Catturato in Germania presunto “boss” della ‘Ndrangheta, era latitante dal 2013

È finita dopo quasi cinque anni la latitanza di Emanuele Cosentino, 32enne di Palmi ritenuto elemento di spicco della cosca di ‘ndrangheta dei “Gallico”, attiva per lo più nella zona tirrenica reggina ma con ramificazioni in ambito tanto nazionale quanto internazionale.

Cosentino è stato catturato oggi pomeriggio a Saarbrücken, in Germania, dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria con l’aiuto della polizia tedesca.

Le indagini eseguite per rintracciarlo, condotte sotto la costante direzione della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno permesso di stringere il cerchio intorno al ricercato dopo 10 mesi di approfondimenti investigativi; prima focalizzati su alcuni elementi della cosca d’appartenenza, poi concentratisi sulla cerchia familiare. Così gli investigatori hanno raccolto tutti gli elementi utili per ricostruire e monitorare quello che hanno definito loro stessi un “collaudato circuito” che nel tempo gli ha assicurato la latitanza.

Cosentino è stato sorpreso per strada, nel centro della cittadina, mentre era alla guida di un’autovettura con targa tedesca. Insieme a lui era presente la moglie, Laura Nasso, che di recente lo aveva raggiunto da Palmi, dove viveva con i loro cinque figli, uno dei quali nato durante la latitanza del padre.

Non erano armati e non hanno opposto resistenza all’arresto. Indosso ad entrambi sono stati trovati dei documenti d’identità con false generalità.

Il successo dell’operazione è stato favorito, in maniera determinante, dalla cooperazione avviata con la polizia tedesca del Saarlander, sotto l’egida del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (lo SCIP), collaborazione che ha permesso di capitalizzare le acquisizioni investigative dei Carabinieri reggini.

Il latitante, destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalla Corte d’Appello del capoluogo dello Stretto nel giugno del 2017, era irreperibile dall’ottobre 2013, quando si sottrasse ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della Procura Distrettuale per i reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, stessi reati per cui era ricercato in campo internazionale.

Nel tempo gli sviluppi processuali hanno portato alla sua condanna, confermata in Appello, a oltre 7 anni di reclusione.

Il 32enne di recente era stato inserito nell’elenco dei “Latitanti pericolosi”: come documenterebbero le indagini a suo carico, fin dal 2004 avrebbe assicurato un costante contributo alla cosca di appartenenza, da tempo egemone nel territorio di Palmi.

Dal 2011, dopo i provvedimenti cautelari che avevano raggiunto il presunto “reggente” del sodalizio, Domenico Nasso, Cosentino si sarebbe sostituito a quest’ultimo nella gestione delle attività estorsive, ricevendo da Nasso le disposizioni che gli venivano comunicate tramite i familiari dal carcere.

Dopo l’inizio della latitanza i Carabinieri hanno registrato l’attivismo del ricercato fuori dal territorio italiano. La cattura di oggi, affermano soddisfatti gli inquirenti, “ribadisce la dimensione transnazionale del fenomeno ‘ndranghetista, che – come emerso in numerose attività investigative della Dda reggina – si conferma in grado di alimentare e sostenere una rete di stabili relazioni e cointeressenze, funzionali a garantire tanto il reinvestimento dei proventi illeciti, quanto l’appoggio alla latitanza dei suoi affiliati più importanti”.

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