Catanzaro nella “fioritura” delle vecchie speranze

Il cittadino attivo che collabora con le istituzioni, rendendosi disponibile nel fare agenda e memoria di un “massacro” ambientale, ancor più degradato dal tempo trascorso nella massima indifferenza, frutto di modus operandi da attapirare come “Striscia la Notizia” presto potrebbe fare, ma non basta…

Bisogna intervenire e far sì che tale “incompiuto” lavoro, fra i tanti, che espone, ancora oggi, una prevista consegna nel 28/07/ 2005, come intervento di ristrutturazione del Gasometro di Catanzaro, possa essere varato dal neo Consiglio Comunale, quale urgente ordine del giorno, considerando scaduto il tempo di ultimazione risalente al 19/01/2007, e quindi, darne immediato ripristino che, in taluni casi, corre d’ obbligo senza giustificazione alcuna.

Premesso che il tardivo insediamento ed elezione del nuovo Presidente del Consiglio Comunale, sta già minando l’ attenzione su drammatiche pratiche di risanamento ambientale e non solo, si cerchi, però, di agire, nello stesso, dando segnali di sommo interesse e contatto diretto con la cittadinanza coinvolta nelle aree a rischio.

Questo è l’ ulteriore intervento del Presidente di Associazione Artistica, John Nisticò, che si vede precludere, come altre associazioni, quella “normale” progettualità ed uso degli spazi che andrebbero destinati alla libera espressione culturale, dunque, ricreativi e con inclusione delle svariate arti e tradizioni.
La certezza che questo condivisibile e forte senso dello Stato, quindi, appartenenza a luoghi comuni che ne caratterizzano sia il volto storico e futuristico del capoluogo di Regione, contribuisca a sostenere i “combattenti” consiglieri che così “audaci” nei recenti dibattimenti, potrebbero renderci quella sana battaglia di restyling per massima urgenza.

Subiamo tutti il disagio di una deplorevole immagine che nulla può sovrastare, neanche il decantato Magna Grecia Film Festival, oppure qualche spot pubblicitario che dimostra un benessere di copertina, contrariamente allo stato di abbandono che fa accapponare non solo la pelle, ma anche la coscienza di chi vi è stato e forse di chi vi rimane.
La gestione del territorio sia attiva sul bene comune e, pertanto, a noi presenti verso le Autorità previste di competenza civile, per quanto avverrà mediante tale pubblico appello.