C’era una volta San Martino…

…l’11 novembre, in via S. Martino. Il nome della via, che in verità ricorda un episodio bellico del 1859, fu una felice coincidenza con il santo, da sempre legato alla svinatura. Era una bella serata tra amici, con castagne e vino, con musica popolare e allegria.

 Come tutte le storie che iniziano con “C’era una volta”, non c’è più San Martino; e per molte e legittime e comprensibili ragioni: però che non esista più, è un fatto. E a me, nella mia modestia, mi toccherà andare altrove.

 C’era anche la Madonna a mare. Idem come sopra, ridotta al minimo.

 La festa patronale della Madonna Addolorata è sempre più e solo di Soverato Superiore; e, a dire il vero, anche lì non è stata una cosa meravigliosa.

 Il centenario del Gagini… per farla breve, rimandato al 2121. A proposito, ma poi li ha mandati i soldi, la Regione? No? Distrattoni!

 Quante cose perdute! A me ciò pare qualcosa di più e peggio della generica paura del covid: dilaga, a Soverato, una crisi di socialità, con una pericolosa tendenza alla chiusura in piccolissimi gruppi di piccolissimo potere dove non passa lo straniero, zun zun. Per esempio, la mia proposta di uno spettacolo del tutto gratis, per Portosalvo, non ha ricevuto nemmeno la buona educazione di un rifiuto, solo silenzio; e nessuno ha pensato nemmeno di vendere la seconda edizione del libro, scritto, sempre gratis, dai soliti eroi, e rimasto a fare la muffa.

 E se è così, c’è da chiedersi se, quando sarà passato il covid, ci sarà ancora la Madonna a mare, ci sarà San Martino… E pensino, i vecchietti, quante altre occasioni si sono perdute, incluse quelle religiose. La religione, infatti, non dovrebbe essere un accostamento di atteggiamenti individuali, ma esattamente il contrario, un fatto comunitario e corale e di popolo.

 Le manifestazioni, però, non si fanno da sole, ma sono l’effetto di un poco di entusiasmo, di una voglia di agire, e anche della capacità di organizzare e impegnarsi. Di tutto questo, io non vedo più traccia, a Soverato.

 E i giovani? Ce ne sono pochissimi, e del tutto indifferenti alle tradizioni. Ma “tra-ditio” significa “dare da una generazione all’altra”, e se è vero che i giovani non vogliono ricevere, e ancora più vero che gli anziani non fanno nulla per tras-mettere.

 La politica? Ahahahahah: non pervenuta! Un tempo, a Soverato, si mangiava pane e partito. Oggi… bah, le ultime elezioni regionali sono trascorse senza che se ne accorgesse qualcuno.

Ulderico Nisticò, preoccupato