Chiaravalle, procedure esecutive: “Il Comune poteva fermare tutto, ha scelto il silenzio”


I consiglieri Foti e Maida denunciano quaranta giorni di inerzia sulla rottamazione quinquies. Chiesto un atto di indirizzo della Giunta per sospendere pignoramenti e fermi amministrativi, ma dall’Amministrazione Donato nessuna risposta

Famiglie che vedono i propri risparmi azzerati da un pignoramento. Imprese bloccate da un fermo amministrativo sul veicolo con cui lavorano. E un Comune che, secondo l’opposizione, avrebbe avuto tutti gli strumenti per intervenire e ha scelto di non farlo.

È la denuncia messa nero su bianco dai consiglieri comunali di Chiaravalle Claudio Foti e Vito Maida che, in un comunicato stampa al vetriolo, puntano il dito contro l’Amministrazione Donato per non aver adottato un semplice atto di indirizzo che avrebbe consentito di sospendere ogni procedura esecutiva sui tributi locali.

Al centro della vicenda c’è la cosiddetta “rottamazione quinquies”, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026: una misura che consente ai contribuenti con debiti per IMU, TARI o altri tributi locali di regolarizzare la propria posizione senza pagare sanzioni e interessi.

Un’opportunità concreta, pensata per chi è in difficoltà. Ma con un vincolo decisivo: per i tributi comunali la misura non si attiva automaticamente. È necessario che il Comune deliberi l’adesione con un atto formale.

Ed è proprio qui che si apre il conflitto politico. I due consiglieri sostengono che l’atto in questione — un atto di indirizzo della Giunta, definito “il più semplice degli atti amministrativi” — non richieda settimane di lavoro né procedimenti complessi. Si approva in Giunta, si pubblica, si comunica ai cittadini e alla società di riscossione. “Eppure, a oggi, quell’atto non è mai stato emesso” spiegano.

Non si tratta di una richiesta formulata in modo generico o estemporaneo. Come ricostruiscono i due consiglieri, il 19 gennaio 2026 è stata trasmessa formalmente al Sindaco una richiesta dai toni inequivocabili: la revoca immediata dell’incarico alla società affidataria del servizio di riscossione coattiva — affidamento che, secondo Foti e Maida, sarebbe avvenuto “in violazione del Codice dei Contratti Pubblici” — e la contestuale sospensione di tutte le azioni esecutive sui tributi comunali. Sono trascorsi quaranta giorni da quella comunicazione.

“L’Amministrazione non ha fornito alcuna risposta, non ha adottato alcun provvedimento e non ha assunto alcuna responsabilità pubblica sulla questione” affermano.

“La Legge di Bilancio 2026 — sottolineano i consiglieri — aveva già messo a disposizione dell’ente locale ogni strumento necessario per agire: la facoltà, riconosciuta espressamente dalla norma, di intervenire sui tributi pregressi in modo equo e sostenibile, sospendendo le procedure esecutive e aprendo la strada alla definizione agevolata. Non una disposizione di difficile interpretazione, non un iter burocratico impervio. Bastava, appunto, un atto di indirizzo”.

Foti e Maida anticipano e respingono la risposta che, a loro avviso, potrebbe arrivare dai banchi della maggioranza: “Siamo già a conoscenza di ciò che ci verrà detto — scrivono —: ‘stavamo lavorando’, ‘l’argomento è complesso’, ‘serve approfondimento’. Ebbene: no. L’atto di indirizzo non richiede approfondimento. Richiede una decisione. E quella decisione si prende in ore, non in mesi”. Il termine per l’approvazione del regolamento definitivo, ricordano, è fissato al 30 aprile.

I due consiglieri insistono sulla gravità delle conseguenze concrete dell’inerzia amministrativa. Un fermo amministrativo può paralizzare l’attività lavorativa di un artigiano o di un piccolo imprenditore. Un pignoramento può cancellare in un colpo i risparmi accumulati da una famiglia. Sono effetti reali, che si producono ogni giorno in più di attesa, mentre l’Amministrazione — è l’accusa — continua a rimandare.

A rendere il quadro ancora più problematico, si aggiunge un ulteriore elemento sollevato dall’opposizione: sul contratto di affidamento del servizio di riscossione coatta penderebbero gravi profili di illegittimità, segnalati più volte in sede consiliare senza mai ottenere risposta. “Anche su questo — affermano Foti e Maida — il silenzio dell’Amministrazione è assordante e non protegge l’Ente: lo espone”.

Il comunicato si chiude con un appello diretto ai cittadini: “Se avete ricevuto un atto di riscossione, un avviso di pignoramento, un fermo sul vostro veicolo per tributi comunali, sappiate che il Comune avrebbe potuto sospendere tutto in attesa di offrirvi la possibilità di aderire alla rottamazione. Non lo ha fatto. Non per impossibilità tecnica o giuridica. Per inerzia”.

I consiglieri annunciano che continueranno a pretendere l’adozione dell’atto. “Senza ritardi, senza alibi, senza ulteriori silenzi — concludono —. Perché chi ha scelto di governare ha il dovere di farlo, anche e soprattutto quando costa qualcosa ammetterlo”.