Che roba è l’ONU?

L’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) nacque nel primo dopoguerra, con il nome di Società delle Nazioni. La propose il presidente USA Wilson, che però non vi poté entrare, perché in America prevalse l’isolazionismo politico. Ne fecero parte gli Stati europei, ma non l’URSS; e gli Stati sudamericani. Nei primissimi anni servì a prevenire qualche conflitto; poi si rivelò uno strumento di Londra e Parigi, anche contro l’Italia, come si vide nel 1935 per la Guerra d’Etiopia. Alla vigilia del 1939, la SdN era ridotta a un blocco anglofrancese.

Finita la Seconda guerra mondiale, l’ONU, preso questo nome, trasferì la sede da Ginevra a N. York. Vi sono oggi rappresentati, credo, tutti gli Stati; ha una sede faraonica e una burocrazia profumatamente strapagata; non ha mai reso alcun servizio serio, e se qualche conflitto è stato risolto, lo fu da azione di singoli Stati e non certo dall’ONU. Anzi, questa è intervenuta a legalizzare decisioni di Stati, come l’assurda guerra di Serbia; o, raro caso, la spedizione in Libano sotto la guida dell’Italia.

L’esempio clamoroso di inutilità e fallimento dell’ONU ce lo dà la Palestina, dove il conflitto tra Israele e Arabi divampa, a parte precedenti, dal 1947, e non solo non ci vede alcuna pace e tutto procede a chiacchiere di “road map” e altre parola al vento; e ogni timido tentativo di risoluzione che dia fastidio a Israele viene subito stroncato dal veto americano. L’unico atto serio l’aveva compiuto, nel 1948, l’inviato dell’ONU Folke Bernadotte, della famiglia reale svedese, il quale, appena arrivato, venne ucciso da una banda di terroristi sionisti: un avvertimento! Avvertiti, gli altri hanno fatto solo ciacole.

Insomma, che ci sta a fare, l’ONU? Perché gli Stati devono mantenere sede e pletorico personale? Che ci sta a fare, l’Italia, che spende, per starci, un mare di denaro?

E veniamo al triste fatto del Congo. È cosa incomprensibile che l’ambasciatore dello Stato italiano fosse, di fatto, alle dipendenze dell’ONU; e, per ubbie ideologiche, anche sue personali, viaggiasse in zone pericolose come se fosse a spasso, e senza alcuno strumento passivo di difesa: e figuratevi se attivo! E già, per l’ONU sono tutti buoni, in particolare i delinquenti del Terzo Mondo, questi ultimi buonissimi.

E se pensiamo che in Italia la scorta armata l’assegnano a chiunque – beh, quasi chiunque – vada dicendo di essere stato sussurrato “biricchino” sui social… E che spessissimo la scorta è una specie di promozione sociale e di darsi immotivata importanza…

Ebbene, uno Stato serio non espone i suoi uomini ai sogni romantici dell’ONU; e nemmeno alle loro personali illusioni di buonismo universale. Per un funzionario dello Stato, la difesa della propria persona non è una scelta soggetta a poesie o meno, è un obbligo di servizio. E lo Stato provvede obbligatoriamente alla sua sicurezza; in zone di pericolo, con una scorta armata e colpo in canna.

Ulderico Nisticò