Foti, Maida e Rauti chiedono un tavolo urgente con il sindaco: “Subito un atto per fermare una società dal mandato mai chiarito”
“Una nuova ondata di accertamenti Imu sta investendo in questi giorni i cittadini di Chiaravalle Centrale, alimentando confusione, proteste e un crescente clima di sfiducia”. A sollevare ufficialmente il caso sono i consiglieri comunali di minoranza Claudio Foti, Vito Maida e Giuseppe Rauti, che “chiedono con forza l’immediata apertura di un tavolo di confronto con il sindaco e un atto urgente per sospendere l’operato della società incaricata della riscossione coattiva”.
Al centro della contestazione vi sono le cartelle esattoriali emesse da una società piemontese, alla quale il Comune ha affidato la riscossione. Un incarico che, secondo i tre consiglieri, presenterebbe “seri dubbi di legittimità, mai chiariti dall’amministrazione comunale nonostante le reiterate richieste di spiegazioni”.
“Siamo di fronte a una situazione grave – affermano Foti, Maida e Rauti – perché questa società agisce come se avesse un mandato pienamente legittimo, ma su quell’incarico permangono zone d’ombra che il sindaco non ha mai chiarito in modo trasparente”.
Nel frattempo, sono numerosi i cittadini che quotidianamente si recano negli uffici comunali per chiedere chiarimenti sulle nuove cartelle Imu. Qui, però, si consuma il consueto rimpallo di responsabilità: il Comune rimanda alla società incaricata, mentre quest’ultima si trincera dietro l’incarico ricevuto dall’ente.
Per i tre consiglieri, il problema è strutturale e politico prima ancora che tecnico: “È mancato – e continua a mancare – quel filtro necessario tra Comune, cittadini e società di riscossione, indispensabile per garantire trasparenza, tutela dei contribuenti e correttezza amministrativa”.
Da qui la richiesta formale al sindaco di “emettere un atto urgente che sospenda immediatamente l’azione della società, almeno fino a quando non saranno chiariti la natura, la legittimità e i limiti dell’incarico”.
“Non si può scaricare tutto sui cittadini – concludono – né lasciare che una società privata operi senza un controllo politico e amministrativo chiaro. Serve subito un’assunzione di responsabilità da parte del sindaco”.
Un caso che rischia di trasformarsi in un vero e proprio fronte di tensione istituzionale e sociale, mentre in città cresce il malcontento.