Il consigliere Foti: “Un fatto senza precedenti. La seconda brutta pagina della politica chiaravallese dopo il dissesto. Tempi contingentati, documento negato agli atti, Carabinieri richiamati in aula durante la discussione sul rendiconto di gestione 2025”.
“C’è un’immagine, da Chiaravalle Centrale, che resta e non si cancella: un sindaco con il cronometro alla mano, intento a contare i minuti per impedire a un consigliere di parlare. Non per ordinare i lavori dell’assemblea. Per zittirlo”. Lo scrive il consigliere comunale di minoranza Claudio Foti in una nota stampa a sua firma.
“È accaduto – continua la nota – durante la discussione sul rendiconto di gestione 2025, uno dei documenti più importanti dell’intero percorso politico-amministrativo di un Comune. È il momento in cui l’amministrazione deve rendere conto ai cittadini: punto per punto, cosa è stato fatto, come sono stati spesi i soldi pubblici, quali obiettivi sono stati realmente raggiunti. È il momento della verità contabile e politica. Ed è proprio quel momento che il primo cittadino ha scelto e deciso di blindare.”
“Unico presente in aula sui banchi dell’opposizione – prosegue – avevo preparato un documento. Un documento pesante, perché capace di portare alla luce criticità e carenze rimaste per anni nascoste nella gestione dell’ente. Ma non ho potuto leggerlo. E qui sta il punto che va detto con chiarezza: i primi minuti del tempo concesso non erano nemmeno destinati al documento”.
“Sono serviti a chiedere chiarimenti e delucidazioni, e a denunciare la mancata trasmissione di atti importanti — documenti peraltro nemmeno richiamati nelle delibere di giunta né nella relazione sul rendiconto. Eppure quei minuti di legittima interlocuzione, necessari per avere e ricevere risposte, sono stati contabilizzati come tempo di intervento. Risultato: per la lettura vera e propria del documento sono rimasti soltanto dieci minuti. Dieci minuti per esporre contenuti e criticità che era materialmente impossibile comprimere in quel margine”.
“A quel punto – sottolinea Foti – la scelta è stata una sola: abbandonare l’aula. Inibito, impedito, con un conto alla rovescia che scandiva ad alta voce ogni minuto che passava — meno otto, meno sette — come se il diritto di un consigliere a parlare fosse una gara contro il tempo. Un timer al posto del confronto, su uno dei più importanti strumenti di rendicontazione amministrativa e contabile che esistano”.
E quando, non potendo leggerlo, il consigliere ha chiesto almeno di allegarlo alla delibera per lasciarne traccia agli atti, anche questa porta è stata sbarrata: “Il documento non poteva essere allegato, è stato detto, perché andava letto integralmente. Letto, però, non lo si è potuto. Un cortocircuito che ha cancellato il contenuto delle osservazioni come se non fossero mai esistite”.
“Il clima – racconta Foti – è precipitato quando il sindaco ha richiamato in aula la presenza dei Carabinieri, prospettando l’allontanamento del consigliere che stava semplicemente esercitando il proprio diritto di parola. I militari non sono intervenuti. Ma il messaggio era chiaro”.
“Un fatto senza precedenti”, denuncia Foti. “Una vera ferita alla democrazia perché qui non è stato compresso il tempo di un intervento: è stato negato il diritto stesso di controllo, che è la ragione per cui un consigliere di minoranza siede in quei banchi. Quando il confronto democratico viene ridotto a un cronometro, a perdere non è soltanto l’opposizione. È l’intera comunità. La verità è che la paura del primo cittadino è stata evidente. Talmente evidente da spingerlo a preparare in anticipo la sua strategia: appellarsi ai minuti concessi pur di non far emergere quelle contestazioni”. “Tutti erano consapevoli che la verità era giunta al capolinea”, sottolinea Foti. “Una verità che smentisce, nei fatti e nei numeri, la narrazione che per anni il sindaco ha costruito per difendere il proprio operato”.
“Resta una domanda, e pesa come un macigno. Se la documentazione era completa, se le contestazioni erano infondate, se l’amministrazione non aveva nulla da temere: perché impedire di leggere e di allegare quel documento?” le conclusioni.
“In una sede istituzionale, il tempo non può diventare un bavaglio. Il regolamento serve a garantire ordine, non a soffocare il diritto di chi controlla. È la seconda brutta pagina della politica chiaravallese, dopo quella della dichiarazione di dissesto finanziario. E le brutte pagine, in democrazia, si pagano sempre. Chi ha ragione non ha bisogno del cronometro. Si nasconde dietro il tempo solo chi teme le parole. E un’amministrazione che teme le parole ha già confessato, nei fatti, ciò che i numeri non potevano più nascondere. Diceva un grande padre della democrazia che la libertà è soprattutto il diritto di parlare a chi non vuole ascoltare. Quel diritto, in quell’aula di Chiaravalle Centrale, è stato spento con un timer. Ma le verità messe a tacere non muoiono: aspettano. E i numeri, a differenza delle parole, non si possono contingentare” le considerazioni del consigliere di minoranza.