Catanzaro – Ospedale vecchio: “Un lungo viaggio nel passato, tra antico e profano”

Basterebbero queste poche parole per riassumere in sintesi l’escursione fatta insieme al mio team tra i lunghi androni dell’Ospedale vecchio di Catanzaro.
Stiamo parlando di un edificio, posto in una zona nevralgica della nostra città, che viene affiancato quotidianamente da tante persone. Ma poche di queste si sono mai chieste cosa si celi all’interno di questo ammasso di cemento.
Anche solo guardandolo da molto lontano, ci si può rendere conto delle sue maestose dimensioni. Una gigantesca opera, adagiata su un fitto dirupo, simile quasi ad un imponente golem addormentato.

E’ stata principalmente la curiosità a spingermi in questo lungo viaggio nel corpo di questo “gigante” e grazie all’aiuto di tre intrepidi collaboratori, sono riuscito a documentare le infinite meraviglie ed insidie nascoste al suo interno.
Prima di iniziare questo resoconto, ci tengo a precisare che non abbiamo avuto alcuna autorizzazione ad entrare e vista l’alta pericolosità dispensiamo tutti dall’imitarci. Per ovvi motivi tralasceremo di nominare il punto dal quale siamo riusciti ad intrufolarci.
Detto ciò partiamo dal principio.

Sin dal primo momento in cui abbiamo messo piede in questa struttura, abbiamo potuto constatare di come noi non fossimo gli unici “ospiti” di questo antico ospedale. Anzi, da quel che abbiamo visto, possiamo affermare con assoluta certezza che, mentre di giorno regna una desolazione senza eguali, dopo il tramonto, invece, questo luogo diventa più vissuto di quel che sembra.
Una prima traccia la si è potuta trovare osservando l’ambiente circostante. Birre, cicche di sigarette, preservativi, strani disegni sono solo alcune delle tante prove relative alla presenza di altre persone (più in là nel racconto ne avremo anche la conferma). Un vero e proprio condominio insomma, capace di riunire differenti tipologie di inquilini.

Ma torniamo a noi; tanti sono i corridoi percorribili, una vera infinità. Percorsi in cui perdere il senso dell’orientamento è estremamente facile. Ognuno di loro si presenta in uno stato completamente differente all’altro. Infatti, mentre alcuni di questi si presentano in ottime condizioni (passando in alcune zone non si avverte neanche l’incuria di tanti anni di abbandono), altri invece sono completamente compromessi ed il rischio nel percorrerli di ferirsi è sicuramente elevato.
Esplorando le tante stanze siamo rimasti stupiti dalla presenza dei tanti, troppi documenti disseminati qui e là per tutto l’edificio. Cartelle cliniche, lastre, radiografie, libretti sanitari e tanto altro ancora, il tutto accompagnato da nomi e cognomi di quelli che sicuramente a quei tempi dovevano essere i degenti presenti.
Stesso discorso vale per i vari macchinari rinvenuti lungo il percorso, che danno la sensazione di antichi monumenti. Stranamente, molte di queste attrezzature non sono state danneggiate e con la loro integra presenza in varie zone dell’ospedale, riescono a dare testimonianza della loro funzione.
Girovagando, siamo rimasti inoltre piacevolmente sorpresi dalla presenza di molti murales (molti di questi anche ben fatti). Nonostante i pericoli, spesso quelle zone sono frequentate da gruppi di ragazzi intenti a far pratica della loro arte, e dal punto di vista fotografico non si può certo dire che antico e moderno non si sposino bene; anzi, soprattutto durante le giornate soleggiate, queste opere risaltano ancor di più agli occhi, riuscendo a conferire a luoghi anonimi, un’atmosfera suggestiva.

Purtroppo, però, non tutte le immagini visionate sono così piacevoli da osservare.
Se infatti da una parte troviamo degli abili writers, in altre stanze siamo riusciti a trovare le tracce di altri gruppi che frequentano la struttura con scopi non proprio positivi.
Inoltrandoci in un’ala dell’ospedale molto distante, siamo rimasti pietrificati da quel che si presentava innanzi a noi. In corrispondenza di due stanze, una di fronte l’altra, abbiamo scoperto una moltitudine di disegni, e macabre iscrizioni. Una di queste stanze, che affaccia proprio nelle vicinanze dell’antica chiesa dell’Ospedale (ormai in rovina) è completamente rivestita da una moltitudine di disegni e simboli. Tra i tanti, il disegno per terra di una croce, sormontato da un grande ragno.
Se questa stanza ci ha spinto a porci delle domande, la seconda invece, è riuscita a farci accapponare la pelle. Di fronte a noi una porta chiusa con la scritta “don’t open”. Entrando, siamo rimasti colpiti dalle tante, troppe iscrizioni, tutte inneggianti al demonio. Controllando la stanza, tra le varie strane cose presenti, una grande cella frigorifera. Dopo aver temporeggiato qualche minuto sul da farsi, siamo riusciti a vincere parte delle nostre paure, ed aprendola ci siamo improvvisamente ritrovati in un film dell’orrore. Laddove in tempi remoti si sarebbero trovate medicine e prodotti sanitari, adesso invece si possono trovare i resti di un vero e proprio rito satanico. Oltre ovviamente alle differenti iscrizioni, la nostra attenzione si è focalizzata su un vassoio posto per terra, adoperato per l’occasione come braciere. E neanche da poi così tanto tempo. Tra i resti rinvenuti, candele e vecchie ecografie di feti, sicuramente prelevate dai tanti documenti disseminati. In un contesto come questo, anche l’oggetto più semplice presente, una banale sedia di legno, è stata capace di metterci in soggezione, attraverso la visione di un copri sedile raffigurante due entità a cui non siamo riusciti a dare un nome, né una spiegazione. Così come la presenza di un mazzo di fiori, decisamente inquietante alla vista. Per tutta la stanza si è potuto percepire fin da subito un’aria pesante, fredda, a tratti innaturale. Ad oggi non siamo in grado di capire chi abbia potuto realizzare tutte queste cose: una vera e propria setta oppure un gruppetto di ragazzini annoiati? Ma una cosa è certa, E’ improbabile che torneremo da quelle parti.

Continuando l’esplorazione, abbiamo rinvenuto anche la carcassa di una povera capra, ormai in totale stato di decomposizione. Non si sa come sia potuta arrivare fin qui, l’ennesimo mistero di questa struttura.
Come potete immaginare anche le occasioni di spavento non sono certo mancate. Come quando, intenti a sfondare una porta, ci siamo trovati quasi faccia a faccia con due persone incappucciate. Non abbiamo fatto in tempo a riprenderci dallo shock che erano già sparite.
Un caso analogo era successo anche in un’altra spedizione, quando situati al 2° piano del plesso avevamo intravisto la sagoma di una persona intenta a cercare qualcosa. Anche in questo caso, scendendo, non abbiamo più trovato nessuno.
Altri esempi? I forti rumori avvertiti, dovuti a porte che si aprivano e chiudevano con inaudita violenza. Una delle porte, aperta subito dopo il nostro passaggio, ritrovata misteriosamente chiusa nel giro di pochissimo tempo. Gli esempi sono innumerevoli e da questa esperienza abbiamo tutti tratto una lezione fondamentale: questo tour non è adatto ai deboli di cuore.
Potremmo scrivere per ore di questo ospedale e di tutti i misteri nascosti al suo interno poiché nonostante lo stato attuale nel quale purtroppo si trova, conserva ancora un grandissimo fascino, e se ad oggi viene percorso da così tante persone un motivo ci sarà.
Noi, nonostante tutto, non siamo riusciti ad accedere a tutte le stanze.
Tra i tanti accessi, uno in particolare ha colpito la nostra attenzione: una scala capace di portare ai livelli più bassi della struttura, completamente ostruita da calcinacci e materiali di tutti i generi. Nessuno ha avuto il coraggio di scendere fin laggiù, ma ipotizziamo che se risulta così occultata, è proprio per scoraggiare i possibili visitatori ad accedere a quelle stanze. Cosa si nasconde laggiù? Ancora non si sa, ma nostro viaggio non finisce qui.

Autore: Nicola Cundò
Collaboratori: Simone Doria, Luca Pristerà, Mauro Signoretti, Francesco Kiro

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