Ci sono no e no: ovvero le mie impressioni sul Governo

C’è un no del Governo che mi trova del tutto d’accordo, ed è quello a Macron e Merkel. L’Italia dice no alla teoria del “porto sicuro più vicino”, che, largamente interpretata, obbligherebbe a far sbarcare da 01 a x milioni di più o meno, anzi generalmente finti naufraghi. Se l’Italia firmasse anche solo una cartolina illustrata con una foto del mare, qualche GIP fantasioso dimostrerebbe che l’Italia ha riconosciuto l’esistenza del mare, e quindi deve aprire i porti… Non scherzo, leggete l’ordinanza con cui il GIP di Agrigento ha scarcerato la simpaticona Carola.

I patti di Dubino non vanno discussi, ma solo “denunziati”, cioè l’Italia deve tirarsene fuori e basta. Poi, e solo poi, l’Europa deve assumere una posizione, che, a mio modesto avviso, non è come accogliere, ma come non accogliere, e come intervenire politicamente ed economicamente in Africa per creare lì produzione e lavoro. Lavoro, non bighelloni sul Lungomare o accattoni ai negozi.
Mi sta bene questo no. Al contrario, mi sta malissimo il no ai lavori pubblici.

Mi sta malissimo perché:

– ideologicamente, è un frutto di un vecchio e sbagliatissimo mito, rinverdito da Rousseau (1712-78, non Piattaforma), secondo cui la natura è buona e ricca; e possiamo campare senza fatica e di frutti spontanei come il presunto “buon selvaggio”;
– modernamente, deriva dalla paura che se si fanno i lavori qualcuno rubi; il che è come dire che non dobbiamo fare il campionato di calcio se no qualche portiere si piglia un calcio in faccia dal centravanti: se mai, servono i controlli.

I lavori pubblici sono la soluzione dei problemi reali (nel nostro caso, 106 e Trasversale Serre); ma sono utili anche a dare occupazione e far girare soldi onesti e genuini. E chi è occupato, compra le scarpe ai figli; e il calzolaio compra… e questa e non altra è l’economia reale per gli esseri umani reali. Chi vuole vivere di sogni, se ne vada in un’isola deserta… così vede se la natura gli dà da mangiare! Ahahahahah.

Ulderico Nisticò