Un durissimo dossier mette sotto accusa l’operato dell’Amministrazione: nel mirino la gestione della riscossione coattiva e il Polo culturale dei Cappuccini mai aperto. “Così non si governa un Comune: il Prefetto intervenga”
Un invito netto, senza più mediazioni: accertare le responsabilità e ripristinare la legalità. È con queste due richieste forti che l’opposizione di Chiaravalle Centrale ha depositato un lungo e articolato documento di denuncia istituzionale, frutto – come precisano i firmatari – dell’“inerzia” dell’Amministrazione e delle “irregolarità emerse in tutta la loro gravità” durante la conferenza pubblica del 22 novembre.
Secondo i consiglieri Vito Maida, Claudio Foti e Giuseppe Rauti, i fatti illustrati in quell’occasione delineano un quadro “incompatibile con una gestione sana della cosa pubblica”. Un quadro che, a detta loro, imporrebbe conclusioni drastiche: “Un amministratore che intende governare il Comune in questi termini deve andare a casa”, commentano, chiedendo un intervento immediato delle Autorità competenti.
Uno dei punti centrali della denuncia riguarda l’affidamento del servizio di riscossione coattiva. L’opposizione sostiene che il Comune avrebbe utilizzato tre affidamenti diretti consecutivi per un servizio che, per legge, richiede una procedura comparativa e non può rientrare nell’istituto dell’affidamento diretto. Una scelta definita “gravemente illegittima”, non solo per la procedura adottata, ma anche per la gestione successiva.
I consiglieri parlano infatti di “difformità sostanziali” tra quanto deliberato dal Consiglio comunale e quanto poi stipulato nel contratto di concessione: l’aggio sarebbe stato elevato dall’originario 6% approvato dal Consiglio all’8% contrattuale; sarebbero state aggiunte spese non previste; e soprattutto sarebbe stato introdotto un sistema di pagamenti tramite SDD, giudicato “incompatibile con il TUEL e con i principi contabili armonizzati”, perché privo delle necessarie garanzie e dell’emissione di mandati di pagamento tracciabili.
Un’impostazione che, secondo la denuncia, “disattende le regole approvate dal Consiglio e altera profondamente la natura del servizio di riscossione”, creando potenziali falle contabili e un rischio concreto di danno erariale.
Il secondo fronte di scontro è il Convento dei Cappuccini, trasformato con 400mila euro di fondi FSC in un Polo culturale e museale, completamente allestito e collaudato nel marzo 2024. Un’infrastruttura moderna, pensata per diventare un presidio regionale della cultura, dotata di teche museali, postazioni informatiche e attrezzature professionali. Eppure, a distanza di mesi, le porte della struttura sono sbarrate.
L’opposizione denuncia “l’assoluta mancanza di attivazione” della struttura, considerandola un atto inspiegabile e gravissimo: “Il sindaco dovrebbe chiedere scusa ai cittadini – afferma in particolare Foti – per averli illusi in campagna elettorale, promettendo un’opera che oggi, a lavori conclusi, tiene chiusa a chiave. Ha sottratto alla comunità locale, provinciale e regionale la possibilità di usufruire di un bene culturale strategico”.
Secondo i consiglieri, lasciare inutilizzato un progetto finanziato con fondi vincolati significa non solo tradire la finalità per cui il finanziamento è stato concesso, ma anche esporre il Comune al rischio di revoca delle risorse e alla conseguente responsabilità erariale.
Il documento si conclude con un appello durissimo: “Ripristinare la legalità violata, fare piena luce sugli atti amministrativi e tutelare l’interesse pubblico compromesso”.
L’opposizione aggiunge un messaggio politico diretto: “È il momento che il Prefetto intervenga. Non si può governare un Comune con queste modalità e con questa opacità”.
Una frattura ormai pubblica e profonda, che apre una fase delicatissima per Chiaravalle Centrale: quella in cui le accuse della minoranza non sono più soltanto parte dello scontro politico, ma diventano materia di valutazione istituzionale.