Che successe in Italia dopo l’aprile 1945?

La storiografia accademica e quella divulgativa, e, in misura minore, il cinema, hanno dedicato ampia attenzione ai fatti italiani tra il 25 luglio 1943 (caduta del fascismo), l’8 settembre (resa), il 25 aprile 1945 (data convenzionale dell’insurrezione partigiana all’arrivo delle truppe angloamericane), il 28 aprile (data presunta dell’uccisione di Mussolini), e i giorni immediatamente seguenti. Sarebbe utile un catalogo dei libri sull’argomento, e lo suggerisco a qualche giovane come tesi di laurea. Gli dico finora che per almeno quattro quinti sono libri neofascisti, moltissimi usciti già nel 1946.

Ma sugli eventi seguenti, cala una sorta di silenzio, e restano aperti numerosi problemi storiografici che nessuno pare abbia molta fretta di risolvere, e quando qualcuno lo farà, sarà tardissimo:

– intanto, si discute sulla la morte stessa di Mussolini cui vagano decine di contradditorie ipotesi e tesi e, ogni tanto, immaginarie rivelazioni;
– alcuni gerarchi fascisti vennero messi a morte a Dongo; molti fascisti furono uccisi;
– moltissimi altri non solo restarono indenni, ma, da lì a poco, tornarono nella vita civile, anche per effetto dell’amnistia Togliatti;
– tra questi, personaggi di grande rilievo come Rodolfo Graziani, Junio Valerio Borghese, Pino Romualdi, Giorgio Almirante… che riempiranno le cronache politiche degli anni seguenti;
– furono fondati movimenti e associazioni di fascisti, con pubbliche sedi e manifestazioni, e, prestissimo, rappresentanze in consigli e, nel 1948, in parlamento;
– non mancarono faccende da gialli internazionali come Gladio;
– una disposizione costituzionale e una legge Scelba del 1952 vietarono persino l’apologia del fascismo, ma, salvo rarissimi episodi, restarono senza effetto; e le sezioni neofasciste pullulavano di fasci e foto del duce; si verificarono eventi pubblici eclatanti, come la traslazione della salma di Mussolini a Predappio, o i grandiosi funerali di Graziani nel 1955;
– uscirono, ripeto, centinaia di libri apologetici del fascismo, e importanti memorie di guerra, anche allo scopo di spiegare, più o meno realisticamente, la sconfitta, e, per essa, la caduta del fascismo;
– in molti Comuni del Meridione si formarono maggioranze con il sostegno ufficiale di consiglieri neofascisti;
– la questione di Trieste, nel 1954 tornata italiana, vide i neofascisti in prima linea; una ben nota via di Catanzaro è intitolata a Francesco Paglia, ucciso a Trieste dalla polizia inglese;
– solo nel 1960, quando il governo Tambroni stava per ottenere la fiducia con il voto esplicito del MSI, il PCI e i sindacati rossi riuscirono a mobilitare le piazze; ma Tambroni cadde per lotte interne della DC, che porteranno presto al centrosinistra.

E l’antifascismo? Ma venne subito quasi del tutto identificato con il comunismo; e, mentre divampava la cosiddetta guerra fredda USA-URSS e la Chiesa scomunicava il socialcomunismo, accostato a Stalin. Si arrivò quasi a scordare che, tra gli 80.000 partigiani (ammesso e non concesso la cifra sia genuina) almeno metà erano stati monarchici, e combattenti solo per fedeltà al re. Insomma, nel comune sentire, partigiano venne inteso come comunista. Gli stessi partigiani monarchici presero le distanze dal loro passato.

Fu solo verso il 1962, con il centrosinistra, che si recuperò l’antifascismo, come una sorta di giustificazione della improvvisa svolta; e si parlò, poco dopo, di arco costituzionale, un espediente dialettico per escludere l’unico tra i partiti che non era presente nel 1946, il MSI. Il numero dei partigiani crebbe improvvisamente, ed è curioso il caso di Oscar Luigi Scalfaro, giudice della Repubblica Sociale fino ad aprile 1945, poi dichiarato criptopartigiano!!! E come lui, un visibilio.
L’antifascismo divenne ufficiale, anche se quasi solo nel linguaggio politico, e non ne troviamo che scarse tracce nel cinema e nella letteratura. Ma in verità anche i neofascisti si stancarono, verso il 1980, di comprare libri costosissimi con sempre le stesse foto delle Paludi Pontine e della fondazione dell’Impero!!! E di ripetere che abbiamo perso la guerra per i tradimenti.

Finché il fascismo venne rinnegato… da Fini e dai suoi voltagabbana e plauditori di Fiuggi, che fondarono una buffa insalata mista detta Alleanza Nazionale. Come siano finiti malamente AN e Fini, penso lo sappiate.

Oggi, a parte cerimonie sempre più stanche, il tutto è sparito dalla memoria storica, non più tramandata da reduci ormai defunti; e a scuola malamente insegnata da professori che leggono il testo a ragazzi troppo annoiati per domandare come mai fino alla mattina dell’8 settembre ’43 eravamo alleati con i Tedeschi, e mezzora dopo nemici; e come mai fino al 25 aprile ’45 i partigiani comunisti erano eroici, e un paio di mesi dopo delinquenti, e, ripeto, scomunicati; e dieci anni dopo, eroici un’altra volta.

E come mai, se i partigiani hanno vinto la guerra, l’Italia nel Trattato di pace del 1947 dovette cedere Dalmazia, Fiume, Istria, Venezia Giulia, Trieste, Briga e Tenda e le colonie.
Come vedete, le mie domande sono lecite, e sarebbe ora di scrivere la storia credibile di quanto accaduto in Italia dal 1943 al ‘45; e, quel che più m’incuriosisce, dopo.
Un corollario: la Germania combatté fino all’8 maggio, e furono quasi assenti i casi di opposizione al governo di Hitler. Ebbene, mentre i fascisti italiani, come ho spiegato di sopra, continuarono a fare i fascisti, in Germania improvvisamente su 80 milioni si scoprirono 11 nazionalsocialisti: non 11 milioni, 11 di numero, 11 uomini condannati, si fa per dire, a Norimberga, o suicidi. Tutti gli altri Tedeschi, Hitler mai sentito nominare.

L’argomento è dunque molto complesso; e non posso continuare, perché oggi, 25, per me è giornata lavorativa, e ho molto da fare.
Ah, dimenticavo: in Calabria, occupata nel settembre 1943 dal nemico, non successe nulla; i calabresi presenti al Nord si schierarono in gran parte con la RSI (ricordo Vito Casalinuovo; e mio padre, sottotenente della Muti); non mancarono dei partigiani. Anche questa storia dovrebbe essere scritta.

Ulderico Nisticò

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