Ci fu una Calabria senza piagnistei

Alfonso Frangipane

Alfonso Frangipane

 Per distrarmi dal rovello del governo Tuttinbarca e Riciclati, e che già scricchiola, e di Salvini europeo, mi sono dato a riordinare il mare magnum del mio computer; e vi comunico cosa ho trovato.

 Era il lontanissimo 2003, quando l’Accademia di Belle Arti di Reggio mi chiamò a parlare di Alfonso Frangipane. Ci andai, presi i regolamentari applausi, mi venne assicurato che presto sarebbe iniziato un più ampio lavoro sull’argomento… E dal 2003 al 2021, ovviamente, non se ne fece e non se ne fa nulla. Boh, ora ci penso io, e, riguardando i miei appunti, colgo l’occasione per farvi vedere, amici, che ci fu, un tempo, una Calabria senza piagnistei e senza morti di fame spacciati per modelli di vita; e davvero di livello nazionale e oltre.

 Alfonso Frangipane era di Catanzaro, dove nacque nel 1881. Il padre, Francesco, era pittore, e lo avviò agli studi artistici; Alfonso fu pittore a sua volta, e studioso di Storia dell’arte. Trascorse la gran parte della vita attiva a Reggio, nell’Accademia di Belle Arti, istituita, anche per suo merito, il 21 aprile 1932. A Reggio morì nel 1970.

 Nel 1922 aveva dato vita alla rivista d’arte Bruttium, attorno alla quale operarono artisti e critici e storici dell’arte. Questo è il programma espresso nel Primo numero: “La Calabria vuole esistere come terra di storiche memorie, di arte e di cultura”. Oggi sono le belle chiacchiere che dicono tutti, ma Frangipane e i suoi lo fecero davvero, ed ebbero non chiacchiere, ma effettivi sostegni dello Stato.

 Due sono le linee editoriali: ricognizione e conservazione dei monumenti di Calabria; e valorizzazione della cultura contemporanea, nel clima del Futurismo e del Ventennio fascista.

All’appello rispondono subito con entusiasmo il Circolo di Catanzaro, Fausto Squillace, e artisti già noti come il pittore e scultore Francesco Ierace.

 Troviamo già studi su quel Francesco Cozza di Stignano (1605-82), solo molto recentemente valorizzato nella sua genuina dimensione.

 Bruttium combatte battaglie per istituzione di un Scuola d’arte, e per il recupero delle tradizionali botteghe artistiche e artigiane; e in difesa dei beni naturalistici della Sila e del Gariglione contro la speculazione; e del castello di Reggio contro ipotesi di demolizione. Interessante è l’occhio rivolto all’archeologia.

 Tra i contemporanei, Frangipane valorizza gli artisti Guerrisi, Gemito, Cifariello, Federico Toraldo e i pittori di Monteleone, e Achille Talarico e Rocco Focà.

 Manda gli artisti e studiosi alla mostra di Monza: P. Barilà, D. Colao, V. Jerace, C. Mangione, E. Mayerà, Maria Parisi, G. Pinna, Bianca Strazzulli, Al. Maroni. Ci si accorge di essere ritenuti “parenti poveri”, e subito si reagisce con decisione ed audacia; notando però che la Calabria viene apprezzata da nomi come Ojetti, Vergani, Margherita Sarfatti, Carlo Carrà, e da fogli come La Tribuna e l’inglese Times.

 Altro che singhiozzi a pagamento, e antimafia segue cena!

 Nei numeri del 1923, incontriamo studi sull’arte antichissima della ginestra e sulle Corporazioni di artigiani; il plauso all’istituzione Parco Nazionale anche in vista del turismo in Sila. A questo proposito si rileva che in Calabria c’è poco del circa mezzo milione di forestieri in Italia, e si propongono attivi rimedi.

 Si richiede al governo l’Istituto d’Arte

 Grande attenzione viene rivolta ai Gagini, che ci riguardano da vicino.

 E ancora i moderni Gatto, Trombini, Mazzullo, Citriniti, Santoro, Alfano, Covelli. Si nota che il nome di Salvatore Pisani di Mongiana (1859-1920) è ben noto al Nord.

Nel 1924, si tiene la III Biennale a Reggio. La Calabria è presente in forza a Monza per la Mostra di arte decorativa.

 Intervengono su Bruttium i Cefaly, Titta Madia, Michele Bianchi, il compositore Cilea.

 Si richiede che venga istituita una Soprintendenza autonoma in Calabria; e da lì a poco la si ottiene.

  Nel luglio del 1925 sorge a Reggio una Bottega d’arte.

 Nei numeri del 1926, leggiamo la riscoperta di Spanò del XVI secolo; e G. Scerbo del XIX.

La rivista esprime gratitudine a Paolo Orsi e al Lenormant, che hanno studiato e fatto conoscere in Europa la Calabria.

Una curiosità: si sollecita, ma senza effetto, in ritorno in Calabria della Tabola del senatusconsultum de Bacchanalibus del 186 aC, che, scoperta a Tiriolo nel 1640, venne donata all’imperatore, e si trova tuttora a Vienna.

 Interessante il dibattito sulla costruzione di nuove chiese, che però devono essere secondo la tradizione cattolica.

 La IV biennale di Reggio ha un’importane sezione dedicata ai Futuristi. La inaugura Frangipane con un importante discorso, che fa appello con dignità al governo, e insiste su recupero di arte e natura.

In numeri del 1927 trovano spazio i molti e preziosi monumenti di S. Severina, Tropea, Cirella, Longobucco…

Nel 1928, una Mostra silana, con grande spazio all’artigianato. Si parla molto dell’arte del ferro.

I numeri del 1929 sono pieni di una sana polemica sull’autonomia dell’arte calabrese. Il Frangipane riceve il Premio dell’Accademia Pontaniana.

I numeri del 1930 commemorano Michele Bianchi, quadrunviro e ministro, di Belmonte, molto vicino alla cultura calabrese e alla valorizzazione del territorio.

Assai densa e motivata è la Dissertazione su cultura regionale e nazionale, di Gina Algranata.

Grande rilevanza ha pure la commemorazione del futurista Boccioni, che, sia pure per circostanze, era nativo di Reggio.

Nel 1931 la Calabria partecipa all’Esposizione bizantina di Parigi; mentre a Reggio si celebra la VI biennale.

L’anno seguente, trionfo per la Calabria, con due grandi successi: Istituto d’arte a Reggio, il 21 aprile 1932; e, il 15 giugno 1932, la posa della prima pietra del Museo Nazionale, opera di Piacentini.

Ad ottobre, s’inaugura a Belmonte il monumento a Michele Bianchi.

Vivacissima è l’annata del 1934: galleria Preti a Taverna; il Guerrisi; il monumento ai Caduti di Catanzaro; l’inventario degli oggetti d’arte in Calabria; studio dei Calabresi a Roma nel XVII secolo; una Storia dell’arte in Calabria; una Storia delle Ferriere di Mongiana, con auspici di recupero. Si esamina la presenza di Mattia Preti a Malta: ci sono evidenti riflessioni di carattere politico, se l’isola era dominio britannico, e proprio in quell’anno veniva imposto l’inglese come lingua ufficiale in luogo dell’italiano.

Si legge dell’artigianato del legno e della ceramica, esaltando un primato calabrese. Ma dobbiamo apprendere che il 18 luglio venne a morte Salvatore Lucia, ultimo dell’arte della seta.

 Questo è quanto trovo io, avendo studiato la collezione di Bruttium che si trova, incompleta, alla De Nobili di Catanzaro. O trovo nei miei appunti al computer. Se ho altro, come mi pare di ricordare, devo cercarlo.

 Mi basta, però, per dare un saggio di ben altra Calabria da quella lamentosa e malinconica e accattona cui siamo ormai abituati. Una Calabria i cui artisti frequentavano le massime manifestazioni, e con la sfrontatezza che era abito e quasi obbligo del Futurismo, ma anche con il più squisito rispetto per il passato.

 E quando la cultura trovava subito ascolto nella politica.

 Ora, amici lettori, capite cosa voglio dire io, quando chiedo a gran voce il divieto di piagnisteo? O almeno, chi vuole piangere, si accomodi, però a spese sue.

 Catanzaro ha dedicato una via periferica a Frangipane, trattato solo poco meno peggio di Emilia Zinzi. Ci vogliamo muovere?

Ulderico Nisticò