Chiusure pezzo a pezzo

ospedale_soverato1b  Sapete tutti come andò a Chiaravalle: i politicanti locali andavano a Roma, tornavano annunziando “l’Ospedale sarà potenziato”, e il giorno dopo veniva abolito un reparto; finchè non fu tutto chiuso sbarrato.

 La ben nota miopia soveratese esultava come Roma quando crebbe con le rovine di Alba Longa. Pensavano tutti che, morto quello di Chiaravalle, l’Ospedale di Soverato sarebbe stato “potenziato”; e non sapevano, gli abitanti della Perla, che “potenziato” in calabritaliese significa chiuso. Ora lo sanno.

 Mi ricordo una maxiriunione di sindaci e medici durante la prima consiliatura Alecci. Sollecitato a parlare da alcuni dei sindaci, io dissi queste alate parole:

  • L’Ospedale di Soverato non è un ospedale ma un presidio ospedaliero, e tra i due concetti corre una differenza abissale;
  • Per tale ragione, non si può salvare quello che non esiste, cioè un ospedale, ma solo un presidio ospedaliero, con i servizi che il territorio richiede: un poliambulatorio molto bene attrezzato; un pronto soccorso; un efficiente sistema di ambulanze.
  • Nel 2016, aggiunsi, non ha alcun senso parlare di “posti letto” con ricoveri settimanali eccetera. la medicina ha compiuto immani progressi, e si compiono in ambulatorio persino delicati interventi chirurgici, un’ora e via: quello che con odioso barbarismo chiamate “day hospital”, ma dove funziona, funziona senza bisogno di tempo e soldi.
  • Per far ciò, servono attrezzature di alto livello e medici capaci di saperle usare.
  • Non servono, invece, alabardieri artiglieri giardinieri bettolieri somieri, tutti quei cosi in –eri che per decenni hanno costituito l’agognato posto. Non posto letto, posto fisso. Sono stato chiaro?

 Dissi dunque che era il momento di presentare un piano organico e credibile; e giù applausi. E invece, alla calabrese maniera, nessuno fece niente; nessuno si assunse la responsabilità di dire che se un medico non è all’altezza dell’ammodernamento, sta meglio a casa; e che non si poteva conservare l’esistente. E già, alabardieri artiglieri giardinieri bettolieri somieri, tutti quei cosi in –eri, votano!

 Aggiungiamo che il nostro territorio non conta niente; non ha rappresentanti politici alla Regione (Bova fa lo sceriffo antimafia a parole, invece del consigliere regionale); è frantumato in piccoli paesi, ognuno per conto suo e fregandosene del vicino. Già Sgura, forte dell’appoggio del governo nazionale, marcia come un rullo compressore e si fa beffe di Oliverio; figuratevi di 70.000 anime spezzettate in 28 comuni!

 Ora sapete come va a finire, alla notizia della chiusura di ostetricia e altro? Una settimana di roboanti dichiarazioni di guerra a morte, poi tutti a pecorone. L’abbiamo già visto.

 Potremmo agire come Comitato? Sì, come abbiamo fatto per la Trasversale. Ma siete avvertiti: non certo per salvare primariati fasulli a qualcuno.

Ulderico Nisticò

 

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