Cellulari, e come aggirare la legge

Il mio gestore XY [uno vale l’altro] mi avverte che la legge 172/2017 impone di pagare per mese, cioè giorni 31 o 30 o 28/9, e non per quattro settimane. Bene: quattro settimane, a 7×4 fanno giorni 28, il che può andare per febbraio, ma non per gli altri mesi: insomma, la legge 172 ci fa risparmiare un po’ di soldi?
E invece no. Continua l’informativa che il mio gestore mi farà pagare l’8,6% in più ogni ricarica mensile. Siccome ho una tariffa di 10,00 €, io pagherò € 10,86, che, moltiplicato per 12, fa 130,32. Prima della legge, pagavo 13 volte 10,00, cioè € 130,00. Insomma, non ci guadagno nulla, anzi perdo € 0,32.

Cambiare gestore? Del tutto inutile, e pago pesante per eventuale nuova attivazione. Concorrenza tra gestori? Non sta bene, non è educato: meglio fare cartello.
Le leggi italiane vietano i “cartelli”; la legge 172/2017 è stata pensata per beneficare i clienti: ebbene, abbiamo un ottimo esempio di come in Italia le leggi possano essere bellamente aggirate. Ho scritto aggirate, non violate. Non si usa più violare le leggi come ai tempi dei pirati: oggi si scrivono leggi così arzigogolate che aggirarle è un giochino.

La legge 172, infatti, non aveva previsto… Come mai una legge non prevede? Oh, facilissimo capirlo, e ce lo spiega il Vico: “Il vulgo per ogni particolare vuole una legge, non sapendo comprendere gli universali”. Gli universali sono, nel nostro caso, che si dovrebbe pagare e riscuotere mese per mese come tutti i mensili; l’anomalia è che si ignori il calendario (“trenta giorni ha novembre, con april, giugno e settembre; di ventotto ce n’è uno; tutti gli altri ne han trentuno”). Basta, questo è il principio universale. Ogni tentativo di prevedere cosa può fare un gestore da qui a un secolo, è un titillamento mentale senza risultato.

Ora che farà, il parlamento che ha approvato la 172 e se la vede aggirare? Niente, immagino. Ha scritto con i piedi la legge, e se ne becca le conseguenze. Qualche maligno può pensare abbia sbagliato apposta? Boh!
Cosa farà il governo, di fronte a questo abuso? Niente.
Cosa faremo, noi utenti? No, mica “niente”; qualcosa faremo: saremo costretti a pagare.

Ulderico Nisticò

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