Che San Giuseppe sarà senza “Panuzzedda”?, la malinconia dei piccoli amaronesi

Ad Amaroni, tranquillo borgo delle pre-serre catanzaresi, resistono ancora usanze, riti e tradizioni arcaiche tenute in vita dall’intera comunità.
Voglio condividere, in particolare, quanto, ho personalmente vissuto, negli anni precedenti nel giorno di San Giuseppe, nella verdeggiante cittadina delle preserre.
Dalle quattro del mattino, gruppetti di ragazzini e di “ziteddhi”, i più piccoli accompagnati dalle rispettive mamme, si danno appuntamento in vari punti del paese. Man mano i gruppetti diventano sempre più numerosi.

Bambini e ragazzi, come è in uso per la festa di San Giuseppe, armati di sacchetti, zaini, borse di vario tipo, percorrono le vie del paese bussando alle porte dove vedono le luci accese. La padrona di casa offrirà loro dei panetti, i cosiddetti “panuzzedda”.
Ricevuto il primo panino il gruppetto va alla ricerca di un’altra porta illuminata. Capita frequentemente di trovare qualche luce fioca che lascia il dubbio se quella famiglia rinnovi o meno la tradizione. In questo caso la comitiva manda avanti il più piccolo che busserà alla porta, scappando via immediatamente. Non mancano le famiglie che attendono le comitive di “zitiadhi” davanti l’uscio di casa, allestendo una sorta di banchetto con sopra i cesti contenenti i panetti, come è frequente nella zona di “a scivulenta”.

Per una volta, in tutto l’anno, sono i bambini a portare il pane ai propri papà: questa una delle poche testimonianze sul senso di questa ritualità legata alla festa di San Giuseppe nella Cittadina del Miele.
Sono numerose le usanze legate a questa festa: sono frequenti le offerte e i “cumbiti” pranzi a base di legumi e dolciumi vari per i poveri. Ma l’antico rito di “andare ‘a panuzzedda”, che quest’anno in seguito alle disposizioni ministeriali non sarà reso possibile. gode di una sua unicità.

E quest’anno, come sarà il risveglio dei piccoli amaronesi?
Come sarà stato strano andare a dormire, la sera precedenze, senza l’entusiasmo di dover presto abbandonare le lenzuola? Come sarà svegliarsi senza quel familiare odore di pane che già dal giorno precedente si spandeva per tutti i vicoletti del paese?
Chissà se qualche “ziteddhu” nel ricordo della tradizione, non è riuscito a chiudere occhio, pensando all’alba che stava per arrivare! Sarà, anche mancato alle famiglie, che non avendo possibilità di preparare da sé “i panuzzedda”, era solita fare la corsa a ritirarli in tempo, ricorrendo spesso anche ai paesi vicini. Sarà, allo stesso modo, mancato il faticoso e intenso lavoro dei due giorni di preparazione dei “panuzzeddha” da parte delle anziane signore e dei fornai per riuscire ad accontentare tutti i bambini del paese.

MANCHERÀ sentir dire questa mattina: “duva jamu `a panuzzedda?” e tutti quei bambini che poi fatto giorno si ritrovano sui prati o al bar della piazza per mangiare i panini, qualcuno non rinunciando a un po di cioccolata!
– Non era mai accaduto prima d’ora, una festa di San Giuseppe senza il rito dell’offerta dei panicelli – testimonia una anziana amaronese, che ogni anno con devozione, offre i “panuzzedda” per i piccoli del paese! Preoccupata per questa delicata situazione, questo virus, che ha stravolto le nostre vite e le nostre consuetudini, nella malinconia di astenersi da alcune ritualità, tramandate da mamma in figlia, e con tanta nostalgia, prima di andare a dormire, non ha rinunciato a mettere in ammollo i ceci, cercando di regalare alla famiglia e ai vicini della “ruga” un buon risveglio al profumo dei “ciciari” già in cottura nella antica pignata “ppe devoziona da festa ‘e San Giuseppe!”

Stessa malinconia e nostalgia sarà vissuta dalle famiglie, che in altri paesi, rinnovano l’usanza, per devozione, per voto o per grazia ricevuta di imbandire pranzi di pasta e ceci e altri legumi, baccalà, peperoni, frittele, olive dolciumi e non potevano mancare , “i zzippuli ‘e San Giuseppi” da offrire alle persone bisognose del paese. Solitamente i commensali erano tredici o anche solamente tre: Gesù, Giuseppe e Maria.
Restiamo a Casa, e rimaniamo uniti nella preghiera, nella speranza che presto tutto ritorni alla normalità. Confidano nell’intercessione di San Giuseppe ‘u Vecchjareddhu:
San Giuseppi, Vui siti lu Patri,
Virgini siti comu la Matri
E di li Santi Vui siti ‘u maggiuri,
Ca siti lu Patri de nostru Signuri.
Per tradizione, e “ppe devoziona” le famiglie catanzaresi consumeranno “pasta ‘e ciciari ccu finocchi ‘e timpa, “ppe’ rifriscara l’anima de’ morti!”

a cura del libero ricercatore Andrea Bressi