Chiudiamo i TAR?

Ci sarebbero diversi argomenti curiosi, oggi:

– Visco non ha compiuto il suo dovere di controllore del sistema bancario italiano, e mandarlo a casa mi pare il minimo indispensabile.
– Il G7 degli Interni si tiene a Ischia; volevano farlo a Pizzo, ma si è rivelato impossibile per mancanza di alberghi e strutture: non ho sentito, a parte me, nessun intellettualone calabrese, nessun politicante, nessun operatore turistico dire una mezza parola.
– In Birmania, il governo, presieduto da una tale Aung San Suu Kyi sta massacrando (alla lettera, con moltissimi morti) una minoranza musulmana; la gentile signora primo ministro è Premio Nobel per la pace. Alla faccia della pace. Già che lo hanno dato anche a Obama…
– In Spagna e Catalogna siamo ancora alla commedia; ma da quelle parti la commedia confina strettamente con la tragedia, e viceversa.
– La chiesa di Santa Croce crolla e uccide un turista: lo Stato è incapace di tutelare il patrimonio artistico; urgono provvedimenti e nuovo personale qualificato.

Insomma, ci sarebbe da dire. Ma siccome una volta facevo il professore, voglio attirare l’attenzione su un fatto buffo che riguarda la scuola.
In una Scuola Media viene bocciato un fanciullo. Di questi tempi, è un caso così eccezionale, che sarei curioso di sapere quali carenze mostrasse; e certo ne mostrava.
Ebbene, cosa succede? Che i genitori del bocciato sono in condizione di separazione, presumo legale; e che dei due solo la madre era stata informata della pessima situazione scolastica dell’imberbe, mentre il padre nulla sapeva. Ricorso al TAR, il quale, manco a dirlo, annulla la bocciatura non per aver interrogato il ragazzo e appurato la sua preparazione, ma per quel solo motivo.
I giudici di quel TAR, a mio modesto avviso, non sono stati a scuola e non hanno avuto figli a scuola; e non hanno acquisito agli atti il POF, una sigla ridicola, ma che vuol dire “Piano dell’offerta formativa”, e che ogni scuola deve predisporre e pubblicare sia in cartaceo sia in modalità elettronica.

In tale POF c’è scritto che la scuola deve tenere dei periodici incontri con i professori, che si celebrano nei locali dell’istituto per la durata di un pomeriggio; e che ogni professore deve rimanere a disposizione un’ora la settimana proprio per ricevere i genitori. Tutto questo, ripeto, non è una congiura massonica, ma un fatto di pubblico dominio cartaceo e internet; e non dipende dalla fantasia del preside, ma è un banale obbligo di legge.
I genitori o, si diceva una volta, “chi ne fa le veci”, hanno dunque quante occasioni vogliono per domandare notizie dei figli; e se, fuori orario, telefonano al preside, non penso che questi chiuda loro il telefono in faccia!

I genitori possono essere felicemente sposati, però non poter presentarsi assieme ai colloqui per altri impegni; possono essere, ahimè, uno o entrambi morti, e il fanciullo affidato a tutela; a Santa Severina, dove le ragazze vivevano in un collegio e spesso le famiglie abitavano troppo lontano, veniva a chiedere notizie la suora; se i genitori sono divorziati o separati o anche semplicemente litigati quel pomeriggio, la scuola non può e non deve saperlo, e tanto meno il preside può e deve chiamare lui il genitore assente e rimproverarlo per non essere venuto ai colloqui. Sarebbe (e figuratevi se non si piange il TAR!) un’offesa alla “privacy”.
Allora, qui delle due è l’una: o la scuola non ha tenuto colloqui, e allora è ben più grave, è omissione di atti d’ufficio e devono andare tutti in galera; o li ha predisposti e annunziati pubblicamente, e allora la scuola ha compiuto pienamente il suo dovere.
Il genitore assente, se ne è impipato per tutto l’anno; non ha mai chiesto al figlio come andasse; non ha mai partecipato alle due forme di colloqui; non ha mai telefonato al preside o a un bidello; né era compito dei professori andare in cerca del padre assente, magari abitante chissà dove o ricercato dalle polizie. Ora che il figlio è stato fiondato, diventa improvvisamente un padre amoroso? E il TAR gli dà subito sponda.

Ecco perché da più parti si propone la chiusura dei TAR, se se ne escono con queste così originali sentenze, se mostrano di non conoscere le più elementari normative di ciò che devono giudicare. Attenzione, il TAR dovrebbe impicciarsi solo delle normative, cioè controllare se la scuola abbia o meno rispettato le leggi; e non tirare fuori interpretazioni psicopedafiloecceterologhe. Non è compito del TAR sindacare la bontà o meno dei professori, ma se hanno o meno rispettato la legge.
Ma il TAR è come l’Azzeccagarbugli del Manzoni, che dava ragione a tutti; o come i politicanti del parlamento norvegese che assegnano il Nobel della pace a qualsiasi tagliagole maschio o femmina; o l’UNESCO, che proclama “patrimonio dell’umanità” ogni legnaia (compresa quella di Soverato, via Cassiodoro); o la Corte europea dei diritti dell’uomo, che riconosce diritto qualsiasi capriccio, tanto poi non succede niente.

Secondo me, va abolito, il TAR; e se no, bisogna ricondurlo entro i suoi stretti limiti, vietando severamente ogni giurisprudenza diciamo così creativa. Il TAR deve fare solo il TAR, non raddrizzare le gambe ai cani! Deve badare alle forma, e basta.
Infine, un consiglio ai miei ex professori: non bocciate nessuno, tanto, un ciuccio più, un ciuccio meno…

Ulderico Nisticò

 

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