Caos alla Farmacia Territoriale di Soverato: Malati e anziani costretti a file indecorose per i Farmaci salvavita


Locali angusti, assenza di posti a sedere e servizi igienici inadeguati. Scatta l’ultimatum formale del Codacons all’Asp di Catanzaro e alla Regione Calabria: «Subito un’ispezione, la dignità non è un accessorio della sanità pubblica».

​SOVERATO — Una situazione inaccettabile che lede profondamente la dignità dei cittadini più fragili proprio nel momento del massimo bisogno, ovvero quello della cura e dell’accesso alle terapie. Presso la Farmacia territoriale distrettuale di Soverato si sta registrando una gestione del servizio pubblico che ha spinto il Codacons a lanciare un durissimo atto di accusa contro i vertici della sanità locale, accendendo i riflettori su disagi quotidiani non più tollerabili per l’utenza.

​Le segnalazioni si rincorrono da settimane, delineando un quadro di profonda sofferenza logistica e amministrativa. Secondo quanto formalmente denunciato dall’associazione a tutela dei consumatori, cittadini anziani, malati oncologici e persone affette da gravi disabilità sarebbero costretti ad attendere per ore in condizioni definibili soltanto come indecorose, al solo fine di ritirare i farmaci salvavita indispensabili per la propria sopravvivenza o per il mantenimento di terapie croniche complesse.

​File indecenti e locali inadeguati: la fotografia del disagio

​La fotografia del disservizio che emerge dalle testimonianze raccolte a Soverato è impietosa. Il servizio di distribuzione farmaceutica verrebbe infatti svolto all’interno di locali dall’estensione estremamente ridotta, strutturalmente inadatti a ricevere il volume di utenza quotidiano che afferisce all’intero distretto.

​La struttura è caratterizzata da una drammatica carenza di posti a sedere interni e dalla totale assenza di servizi igienici idonei e fruibili dal pubblico. Questa combinazione di fattori costringe sistematicamente decine di persone — molte delle quali con evidenti difficoltà motorie — ad attendere il proprio turno in piedi per tempi prolungati, ammassate nei corridoi o addirittura all’esterno dell’edificio, esposte agli agenti atmosferici.

​“È un’immagine che dovrebbe far arrossire chiunque abbia una responsabilità diretta nella gestione della sanità pubblica”, attacca frontalmente il Codacons nella sua nota. “Perché non stiamo parlando di una fila qualunque o di una comune attesa burocratica. Stiamo parlando di persone anziane, malate, disabili, soggetti fragili che spesso affrontano già terapie pesantissime, patologie croniche invalidanti, enormi difficoltà fisiche e, non di rado, anche economiche”.

​La durissima presa di posizione dell’associazione sposta poi l’asse della critica sul valore stesso e sul significato dell’assistenza medica e socio-sanitaria sul territorio. Una sanità che costringe chi sta male ad attendere in condizioni strutturalmente così degradate e indecorose non può essere semplicemente giustificata come una sanità in affanno o in carenza di risorse; si tratta, al contrario, di una sanità che dimentica la centralità della persona umana.

​“La distribuzione territoriale dei farmaci non può e non deve essere trattata alla stregua di una mera pratica burocratica da smaltire in una qualunque stanza libera recuperata nei sotterranei”, prosegue con fermezza l’associazione dei consumatori. “Non può diventare l’ennesimo percorso a ostacoli per chi è già profondamente provato dalla sofferenza della malattia. È inaccettabile scaricare interamente sulle spalle dei cittadini più deboli il peso di disorganizzazioni strutturali, cronici ritardi e inerzie amministrative non risolte”.

​L’ultimatum all’Asp di Catanzaro e alla Regione: servono fatti, non parole

​Di fronte a questo scenario di oggettiva emergenza civile e sanitaria, il Codacons ha formalizzato un vero e proprio ultimatum, indirizzato direttamente ai vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Catanzaro e alla Regione Calabria, richiedendo un intervento immediato, concreto e soprattutto verificabile.

​L’obiettivo prioritario dell’istanza è l’avvio immediato di un’ispezione tecnica per accertare le reali condizioni dei locali attualmente destinati al servizio, verificando la conformità degli spazi sotto il profilo igienico-sanitario, dell’accessibilità architettonica e della sicurezza sui luoghi di cura.

​Il diritto alla salute, ricorda l’associazione, non comincia allo sportello nel momento esatto in cui il farmaco viene materialmente consegnato, ma inizia molto prima: si esprime nel modo in cui una persona malata viene accolta, protetta e rispettata dalle istituzioni della Repubblica. Per questo motivo, l’associazione pretende che vengano garantiti con urgenza assoluta sedute adeguate, un riparo sicuro per le attese e servizi igienici perfettamente fruibili, valutando parallelamente l’ipotesi di individuare in tempi rapidi locali alternativi idonei al servizio.

​“Non basteranno semplici rassicurazioni verbali o sopralluoghi istituzionali annunciati per spegnere l’indignazione della cittadinanza”, ribadisce il Codacons nel testo dell’esposto. “Pretendiamo che l’ASP di Catanzaro e la Regione Calabria restituiscano immediatamente dignità a questo servizio. Non si sta chiedendo un favore, né un intervento di cortesia, ma il rispetto dei diritti costituzionali dei cittadini”.

​L’atto d’accusa si chiude con un richiamo perentorio ai doveri dello Stato verso la comunità: davanti alle paure e alla fatica quotidiana dei pazienti, le istituzioni non possono rispondere con una stanza angusta o con una sedia che manca. Chi ha bisogno di curarsi non può essere trattato come un “peso” da smaltire frettolosamente in fila, perché la dignità non è un accessorio opzionale del servizio sanitario, ma ne rappresenta la prima, fondamentale e irrinunciabile condizione.