Cannabis: cosa dice la normativa italiana sull’uso terapeutico e sull’uso personale

La cannabis viene spesso ricercata da chi soffre di particolari patologie e necessita dei suoi effetti benefici per alleviare i propri sintomi.

Purtroppo la legislazione italiana sulla canapa è ancora piuttosto arretrata rispetto al resto del mondo occidentale, ed è normale domandarsi se sia davvero possibile richiederla come medicinale.

Per paura di possibili conseguenze legali, sono in tanti a rinunciare a questa possibile alternativa medicale per la paura di subire sanzioni amministrative o, peggio, di innescare un procedimento penale.

La situazione non cambia per chi è intenzionato a produrre da sé la cannabis da utilizzare per curare le proprie patologie. Si sente parlare di canapa legale, ci si informa su come coltivarla, si dà uno sguardo agli shop online, magari per ricercare i semi femminizzati migliori, e poi… si getta la spugna per evitare guai.

Prima di rinunciare a qualunque opzione si ha a disposizione per salvaguardare la propria salute, sarebbe bene conoscere la normativa in materia per avere a disposizione tutti i dati necessari a prendere una decisione ragionata.

In questo articolo spiegheremo se in Italia è possibile assumere cannabis a uso terapeutico e quali rischi realmente si corrono se la si possiede per uso personale.

Cannabis per uso terapeutico: è legale?

In Italia l’uso terapeutico della cannabis è consentito ma, è bene ricordarlo, solo sotto forma di medicinali autorizzati.

I farmaci di questo tipo sono forniti gratuitamente dal SSN quando siano prescritti per gli impieghi previsti dal Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015, tra i quali figurano:

  • la terapia del dolore cronico determinato dalla sclerosi multipla;
  • il trattamento degli spasmi involontari tipici della sindrome di Tourette;
  • la stimolazione dell’appetito nei pazienti affetti da anoressia, AIDS o tumori;
  • il trattamento della nausea e del vomito provocati dalla chemioterapia e dalla radioterapia.
  • la riduzione della pressione sanguigna nei pazienti che soffrono di glaucoma.

In tutti gli altri casi il medico è comunque libero di decidere di prescriverli ma la spesa è totalmente a carico del paziente.

Quando si sente parlare di marijuana terapeutica, troppo spesso si pensa erroneamente agli spinelli che non sono una modalità di assunzione consentita dalla legge. Perché la cannabis sortisca gli effetti desiderati, infatti, deve essere trattata come qualsiasi altro medicinale, dosando accuratamente i vari principi attivi in modo che non costituiscano un rischio per la salute.

Per questo, anche se si dichiara di effettuarla a scopo terapeutico, la coltivazione e la detenzione di marijuana sono sempre considerate illegali.

Ecco cosa si rischia se si possiede cannabis per uso personale

Nonostante la coltivazione e la coltivazione di cannabis siano illegali, non costituiscono un reato penale quando viene accertato l’uso personale. In questi casi si rischiano solo delle sanzioni amministrative come il ritiro della patente o del passaporto.

Se la produzione e il possesso sono invece destinate per la cessione a terzi, allora si configura il reato di spaccio punito con la detenzione per un massimo di 6 anni.

Ma come distinguere le due fattispecie?

Ebbene, iniziamo con lo specificare che non basta una semplice dichiarazione dell’interessato. Se si viene colti in possesso di cannabis, saranno le stesse forze dell’ordine a indagare sullo scopo della detenzione di stupefacenti.

Un primo particolare che verrà attentamente valutato è la quantità di prodotto posseduto. Se è particolarmente elevata sarà estremamente difficile dimostrare l’uso personale.

È importante, poi, verificare se la marijuana sia confezionata in singole dosi, fatto che dimostrerebbe il fine di spaccio anche nel caso si trattasse di una modica quantità.

Infine, il possesso di oggetti tipicamente legati allo spaccio, come bilancine, coltelli e grosse somme di denaro contante, dimostra senza ombra di dubbio l’intenzione di cederla a terzi.

Se al termine del controllo le forze dell’ordine concludono che sussista l’uso personale, non viene avviato nessun procedimento penale ma, di norma, si viene convocati dal prefetto locale prima dell’irrogazione di qualunque sanzione amministrativa.

Dopo un breve colloquio, il prefetto deciderà come procedere, da una semplice ammonizione verbale fino alla sospensione dei documenti.

Non è obbligatorio accettare la convocazione dal prefetto, ma è bene tenere a mente che, in caso di rifiuto, le sanzioni amministrative sono assicurate.

In conclusione

Abbiamo affrontato lo spinoso tema della normativa sull’uso personale e terapeutico della cannabis. Si tratta di un argomento da conoscere nel dettaglio in modo da non incorrere in procedimenti legali.

Per chi ricerca la cannabis per uso terapeutico, è comunque possibile evitare qualunque rischio se si prendono in considerazione i prodotti a basso tenore di THC nei quali l’unico principio attivo è il cannabidiolo.

Questi prodotti sono totalmente legali e possono essere acquistati con sicurezza presso i migliori rivenditori del settore, come Sensoryseeds.it.

Ricordiamo, comunque, che è sempre bene consultarsi con il proprio medico prima di prendere qualunque decisione riguardo la salute. Spetterà a lui l’ultima parola rispetto a quale sia il modo migliore per portare avanti le terapie più idonee per la situazione specifica di ogni paziente.