Chiaravalle Centrale, Comunità energetica: il Consiglio approva tra le proteste dell’opposizione


Il consigliere Claudio Foti, in un comunicato stampa, denuncia: “Delibera scritta da terzi, nessuna analisi costi-benefici, regolamento che garantisce la priorità a fornitori privati senza gara”

“Una delibera scritta da terzi e un regolamento che vincola il Comune di Chiaravalle ad affidare servizi e lavori a soggetti privati predefiniti, senza gara, in possibile violazione del Codice dei Contratti Pubblici”.

La contestazione è mossa dal consigliere comunale di Chiaravalle Centrale Claudio Foti. Il Consiglio Comunale di Chiaravalle Centrale, infatti, ha approvato nella seduta del 26 aprile, con i soli voti della maggioranza e con il voto contrario compatto delle minoranze, l’adesione del Comune a una Comunità Energetica Rinnovabile e alla fondazione privata che la promuove.

A documentare i rilievi dell’opposizione è ora un comunicato stampa diffuso dal consigliere Claudio Foti, che mette al centro della contestazione un articolo del regolamento interno il quale, a suo avviso, “vincola l’ente” ad affidare “inderogabilmente” servizi, consulenze e lavori a soggetti privati predefiniti, “in contrasto con il Codice dei Contratti Pubblici”.

Una delibera contestata nel metodo

Nel comunicato, Foti — che già in aula aveva depositato agli atti una articolata relazione tecnica, giuridica e politica — denuncia che “la proposta deliberativa portata al voto non è stata stata redatta dagli uffici comunali, bensì predisposta direttamente dal soggetto privato beneficiario dell’adesione”.

“Una bozza standard”, sostiene il consigliere, identica a quella distribuita ad altri Comuni interessati al medesimo progetto. Mancherebbero, nel fascicolo consiliare, “una relazione illustrativa degli uffici, un’analisi costi-benefici riferita al territorio chiaravallese, una stima degli incentivi attesi e qualsiasi confronto con modelli alternativi di gestione”.

L’articolo 14 e il nodo della concorrenza

Il punto giuridicamente più delicato, secondo la nota di Foti, riguarda “l’articolo 14.1 del regolamento interno approvato contestualmente alla delibera”. La norma stabilisce che la gestione dei servizi, le consulenze e le attività di realizzazione delle infrastrutture siano affidate “inderogabilmente” al soggetto privato promotore, riconoscendo inoltre una “priorità” alle società già aderenti nell’assegnazione di beni e servizi.

Una clausola che, scrive il consigliere, configurerebbe una rinuncia anticipata del Comune ai principi di concorrenza, trasparenza e non discriminazione sanciti dal D.Lgs. 36/2023, senza che alcuna disposizione in materia di Comunità Energetiche autorizzi simili deroghe.

Il punto 11: energia senza confronto di mercato

Sul fronte della fornitura energetica, il comunicato si sofferma sul punto 11 del dispositivo, che “autorizza il Sindaco ad aderire a una convenzione già stipulata dal soggetto privato con un altro operatore commerciale per l’erogazione dell’energia elettrica”. Anche in questo caso, lamenta Foti, “non è stata prodotta alcuna istruttoria, alcun confronto con Consip, alcuna analisi comparativa di mercato”. Il Comune, in sostanza, avrebbe delegato a un soggetto esterno la scelta di un proprio fornitore strategico.

Le occasioni mancate

Nelle conclusioni del comunicato, Foti tiene a precisare che le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano uno strumento “serio e potenzialmente molto utile” per il territorio, capace di ridurre le bollette delle famiglie e contrastare la povertà energetica, a condizione che siano costruite con governance autonoma, impianti di proprietà pubblica e gestione trasparente.

Da qui il rilievo mosso alla maggioranza: “Non aver valutato la costituzione di una CER autonoma a guida comunale, partendo dai due impianti fotovoltaici già installati sugli edifici scolastici cittadini — uno fermo per mancata manutenzione, l’altro mai allacciato alla rete a oltre un anno dalla realizzazione”. Una base, secondo il consigliere, da cui sarebbe stato possibile avviare un percorso interamente chiaravallese, di cui invece non vi sarebbe alcuna traccia nei documenti approvati.