Caporali senza esercito nella repubblica di Babele

 E già: sono senza esercito, ma non sono generali come si diceva una volta; caporali, ed è pure assai. Parlo dei politicanti di questa confusa Italia.

 Casaleggio iunior, anche a nome del defunto padre, esce dai 5 stelle, o da quel poco che ne rimane. Conte, oggi in veste di capopartito, o di quel che ne rimane, lo stava portando in tribunale! Da notare che questo movimento 5 stelle, che non c’è, vanta in parlamento una forte maggioranza numerica. Meno male che, di fatto, non c’è.

 Salvini è ragazzo, e forse non ricorda cosa accadde a Fini quando entrò in Forza Italia, per esserne subito dopo cacciato a favore di telecamere e in diretta. Il problema di Salvini è che ha un’idea al giorno; meno male che se le scorda il giorno dopo.

 A proposito: un tre anni fa partecipai, di striscio, agli Stati Generali calabresi della Lega, a Catanzaro; la sala immensa era piena di persone, e, per mia esperienza personale, anche qualificate. Oggi vediamo in tv gli Stati Generali alla presenza di quattro gatti, e in buona parte dei perfettissimi sconosciuti giusto per occupare le sedie e non far vedere i vuoti. Questa è stata l’unica attività di tale Saccomanno, da mesi commissario. A Soverato… beh, se uno volesse sapere qualcosa della Lega, dovrebbe telefonare direttamente a Salvini.

 Passiamo a sinistra. Letta, dopo qualche anno di esilio a Parigi, è diventato giacobino, e se ne viene ogni due ore con una proposta sovversiva, di quelle che tanto piacciono agli intellettuali (a parole!), e che nulla hanno a che vedere con i problemi reali delle classi che un tempo si rivolgevano a sinistra. A proposito, Letta è segretario di un partito di cui il predecessore Zingaretti ha detto che si vergognava.

 Idem per Irto, il quale, caso raro di anagraficamente giovane, ha capito che è meglio tenersi lontano da un PD perdente; e che se, per caso, vincesse, sarebbe un assalto alla diligenza. Ed ecco il cappello del prestigiatore con la sorpresa: un intellettuale che, se candidato, manderebbe in brodo di giuggiole tutti gli intellettuali calabresi che poi voteranno altrove. Vedi Callipo.

 Ci mancava Tansi, il quale, improvvisamente, si accorge che Lucano è “comunista”, idem per l’amicone Luigi; evidentemente, per lui, lo sono diventati ieri, e prima erano liberali cavourriani? Egli, il Tansi, non ne ha indovinata una, legandosi a de Magistris che con lui non c’entrava niente, e che è un mezzo comunista anche lui; solo che Tansi non se ne è accorto mai. Ecco un bell’esempio di Babele. De Magistris, pur di fare numero, arruolerebbe anche Marco Berardi, se avesse la benché minima nozione di chi è… o fu? Ecco un indovinello.

 Girano dunque nomi a raffica per la candidatura a presidente; e tutti si preoccupa del nome. Nessuno spiega perché Tizio o Caio o Mevio o Sempronio o Giufà vogliano fare il presidente; in nome di che; con quale programma… Programma serio, non i soliti diluvi di chiacchiere da telecomando in mano e cambio canale.

 Tv, giornali, università, scrittori eccetera? Tutti muti.

Ulderico Nisticò