Chi () m’accucchiati, pro Calabria? E il Gagini.

 Nella parentesi, un’interiezione per irrobustire il verso, e immaginatevela voi perché siamo in fascia protetta. Così comunque cantava il celebre serrese mastro Bruno, scalpellino e poeta, il quale morì nel 1912. Dopo centodieci anni, ci spiacerebbe dover ripetere l’indignato lamento, questa volta allargato all’intero Sud, per il quale si è tenuto un convegno ai massimi livelli a Sorrento.

 L’Italia versa in una situazione che ha dell’assurdo: alcune aree sono tra le più ricche e attive del mondo; altre, quasi tutte a Sud, sono le ultime d’Europa. Non è dunque un problema del Sud, ma di tutta Italia; anzi, di tutta Europa. Servono interventi, ma non pannicelli caldi: risolutivi. Ora vi dico come la penso io.

 Negli anni 1970-80 si pensò alle scorciatoie e ai miracoli, creando dal nulla, e nel nulla, le grandi industrie; poiché l’idea veniva da sinistra, lo scopo era anche di creare, anche in questo caso dal nulla, una classe operaia con tanto di sindacati e scioperi e conflittualità permanente, e voti… Fatevi un giro a Pomigliano, SIR, Saline, eccetera: valanghe di soldi gettati al vento. Alcune di questi cimiteri mai produssero niente; altri vissero di elemosine statali; nessuno produsse un qualsiasi indotto.

 E che dire dell’ignobile Isotta Fraschini, e altre fandonie?

 Ecco, non serve l’imposizione di modelli forestieri, ma individuare la natura del territorio meridionale, e perciò le attività produttive naturali e non bisognose di assistenza.

 Date un’occhiata in giro, e vedrete come sia stato fallimentare il conato intellettualistico della piccola proprietà contadina: un modello che, con qualche rara eccezione, non ha mai funzionato nel Sud fin dai tempi degli Ausoni e dei Greci. Alcune produzioni, e le più tipicamente meridionali, hanno bisogno di unità agrarie di grande estensione: i cereali, l’olio, gli agrumi; questi non possono essere prodotti in fazzoletti di terra: e perciò i poetici fazzolettini sono stati abbandonati. Bisogna assegnare la terra a chi la lavori. Come? Obbligando i proprietari a darle in fitto: ovviamente, ad euro uno l’anno. Se i proprietari sono sei o sette, se lo spartiscano.

 Parlo, ovviamente, di un’agricoltura moderna, e con destinazione i mercati. Lo stesso per l’allevamento di qualità.

 Sperando che a nessuno tornino in mente idee di grande industria, il Meridione è vocato, da sempre, alla piccola e media azienda di qualità. Qui deve intervenire la scuola, restituendo dignità ed efficienza alla formazione professionale, integrata con l’apprendistato.

 Il turismo… a oggi, il turismo del Sud è quasi esclusivamente balneazione e di breve periodo: vedi Soverato. Per dirla spiccia, la mentalità è rimasta quella dei Vitelloni e dei filmetti estivi; mentre l’industria del forestiero è molto più variegata, e il Sud pratica molto poco le varianti al mare: turismo di montagna; dei borghi; di salute; di studio; termale; religioso… E anche il mare, bisogna toglierlo di mano agli improvvisatori agostarici, e serve professionalità.

 Il turismo culturale è appena agli inizi. Per affermarlo, bisogna applicare una netta censura agli intellettuali meridionalisti piagnoni a pagamento; e portatori dell’ideologia della depressione. Non si possono censurare per legge? Ma a sberleffi sì, a fischi.

 Certo, fin quando lasceremo fare ai dilettanti, autorità incluse, nessuno farà mai apprezzare la cultura del Sud, e quindi il turismo culturale. Esempio: il 90% dei forestieri che vengono a Soverato (e il 95% dei professoroni indigeni!!!) non hanno mai visto la Pietà del Gagini; tanto meno nel centenario del 1521, trascorso in modo quasi inutile. Colpa dell’Associazione apposita che non fu all’altezza? Certo, ma anche dell’Amministrazione e della Parrocchia, che hanno lasciato passare invano l’intero anno e non si sono accorti del quasi nulla che c’era, e non sono intervenuti. Poco male: ne riparliamo nel 2121?

 Ah dimenticavo Spirlì, che venne con un vasto corteo di cortigiani, promise soldi e non mandò un centesimo; né assunse la benché minima iniziativa della Regione.

 Ragazzi, il Meridione non è fortunato; ma c’è anche che i Meridionali non ci sanno fare. Bisogna invertire la rotta.

Ulderico Nisticò