’inventarsi sbarchi di Ulisse (non citatemi Omero: sono grecista e lo leggo direttamente nel testo, senza traduzioni abborracciate), e da un po’ tutti vogliono il loro Italo.
Ne avete, ragazzi, senza bisogno di dar retta al primo che capita! Buon lavoro, amici di Caminia, e levate quel cartello del tutto incongruo: non ci fu mai un condominio tra Italo e san Gregorio.
Ulderico Nisticò