Chiaravalle Centrale, “Radici e Ali” smentisce FdI: “I proclami non bastano”


Il movimento “smonta” la narrazione di Fratelli d’Italia: “Difendere Donato per dovere d’ufficio è un conto, riscrivere la realtà un altro”

“C’è una differenza sostanziale – sottolinea il movimento civico di Chiaravalle Radici e Ali – tra una legittima difesa politica dell’operato di un sindaco e il tentativo di riscrivere la storia amministrativa di una città”. È su questo crinale che si colloca la replica dura all’articolo diffuso nei giorni scorsi da Fratelli d’Italia, che attribuisce all’esperienza amministrativa del sindaco Donato “risultati importanti e concreti”.

Secondo Radici e Ali, quella messa in campo dal partito “è una narrazione selettiva, costruita per somma di proclami e pericolosamente lontana dalla realtà vissuta quotidianamente dai cittadini”. “Un conto è la difesa d’ufficio – affermano – un altro è cambiare la storia, mascherando i problemi strutturali con elenchi autocelebrativi”.

Il primo grande assente, nell’elenco dei “risultati” rivendicati da Fratelli d’Italia, sarebbe il capitolo più delicato e ingombrante: le finanze comunali. Radici e Ali parla apertamente di “un ritorno al vecchio e fallimentare modus operandi dei debiti fuori bilancio, una pratica che si pensava archiviata e che invece – denunciano – è tornata a segnare l’azione amministrativa”. Un punto sul quale il sindaco avrebbe prima “negato o taciuto”, salvo poi arrivare al riconoscimento formale “senza fiatare”, quando i numeri hanno reso “impossibile continuare a far finta di nulla”.

“A questo si aggiunge il capitolo, ancora tutto da chiarire, dei decreti ingiuntivi: quanti sono, a quanto ammontano?”. Domande che “restano sospese” e che, secondo il movimento civico, avrebbero meritato “trasparenza e spiegazioni puntuali, non silenzi o minimizzazioni”.

Non meno severo è il giudizio sulle opere pubbliche. “Stendiamo un velo pietoso – afferma Radici e Ali – su quelle ferme da anni o su quelle riconvertite in vere e proprie sale giochi, utili solo a nascondere fallimenti evidenti”. Il riferimento al “polo museale del Convento non è casuale” e anzi viene definito un esempio “emblematico” dello stile amministrativo del sindaco Donato.

Ma il punto “più grave”, e definito senza mezzi termini “tragico”, riguarda il piano politico e democratico. È qui che, secondo Radici e Ali, la distanza tra amministrazione e comunità diventa “frattura”: “Una frattura alimentata da una progressiva distruzione degli spazi di confronto, dallo svuotamento sistematico del dibattito consiliare e dall’elusione delle sedi istituzionali che dovrebbero essere il luogo naturale del dialogo, del chiarimento e della mediazione”.

“Una dinamica – prosegue la nota – che trova un esempio emblematico e dolorosamente concreto nella gestione della riscossione coattiva. Un fenomeno che ha colpito duramente tante famiglie di Chiaravalle Centrale, trasformandosi per molti in un vero e proprio dramma sociale. Atti, cartelle, procedure esecutive piombate sulle case senza che vi sia mai stata – denunciano dal movimento civico – una reale volontà politica di ascoltare, spiegare, contestualizzare. Nessuna assemblea pubblica, nessun tavolo di confronto, nessun tentativo serio di distinguere tra evasione e difficoltà reale, tra furbizia e fragilità economica”.

Radici e Ali sottolinea come su un tema così sensibile non si possa governare rifugiandosi dietro il “formalismo burocratico” o dietro il mantra del “si applica la legge”. La legge, ricordano, “non esonera chi amministra dal dovere politico e morale di accompagnare, comunicare, condividere scelte e conseguenze. Invece, a fronte di richieste di chiarimento avanzate da cittadini, famiglie e contribuenti in difficoltà, la risposta sarebbe stata la fuga, il silenzio o, peggio, “l’assenza totale del sindaco da qualsiasi momento di confronto pubblico”.

È proprio questa chiusura che Radici e Ali definisce politicamente devastante: “Una gestione che procede per atti unilaterali, senza spiegazioni collettive, senza assunzione pubblica di responsabilità, senza mai aprire un dibattito vero in Consiglio comunale o in città. La riscossione coattiva, da strumento amministrativo, diventa così il simbolo di un modello di governo verticale, impermeabile alle istanze sociali e incapace di leggere il contesto umano prima ancora che quello contabile”.

In questo quadro, la crisi non è solo economica o amministrativa, ma “profondamente democratica”. Perché “quando viene meno il confronto, quando il dissenso non trova spazio e il disagio resta inascoltato, a essere eroso non è solo il consenso politico, ma il patto di fiducia tra istituzioni e cittadini”. Ed è su questa ferita, avverte Radici e Ali, che “Chiaravalle Centrale rischia di pagare il prezzo più alto, ben oltre qualsiasi bilancio o opera incompiuta”.

A questo si aggiungerebbe l’ennesima fuga del sindaco dai tavoli pubblici di autentica crescita collettiva e il “mutismo supino” della maggioranza che, secondo il movimento, “non ha ancora compreso di dover amministrare per i cittadini e non in conto proprio”.

Le conclusioni sono nette e volutamente dure. Per Radici e Ali “non basta più elencare presunti risultati né appellarsi a coperture politiche esterne”. Chiaravalle Centrale, sostengono, ha bisogno di “verità, trasparenza e partecipazione”. “Continuare a sostituire l’analisi dei problemi con la propaganda non solo non risolve nulla, ma rischia di aggravare una frattura ormai evidente tra amministrazione e comunità. E questa – avvertono – è una responsabilità politica che non può più essere occultata dietro i comunicati”.