Cinema in Calabria: ha ragione Spirlì

 Premessa 01: quanto a Muccino, io sono un anteMARCIO. Ho cominciato a protestare a febbraio, vivente e governante la Santelli; ho deriso a sberleffi il buffo prodotto appena è uscito. Questo per chiarire che io parlo bene o male di chi e come mi pare, senza guardare a niente di niente. Posso perciò scrivere quanto ora leggerete.

 Premessa 03: non m’interessa minimamente nulla delle nomine di centrodestra, esattamente uguali a quelle di centrosinistra; quanto a me, non mi nominerebbero al cinema manco se fossi Lumière in persona; non mi nominerebbero alla poesia manco se fossi Dante tornato dall’Aldilà: del resto, quando il Leopardi mandò a un concorso le Operette Morali, gliele bocciarono.

 Ciò premesso, che dice Spirlì, e tutti gli intellettuali s’arrabbiano a morte? Dice che è ora di produrre film calabresi che non siano per forza piagnistei pseudosociologici e antimafia segue cena. Ebbene, Spirlì questa volta ha ragione.

 Ma i filmoni superpremiati… ragazzi, sono tutti goal a porta vuota; il regista gira un paesaggio con quattro rocce; le vecchie case spacciate per ancora abitate; attori approssimativi con abiti smessi del mercatino; dialetto con traduzione sotto come ai tempi del muto, e dialoghi da prima elementare; trama zero; un’attrice belloccia, però nella parte di una milanese… basta, gli Orsi e le Palme glieli tirano addosso a mitragliatrice; biglietti venduti al botteghino… ahahahahahahahahahahahahahah.

 Certo, Spirlì, che non vogliamo Muccino e muccinate. Però, una normalissima storia d’amore con liti e corna, può avvenire bene anche a Cariati e a Bocchigliero e a Cardeto; un omicidio senza la benché minima implicazione mafiosa, ci sta, a Palmi, a Cassano; un film sui briganti borbonici… beh, quello per forza ad Amantea 1806-7; un film sulle aggrovigliate vicende di Campanella dando mezza ragione a lui e mezza al viceré (voglio essere buono: fra Tommaso ebbe torto); uno ai tempi di Murat; e poi uno dell’orrore con il fantasma del Municipio di Catanzaro o quelli del ponte di Siano… insomma, volendo, la Calabria si presta a ogni genere di sceneggiatura: a patto di schierare autori dotati di fantasia e che se la cavino con la lingua italiana parlata; attori che recitino, mica solo il faccino e magari un poco di epidermide; immagini di mare montagna castelli aeroporto… dai, farebbe anche pubblicità, quella genuina, senza mandarini.

 Magari il film avrebbe successo di pubblico. Niente patacche ai festival? Poco male. Come direbbe Orazio, né gli uomini né gli dei né le edicole consentono ai poeti di essere mediocri; cioè, alla fine, comanda il pubblico.

 Comunque, ragazzi, tanti auguri di Natale.

Ulderico Nisticò