Caos e governi commissariali

 La cosiddetta Prima repubblica veniva accusata da moltissimi, e anche da me, di essere una partitocrazia che faceva e disfaceva i governi “balneari”. Ed era così; ma la cosiddetta Seconda, è peggio; e peggio del peggio è l’attuale maggioranza di tutti in barca tranne FdI e poco altro, ma in una barca in cui ognuno rema per conto suo, e in direzione o contraria o diversa dal vicino di banco e scalmo.

 Per inciso, ma ne abbiamo già parlato, la Babele si ripercuote anche nelle 23 liste di Catanzaro per 32 candidati, totale 736; e chissà quanti manco sanno in quale lista si trovano!

 Torniamo alla Prima e Seconda, per ribadire che nella Prima, almeno fino agli anni 1980, i partiti ancora esistevano, con iscritti e persino sedi per le riunioni; nella Seconda, i partiti sono piramidi con vertice senza la minima base e la minima discussione interna. Volete che vi descriva Soverato? No: lo sapete già.

 Il governo Draghi si regge come dicevano nell’Ottocento della politica europea di Bismarck: come il giocoliere con due attrezzi in mano e uno sempre in aria, a turno. Draghi è una specie di commissario prefettizio, forte di due punti indiscutibili: che, personalmente, se ne può andare anche oggi stesso, e trova lavoro altrove (l’ha detto lui stesso: scherzando: però mai uno con la sua faccia scherzò!); e che prima di ottobre non scatta il vitalizio, quindi un bel po’ di attuali parassiti sono disposti ad approvare qualsiasi cosa, come Filippo d’Orléans votò per il ghigliottinamento del cugino Luigi XVI. Se si sciolgono le camere, forse la Vono un posto a metà lista FI lo recupera; ma Viscomi non ha più chi lo candidi numero uno blindato, con benedizione; preferenze spontanee ad entrambi, non gliele danno nemmeno i parenti in secondo grado, per il nulla che fecero. Insomma, fino a ottobre, Draghi è al sicuro.

 E dopo? Stavo per scrivere, da classicista, che il futuro è sulle ginocchia degli dei, ma ci ripenso subito: gli dei non si curano di tali piccinerie, e pasteggiano a nettare ed ambrosia. Essi un tempo parteggiavano per Ettore o Achille, per Enea o Didone: mica si disturberebbero per Speranza, Di Majo o per l’inesistente Lamorgese.

 C’è un’alternativa? In un’Italia di vecchi, e con i quindicenni che uno su due non sa capire un testo (lo abbiamo scritto), non c’è. Ci sono pensatori? Ma dai: oggi chiamano filosofo il primo chiacchierone. Ci sono capi e punti di riferimento e miti e ideali? Certo che no.

 Così l’Italia resta commissariata come dal 1978.

Ulderico Nisticò