Replica a Liberata Donato: “Anni di mancate risposte non si cancellano con una nota stampa. I cittadini meritano trasparenza vera, non parole a comando”
L’articolo “Basta insinuazioni, i cittadini meritano rispetto”, a firma della delegata alla Legalità della Giunta di Chiaravalle, Liberata Donato, lascia Claudio Foti e Vito Maida — scrivono i due esponenti di minoranza in consiglio comunale — “letteralmente attoniti”.
Non tanto per i contenuti, che ritengono già smontati “punto per punto” sia in Consiglio comunale sia in una precedente nota stampa, quanto per quello che definiscono un vero e proprio paradosso politico.
Secondo Foti e Maida, infatti, dopo anni di “eloquente, disciplinato, pressoché olimpico silenzio” in Consiglio comunale, la delegata alla Legalità avrebbe improvvisamente trovato “ispirazione, tempo e tastiera” per intervenire pubblicamente con una nota stampa. Un’iniziativa che, osservano con evidente ironia, non sarebbe però mai arrivata “quando contava davvero: in aula, in Consiglio comunale”.
Il verbale, la sintesi e ciò che sparisce dagli atti
Uno dei passaggi centrali della replica riguarda la questione dei verbali consiliari. La delegata, spiegano Foti e Maida, avrebbe sostenuto con tono dottrinale che il verbale rappresenta una “sintesi” dei lavori del Consiglio. Un’affermazione che i due definiscono corretta “in linea di principio”, ma alla quale contestano una grave omissione.
Ricordano infatti che l’amministrazione comunale ha investito ingenti risorse pubbliche per dotare la sala consiliare di un moderno impianto audio con registrazione integrata, presentato dal sindaco come un fiore all’occhiello della trasparenza, “elogiato, pubblicizzato, sbandierato”. Oggi però, osservano, la stessa delegata spiegherebbe che il verbale è soltanto una semplice sintesi.
“Complimenti”, scrivono con sarcasmo, perché questo significherebbe che risorse pubbliche sono state spese per un sistema che, a quanto pare, non serve utilizzare.
Ma il nodo, insistono, non è la forma della sintesi. È piuttosto la sostanza di ciò che sarebbe sparito dagli atti ufficiali: interventi, dichiarazioni e passaggi ritenuti rilevanti, finiti — sostengono — nel nulla, mai consegnati alla memoria istituzionale del Comune.
E qui arriva quella che definiscono la prova più imbarazzante: nel verbale che la delegata difende strenuamente non figura alcun suo intervento. “Zero parole in aula. Nota stampa il giorno dopo”. Per Foti e Maida il messaggio è fin troppo chiaro: “Il silenzio in Consiglio, cara delegata, è già una risposta”.
Il nodo rottamazione: “Non è interpretazione, è comprensione del testo”
Un altro punto durissimo della replica riguarda la questione della rottamazione. Qui Foti e Maida affermano di essere costretti a essere “chirurgici”, perché a loro giudizio la delegata alla Legalità sarebbe incorsa in un errore che non riguarda semplici sfumature interpretative, ma una comprensione elementare della norma.
Nel dettaglio, contestano la confusione tra la scadenza del 30 aprile 2026, prevista per la definizione agevolata gestita dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, e le scadenze applicabili ai tributi comunali affidati in concessione a soggetti privati.
Per Foti e Maida si tratta di “due mondi distinti”, di “due perimetri applicativi che non si toccano”. E lo ricordano, scrivono, “con spirito costruttivo — ed è gratuito”:
i Comuni hanno piena discrezionalità sul numero delle rate e sugli importi minimi;
i Comuni decidono autonomamente quali tributi includere nella rottamazione;
la legge non impone alcuna scadenza per la presentazione delle istanze dei contribuenti;
il 30 aprile riguarda l’Erario, cioè l’Agenzia delle Entrate, non i Comuni.
Da qui la stoccata finale: “La Legge 199/2025 è pubblica, accessibile, leggibile. La invitiamo a farlo prima della prossima nota stampa”.
“I cittadini meritano rispetto”: la domanda che Foti e Maida girano alla delegata
Su questo punto, precisano, scelgono di mettere da parte l’ironia per affidarsi ai fatti. Se davvero la delegata alla Legalità richiama il rispetto per i cittadini, Foti e Maida ritengono legittimo rivolgerle alcune domande precise.
Dov’era la delegata — chiedono — quando i cittadini di Chiaravalle Centrale ricevevano fermi amministrativi sulle proprie auto? Dov’era quando quegli stessi cittadini si vedevano notificare atti di pignoramento sui conti correnti e, di fatto, sulla loro vita quotidiana? Dov’era quando la minoranza chiedeva formalmente la convocazione di un Consiglio comunale su temi urgenti, senza ottenere risposta? E dov’era quando veniva denunciato pubblicamente che l’affidamento in concessione della riscossione tributaria sarebbe stato trasformato in un affidamento diretto, senza procedura competitiva, senza gara, “in barba a ogni principio di concorrenzialità”?
A quel punto, Foti e Maida affondano il colpo con una domanda retorica: “Forse in quelle circostanze il sindaco le aveva temporaneamente revocato la delega alla Legalità?”. E aggiungono subito dopo: “La domanda è retorica. La risposta, purtroppo per lei, non lo è”.
La legalità come missione o come strumento a convenienza
Nel finale della nota, il tono si fa più politico e meno sarcastico. Foti e Maida sostengono che la delegata dovrebbe scegliere se la legalità sia davvero una missione istituzionale permanente, come la maggioranza avrebbe dichiarato sin dal primo giorno di insediamento, oppure uno strumento da evocare selettivamente, solo quando conviene, quando fa comodo, quando qualcuno disturba sui giornali.
“Commettere errori è umano. Difenderli pubblicamente è altro”, scrivono.
Rivendicano quindi il loro ruolo di opposizione, assicurando che continueranno a fare domande in Consiglio comunale e a informare i cittadini su tutto ciò che accade in quella sala, “con o senza il benestare di chi amministra”.
Il capitolo trasparenza: niente più riprese integrali dei Consigli
Ma è l’ultima parte della nota a chiudere con l’affondo più netto sul terreno della trasparenza. Foti e Maida denunciano che da mesi le riprese integrali dei Consigli comunali sarebbero state di fatto vietate. La convenzione con l’emittente locale Telejonio, che per anni ha consentito ai cittadini di seguire integralmente i lavori consiliari, non sarebbe stata rinnovata. E, sottolineano, tutto questo sarebbe avvenuto senza alcuna spiegazione ufficiale e senza offrire un’alternativa alla comunità.
“Semplicemente: il Consiglio comunale non si vede più”.
Da qui la domanda finale, pesantissima sul piano politico: “È questa la legalità della delegata alla Legalità? Oscurare le sedute pubbliche, vietare la trasparenza in diretta, sottrarre ai cittadini l’unico strumento di controllo democratico reale che avevano a disposizione?”
Per Foti e Maida, una maggioranza che parla di rispetto per i cittadini dovrebbe partire proprio da qui: restituire a Chiaravalle Centrale la possibilità di guardare, vedere e giudicare con i propri occhi.
Fino a quando questo non accadrà, assicurano, continueranno a essere “in aula e fuori” la voce di chi non può più assistere.
La chiusura è netta, quasi una sentenza politica: “I cittadini di Chiaravalle Centrale meritano trasparenza reale. Non note stampa.”