Chiaravalle, Foti e Maida: “Rottamazione, l’opposizione aveva ragione!”


Foti e Maida: “Marcia indietro della maggioranza, che però non ammette l’errore”

“La scadenza è ormai alle spalle, le richieste dei contribuenti rimasti fuori dalla rottamazione delle cartelle si moltiplicano e in maggioranza, a Chiaravalle, si fa ufficialmente strada un’ipotesi che ha tutto il sapore della marcia indietro: una proroga. Proroga motivata però — secondo le indiscrezioni che filtrano dalla Casa comunale — con il riferimento a una decisione nazionale in arrivo”.

“Una giustificazione che, sul piano tecnico, ripete lo stesso equivoco da cui era partito lo scontro politico delle scorse settimane in Consiglio comunale, quando l’opposizione aveva chiesto, inascoltata, di non confondere due piani normativi differenti”. Lo scrivono i consiglieri comunali Claudio Foti e Vito Maida.

“Il punto – spiegano – sollevato a più riprese dagli scriventi è di natura squisitamente regolamentare. Da un lato c’è la cosiddetta Rottamazione-quinquies dei carichi affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER), per la quale la normativa statale fissava il termine perentorio del 30 aprile 2026. Dall’altro c’è la definizione agevolata dei tributi locali introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (art. 1, commi 102-110, della L. 199/2025), che riguarda entrate proprie del Comune. Sono due strumenti diversi, con presupposti normativi diversi e — soprattutto — con scadenze che non coincidono. Per i tributi locali, infatti, la legge attribuisce ai Comuni una piena autonomia regolamentare: ogni ente decide se attivare la sanatoria, su quali tributi, con quali rate e, soprattutto, entro quale termine. È la stessa logica del Titolo V della Costituzione, ribadita anche nella nota IFEL-ANCI del 27 gennaio 2026, che agli enti locali riconosce ampi margini di discrezionalità nei limiti della cornice statale”.

“In Aula, l’opposizione aveva portato esempi concreti di altri Comuni che avevano fissato finestre più ampie e calendari calibrati sulle reali esigenze dei contribuenti. La maggioranza, invece, ha scelto di allineare la scadenza locale al 30 aprile, come se i due binari fossero uno solo. Non lo erano allora, non lo sono adesso” sottolineano Foti e Maida.

“Oggi, di fronte ai cittadini esclusi – prosegue la nota – si ipotizza di agganciare un’eventuale riapertura dei termini a un futuro provvedimento del Governo. Anche qui il piano tecnico va separato da quello politico. È vero che a livello statale è in corso un confronto tra Mef, ANCI e AdER su un possibile emendamento al decreto fiscale che, in alcune ipotesi, sposterebbe il termine al 31 luglio 2026 oppure, in versione alternativa, al 30 settembre 2026, accentrando la gestione presso AdER. Ma quel dibattito riguarda i carichi statali e, eventualmente, una procedura unica per i ruoli affidati ad AdER dai Comuni che vorranno aderire. Per la rottamazione dei tributi locali già in essere, come a Chiaravalle Centrale — quella disciplinata dal regolamento approvato in Consiglio — non serve attendere alcun provvedimento nazionale. La legge consente all’Ente, in piena autonomia, di riportare la questione in Consiglio comunale e modificare il regolamento già vigente, riaprendo i termini in via straordinaria. È una facoltà ordinaria, non un’operazione eccezionale”.

In una dichiarazione congiunta, i consiglieri di minoranza Claudio Foti e Vito Maida fissano la posizione politica: “Avevamo segnalato sin dall’inizio che fissare termini troppo rigidi e troppo ravvicinati per la definizione agevolata dei tributi locali avrebbe creato disagi concreti a tanti cittadini, famiglie e attività economiche che, pur volendo regolarizzare la propria posizione, non avrebbero avuto il tempo necessario per presentare l’istanza. Avevamo proposto una soluzione semplice e responsabile: prevedere sin da subito scadenze più ampie e realmente accessibili, evitando di trasformare una misura utile in un’occasione persa. Questa impostazione, però, non è stata accolta dal Sindaco e dall’Amministrazione, che hanno preferito mantenere termini stringenti e una scadenza ravvicinata. Oggi, di fronte alle numerose richieste dei cittadini rimasti esclusi, invece di riconoscere che quella scelta è stata sbagliata e intervenire immediatamente con gli strumenti che il Comune già possiede, si cerca di spostare l’attenzione su ipotetici futuri provvedimenti del Governo o su nuove sanatorie nazionali, quasi come se il problema dovesse essere risolto altrove. La verità è molto più semplice: il Comune non deve aspettare nessuno. La legge già oggi consente all’Ente, nell’ambito della propria autonomia regolamentare e della propria discrezionalità amministrativa, di riportare la questione in Consiglio comunale e approvare una riapertura straordinaria dei termini attraverso una modifica del regolamento già vigente. Non servono escamotage politici per non ammettere che la minoranza aveva sollevato un problema reale. Serve solo assumersi la responsabilità amministrativa di correggere una scelta che si è dimostrata penalizzante per molti contribuenti. Continuare ad attendere significa lasciare cittadini e imprese senza risposte, aumentando il malcontento e creando disparità ingiuste tra chi è riuscito a rispettare i termini e chi, per pochi giorni o per scarsa informazione, è rimasto escluso”.

“Il punto, a questo stadio, non è più tecnico ma di responsabilità amministrativa” concludono. “La cornice normativa è chiara, gli strumenti per intervenire sono nella disponibilità dell’Ente, e il calendario nazionale — quale che sia l’esito del confronto in corso a Roma — non è una variabile da cui Chiaravalle Centrale dipenda. La maggioranza può scegliere di prorogare attraverso una modifica regolamentare già oggi, oppure attendere e riconsegnare il dossier alla cronaca politica. Ma non può continuare a sovrapporre due scadenze che la legge ha tenuto separate”.