Una premessa. Non è affatto vero che in Calabria ha votato il 44%. Il dato è sballato, perché nelle nostre liste elettorali risultano ben TRECENTOMILA esteri iscritti per il solo fatto di avere avuto un lontano avo calabrese. In un paese che non nomino perché il sindaco non se lo merita, risultano 3.400 elettori contro 1.700 abitanti, minori inclusi. E nessuno provvede. Passiamo alle elezioni ormai fissate per il 5 ottobre.
Se la Calabria – statistiche alla mano, e meno male che c’è il nero! – è l’ultima d’Europa, la colpa non è di Nino Bixio come sostengono quelli che in vita loro hanno letto solo Pino Aprile, e Bixio non sanno chi fu, la colpa è del re Italo, che invece di mandare tutti a zappare sotto il sole, istituì i sissizi, e insegnò ai kalabresi di allora (calabresi dopo il X secolo dC), a mangiare senza aver prima faticato.
Fatta tale doverosa avvertenza, spieghiamo anche che, in tempi recenti, la colpa è in grandissima parte della Regione, pletora di gente seduta a far poco e niente, anzi assunta con l’impegno contrattuale sottinteso ma garantito a non fare nulla; e di una classe politica di inetti, ed eletti da elettori inetti anche loro. Risultato, gli ultimi d’Europa.
Ora che voteremo (o voterete?), e considerando Ferragosto e quel poco di forestieri o paesani di ritorno che noi, con il solito vanaglorioso stile barocco, chiamiamo turismo, restano pochissimi giorni. A oggi 9 agosto, non sto sentendo nessuno parlare di elezioni regionali, a parte i rari addetti ai (ahahahahahah!) lavori.
Approfittando delle ferie, i partiti comporranno le liste con gli stessi uscenti, o quasi; e i candidati verranno rieletti a causa di un meccanismo automatico.
Io, il quale conto un solo voto (01), e che mai nella mia vita ho goduto di un qualsiasi beneficio da parte della Regione, e tanto meno l’ho chiesto, che farò?
Ah, non venite a supplicare il mio (01) voto, dopo che avete passato soldi a tutti i chiacchieroni spacciati per dotti e colti e antimafia segue cena.
I partiti, dico? Ma non ci sono partiti, solo piramidi di vertici senza base; e tanto meno iscritti. E le associazioni più o meno alla luce del sole, spessissimo meno? Voteranno per qualcuno dei loro, con o senza meriti, anzi meglio se senza meriti, così non fa capricci e obbedisce.
Ecco cosa potrei fare, io. Io voglio sapere chi sarà il prossimo assessore alla Cultura. Se vedrò che è il consueto soprammobile o tappezzeria e altro arredamento, continuerò a non sperare in attività culturali della Regione, del resto assenti dal 1970, e non metterò piede nel seggio. Altrimenti, forse ne riparliamo. Forse.
Cultura, ragazzi, non piagnisteo retribuito a colpi di premi letterari e cittadinanze onorarie di Belforte. Belforte è un paese scomparso verso il XVIII secolo, però la cittadinanza onoraria l’assegna ugualmente: segue c€na!
Ulderico Nisticò